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Regioni: ai bilanci locali mancano 7,4 miliardi

Temono un crack finanziario da 7,4 mld, l’80% solo per l’assistenza sanitaria. Denunciano lo stop «unilaterale e improvviso» subito sull’indebitamento dalla Finanziaria 2004. Pretendono la proroga del Fondo di garanzia previsto dal federalismo fiscale. Passate le feste, i governatori alzano nuovamente la voce. E danno cinque giorni di tempo al Governo, non uno di più: se entro martedì 20 gennaio non avranno «risposte concrete» a problemi «vitali per la sopravvivenza dell’istituzione Regione», sospenderanno la partecipazione a tutte le sedi di «concertazione istituzionale».

Niente più Conferenze Stato-Regioni, Conferenze unificate con gli enti locali, tavoli e quant’altro. Il 21 gennaio potrà scattare l’Aventino dei governatori. Tutti insieme, di qualsiasi colore politico. E gli enti locali sono già al loro fianco: Comuni, Province e comunità montane non si tireranno indietro dalla grande protesta dell’universo delle autonomie.

È un ultimatum in piena regola quello che i governatori hanno consegnato ieri al Governo in occasione del primo incontro dopo la lunga pausa natalizia. Venticinque giorni dopo il varo di quella Finanziaria 2004 subito giudicata «insostenibile», i problemi sono insomma inevitabilmente tornati al pettine. Con quali possibilità di passare all’incasso al ministero dell’Economia, è tutto da capire.

«Il ministro La Loggia e il sottosegretario Vegas hanno preso nota e ora devono risponderci», s’è limitato ad affermare il rappresentante dei governatori, Enzo Ghigo, ricordando che le richieste delle Regioni nascono con la Finanziaria 2004 e «che il Governo s’era impegnato a soddisfarle, ma non ha potuto». Col risultato, ha aggiunto Vasco Errani (Emilia Romagna), che in assenza di risposte positive da parte del Governo «per noi non ci saranno più le condizioni per avere un confronto nelle sedi istituzionali, perché queste sedi vengono oggettivamente delegittimate in quanto non si rispettano gli impegni assunti».

E ora ecco dunque il secco aut-aut di cinque giorni lanciato al Governo, che non ha mantenuto la «promessa» di concedere quanto pattuito con le misure di fine anno. Per questo oggi i governatori mantengono sul piatto la stessa posta di venticinque giorni fa: chiedono un decreto legge riparatore. O quanto meno «chiari» emendamenti ai decreti legge pendenti in Parlamento.

Sono almeno tre, e tutte pesantissime, le questioni di «sopravvivenza» per la finanza regionale che i governatori considerano indifferibili. Gli aspetti finanziari che riguardano la sanità sono segnati in rosso nell’agenda: valgono 5 mld di sottofinanziamento soltanto per il 2004 (ci sono anche «sprechi», ha detto Sirchia) e ancora 1 mld per l’assistenza agli immigrati regolarizzati. Per non dire dei ripiani che ancora attendono alcune Regioni o di aspetti cruciali per il Ssn: il rinnovo del patto di stabilità del 2001 e le regole del federalismo fiscale. Per non dire del riparto 2004, in discussione la prossima settimana in un vertice delle Regioni.

Altro capitolo caldissimo è quello del mancato finanziamento del decentramento amministrativo (legge Bassanini): vale 1,4 mld. Per non dire di quelle regole della manovra 2004 che rischiano di avere «un impatto improvviso, dirompente e non governabile sugli equilibri dei bilanci locali»: l’impossibilità di ricorrere all’indebitamento con mutui per finanziare le spese per contributi in conto capitale a imprese, famiglie, associazioni, cofinanziamenti regionali di programmi comunitari. «Preferisco che si tratti di una svista», ha chiosato ironico l’assessore lombardo al bilancio, Romano Colozzi. Ma forse non è stata solo una svista.Roberto Turno (da Il Sole-24 Ore)