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Governo clinico, tremano i manager

Governo clinico, tremano i manager

Come in ogni guerra che si rispetti, l’obiettivo è dichiarato ed esplicito: va azzerato il loro «potere monocratico» che alla lunga ha determinato «disfunzioni e abusi». Non usa mezzi termini il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, nello scontro finale contro i direttori generali manager di Asl e ospedali pubblici. Ai quali vuole spuntare le unghie e rimetterli in una carreggiata nella quale non imperi più il bieco «economicismo», i cui eccessi – parola di ministro-medico – nuocciono al Ssn.

E per rifare il look all’aziendalizzazione della Sanità pubblica, Sirchia ha bell’e pronta una soluzione: dare potere ai medici. Molto potere. Ma solo ai primari, sia chiaro. Con la creazione di un medico super manager: il «coordinatore clinico aziendale», figura nuova di zecca che le Regioni, se vorranno, potranno mettere al posto dei direttori sanitari. Che scomparirebbero, appunto.

È con queste premesse che, prima di Natale, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera allo schema di disegno di legge proposto da Sirchia. Un Ddl fulminate fin nel titolo: «Principi fondamentali in materia di Servizio sanitario nazionale».

Una riforma quinquies del Ssn, alla quale manca ancora di agganciare quel vagoncino tanto promesso dal Centro-destra, eppure mai partito: la reversibilità dell’esclusiva nel rapporto di lavoro dei camici bianchi del Ssn. Sirchia ci sta pensando – Regioni e Tremonti permettendo, dopo qualche dozzina di Ddl falliti – e anche il Parlamento cerca di darsi da fare, sempre tra i partiti della maggioranza. Ma ora, mentre spira l’aria delle verifica di Governo, ecco che Sirchia lancia il sasso dell’abbattimento dell’aziendalizzazione che fin qui s’è compiuta del Ssn. E subito incontra strada sbarrata: non tanto dai medici, quanto, ed è logico, dai direttori generali di tutti i colori politici e dai direttori sanitari. E dal Centro-sinistra, ovviamente, attestata sulla linea del Piave della riforma (quater) targata Rosy Bindi. Tant’è.

Lo schema di Ddl del ministro della Salute, attende a questo punto il giudizio della camera di compensazione delle Regioni. E solo a quel punto potrà tornare in Consiglio dei ministri, al Governo piacendo, per poi affrontare i marosi parlamentari.

Tempi prevedibili? Nessuno fa ipotesi. E Sirchia incrocia le dita. Partita aperta. Il confronto-scontro, intanto, è apertissimo. Anche perché si incrocia, oltreché con la prossima verifica di Governo, con un passaggio fondamentale per le sorti e per la tenuta finanziaria del Ssn: i contratti della dirigenza sanitaria, ma anche le convenzioni di medici di famiglia, pediatri e specialisti.

Momenti decisivi, quelli in arrivo, anche per definire caratteristiche e assetti del sistema. Non ultima, la questione federalista e i poteri veri in fatto di Sanità che spettano alle Regioni, inclusa l’organizzazione e la disciplina del rapporto di lavoro. Sul contratto, del resto, c’è una scadenza ravvicinatissima che preme alle porte: lo sciopero generale dei camici bianchi dell’8 febbraio, che potrebbe ripetersi l’8 e il 9 marzo. Che a rasserenare il cuore (e il portafoglio) dei medici possa bastare il Ddl di Sirchia che vuol mettere un macigno sulle ambizioni degli odiati direttori generali, non è affatto detto.

Anzi, in tanti giurano che non sarà così. Certo però deve stuzzicare i dottori la possibilità di essere il vero baricentro della governance clinica. Anche se poi tutto rischia di restare in mano ai baroni dei baroni, in gergo i «dirigenti di struttura complessa» (in breve, gli ex primari), che si cooptano l’un l’altro. E anche se si riscrivono daccapo le regole sui concorsi, ancora una volta spuntando le armi dei direttori generali: l’accesso al primariato avverrebbe per concorso, con commissioni presiedute sempre dal coordinatore clinico manager, valutando titoli, carriera e formazione dei migliori concorrenti e proponendo al direttore generale una «terna» (non più una «rosa») di papabili. Che sia solo vento di trasparenza, non tutti ci credono. Chi grida allo smantellamento del Ssn. Chi parla solo di pannicelli caldi. Piuttosto: quale sarà lo stipendio del medico super manager? Gli assistiti (che pagano) avrebbero il diritto di saperlo. (12 gennaio 2004)

Roberto Turno (da Il Sole-24 Ore del Lunedì)