Federazione Sindacati Indipendenti

Niente indennità di disoccupazione

Il lavoratore assunto sin dall’inizio con contratto part-time di tipo verticale ha diritto all’indennità di disoccupazione?

L’art. 45 del R.D.L. 4 ottobre 1935, n. 1827 riconosceva ai lavoratori licenziati (e soltanto ad essi) assoggettati alla relativa assicurazione obbligatoria, il diritto a ricevere un’indennità di disoccupazione, e ciò sul presupposto che la detta indennità era dovuta agli assicurati “nei casi di disoccupazione involontaria per mancanza di lavoro”.
Rimanevano esclusi dal beneficio:

i soggetti che, essendo chiamati a prestare, soltanto occasionalmente, la loro opera alle dipendenze altrui, o che essendo occupati esclusivamente in lavorazioni da compiersi annualmente in determinati periodi di durata inferiore a sei mesi, non erano soggetti all’assicurazione obbligatoria per la disoccupazione involontaria (e, pertanto, non hanno diritto al relativo diritto all’indennità di disoccupazione) (art. 40, n. 8 e 9, del menzionato R.D.L. n. 1827/1935) e
i lavoratori stagionali (ancorché soggetti ad assicurazione obbligatoria), la cui disoccupazione fosse diretta conseguenza del periodo di sosta o di cd. stagione morta (art. 76, comma 1, del citato R.D.L).
Sotto questo profilo, la Corte Costituzionale, nel 1974, dichiarando infondata la questione di incostituzionalità dell’art. 76 del R.D.L. n. 1827/1983 rispetto all’art. 38 Cost., ha affermato che “la disoccupazione conseguente al periodo di sosta o di stagione morta non può considerarsi volontaria per il lavoratore in conseguenza del fatto di avere volontariamente scelto ed accettato quel tipo di attività, il più delle volte imposta dalle condizioni del mercato del lavoro, ma può diventarlo successivamente se e in quanto il lavoratore stesso non si faccia parte diligente per essere avviato, nel periodo di sospensione, ad altra occupazione. Il lavoratore rimasto privo di occupazione durante tale periodo, può senz’altro acquisire il diritto all’indennità di disoccupazione allorche’ a norma della disciplina sull’avviamento al lavoro … chieda l’iscrizione nelle liste di collocamento per altre occupazioni” (Corte Cost. 6 giugno 1974, in Foro it, 1974, I, 1309).
Sulla scorta di tale orientamento, è stato emanato il D.L. 30 ottobre1984 n. 726 (convertito in legge 19 dicembre 1984 n. 863), il quale, introducendo l’istituto del contratto di lavoro part-time (orizzontale e verticale), prevede espressamente la facoltà dei lavoratori di iscriversi alle liste di collocamento, con riferimento ai periodi di sospensione dell’attività lavorativa (art. 5), con ciò finendo per assimilare la situazione dei lavoratori stagionali (di cui all’art. 76, R.D.L. n. 1827/1935) a quella dei lavoratori occupati con un contratto di lavoro part-time c.d. verticale.
Successivamente, il Legislatore è intervenuto, ampliando la categoria dei lavoratori inclusi nel campo delle assicurazioni obbligatorie (con conseguente diritto all’indennità di disoccupazione, sia pure in misura ridotta), fino ad includervi anche i lavoratori occasionali ed infrasettimanali di cui all’art. 40, n. 8 e 9 del R.D.L. n. 1827/1935, dapprima con riferimento al solo anno 1988 (ai sensi dell’art. 7, comma 3, del D.L. 21 marzo 1988 n. 86, convertito in legge 20 maggio 1988 n. 160) e poi a partire dal 1990 e sine die, (con l’art. 1, comma 2, del D.L. 29 marzo 1991, n. 108, convertito in legge 1? giugno 1991, n. 169).
Nell’interpretare le nuove previsioni normative, la Corte Costituzionale, ancorché con riferimento ad una differente fattispecie, ha, più di recente, confermato i principi già espressi con la sentenza n. 160/1974 (Corte Cost. 29 marzo 1991, n. 132, in Giur. it., 1992, I, 1, 60).
Meno univoco è stato, invece, l’orientamento tracciato dalla giurisprudenza ordinaria. In un primo momento, infatti, la giurisprudenza di merito non ha ritenuto che i principi enunciati dalla Corte Costituzionale con la sentenza del 1974, potessero automaticamente estendersi al part-time cd. verticale ed ha, pertanto, negato il diritto all’indennità di disoccupazione a copertura dei periodi di inattività connaturati a tale forma contrattuale, non essendo, in tal caso, sussistenti i due presupposti che la legge richiede quale conditio sine qua non dello stato di disoccupazione, ovvero la (presunta) cessazione del rapporto di lavoro (Pret. Piacenza, 16 giugno 1994, in Lav. e prev. oggi, 1995, 2217) e l’involontarietà dello stato di disoccupazione (Pret. Torino, 19 gennaio 1995, in Inform. prev., 1995, 153; si veda anche Trib. Piacenza 31 marzo 1995, in Inform. prev., 1995, 813). Ad opposte conclusioni sono, invece, successivamente giunti i giudici, sia di merito che di legittimità, i quali, hanno ritenuto estensibile il diritto all’indennità di disoccupazione anche ai lavoratori a tempo parziale, con contratto di tipo cd. verticale su base annua, purche’, nei periodi non lavorativi, gli stessi risultassero iscritti nelle liste di collocamento (tra le pronunce di merito, si vedano: Trib. Milano 7 novembre 1998, in D&L, 1999, 1, 181; Pret. Milano 10 febbraio 1997, ivi, 1999, 1, 181; Pret. Ravenna 13 marzo 1996, in Lav. giur., 1997, 4, 317; Pret. Milano 1? marzo 1994, in Dir. prat. lav., 1995, 13, 131; Pret. Bari 14 ottobre 1991, ivi, 1991, 41, 91; tra le pronunce di legittimità si segnalano: Cass. 10 agosto 1998, n. 7839, in Lav. giur., 1999, 3, 245; Cass. 10 febbraio 1999, n. 1141, in Riv. giur. lav., 1999, II, 553, conf. Cass. 8 aprile 2000, n. 5059, inedita).
Più di recente, la Suprema Corte di Cassazione, seppur confermando il riconoscimento del diritto all’indennità di disoccupazione per i lavoratori con contratto di lavoro part-time verticale (anche in assenza di una risoluzione del rapporto di lavoro), ha ritenuto che l’attività di tali lavoratori fosse equiparabile, ai fini del riconoscimento dell’indennità di disoccupazione, ai requisiti cd. ridotti (di cui alle leggi nn. 160/ 1988 e 169/1991), con la conseguenza che il diritto alla detta indennità spetterebbe soltanto ai lavoratori con contratto di lavoro part-time verticale, con durata annua inferiore ai sei mesi (Cass., 28 marzo 2000, n. 3746, in Lav. giur., 2000, 757, nota di Paci e Cass. 26 febbraio 2001, nn. 2802 e 2804, inedite).
Da qui il contrasto giurisprudenziale che ha dato luogo all’intervento delle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione, le quali, discostandosi dall’orientamento giurisprudenziale dominante ed unanimemente accolto in dottrina, e disattendendo espressamente gli insegnamenti tracciati dalle Sezioni Lavoro della medesima Corte, hanno affermato che “Ai lavoratori impiegati a tempo parziale secondo il tipo cosiddetto verticale a base annua non spetta l’indennità di disoccupazione per i periodi di inattività , posto che la stipulazione di tale tipo di contratto, dipendendo dalla libera volontà del lavoratore contraente, non dà luogo a disoccupazione involontaria nei periodi di pausa, con la conseguenza che a tali lavoratori neanche può estendersi in via analogica, in mancanza di una eadem ratio, la disciplina della disoccupazione involontaria vigente per i contratti stagionali, la cui stipulazione è invece resa necessaria dalle oggettive caratteristiche della prestazione ” (Cass., 6 febbraio 2003, n. 1732, pubblicata per esteso in Lav. giur., 2003, 5, 424 e commentata in Dir. prat. lav., 2003, 16, 1071). In sostanza, le Sezioni Unite, pur ritenendo pienamente legittima la scelta del legislatore di favorire, con le modalità che si ritengono, di volta in volta, più opportune, la conclusione dei contratti part-time, precisano che tale discrezionalità trova un limite nell’esigenza (parimenti meritevole di tutela) di evitare un ampliamento degli indennizzi riconosciuti in relazione a detta tipologia contrattuale, tale da risolversi in una sorta di finanziamento permanente della sottoccupazione, e che comunque la costruzione di trattamenti di disoccupazione variabili (in relazione alla peculiarità dello strumento contrattuale prescelto) debba comunque trovare il limite dell’esistenza dei presupposti indefettibili di tale istituto, e cioè l’effettiva mancanza di reddito e della non involontarietà della disoccupazione da parte del lavoratore, nel senso sopra precisato. In tal senso, come rilevato dalla sentenza in parola, è indicativa la circostanza che il D.Lgs. n. 61/2000 (di riforma del lavoro a tempo parziale) abbia esteso al lavoratori part-time, alcuni benefici propri del contratto a tempo pieno (art. 4) ed abbia dettato la disciplina previdenziale (art. 9), senza prevedere una particolare tutela contro la disoccupazione parziale ed, anzi, abrogando in maniera esplicita la previsione dell’iscrizione del lavoratore nelle liste di collocamento prevista dall’art. 5 del R.D.L. n. 1827/ 1935.
Alla luce delle suesposte argomentazioni e del recente orientamento della Suprema Corte di Cassazione, pare potersi escludere che l’indennità di disoccupazione, con riferimento specifico ai periodi di pausa di contratto a tempo parziale di tipo verticale, sia, allo stato, dovuta; il riconoscimento dell’indennità de qua potrà, forse, essere riconosciuto nel caso lo strumento contrattuale in parola sia utilizzato nell’ambito di lavorazioni che, per le oggettive caratteristiche della prestazione, siano in tutto assimilabili alle lavorazioni stagionali.

novembre 2003

Risposta a cura di Salvatore Trifirò, Giacinto Favalli e Francesco Rotondi
 
Fonte: Diritto & Pratica del lavoro – Settimanale di amministrazione e gestione del personale – Ipsoa Editore