Federazione Sindacati Indipendenti

“Sanità, i soldi non bastano”

ROMA – Conferenza “straordinaria” dei presidenti delle Regioni per decidere come far quadrare i conti del Servizio sanitario nazionale e come dividere gli 81 miliardi e 750 milioni di euro messi in conto dalla Finanziaria. Il conclave è inziato ieri sera, all´Hotel Plaza di Roma, e terminerà entro venerdì.

«Anche questa volta, come a Perugia e lo scorso anno a Fiuggi riusciremo a trovare un accordo sulla ripartizione del Fondo sanitario – dichiara Enzo Ghigo, presidente della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e governatore del Piemonte – con le risorse a dispozione, però, non si riesce più a garantire i livelli essenziali di assistenza, concordati con il governo, che assicurano ai cittadini un´assistenza pubblica di buon livello».

All´appello mancano sei miliardi di euro: un miliardo per dare l´assistenza sanitaria ai 750 mila immigrati regolarizzati con la legge Bossi-Fini, e in più quasi cinque miliardi per adeguare i Lea agli standard fissati dal ministero della Salute. Senza contare i sette miliardi di euro non ancora pagati dal Tesoro e relativi al Fondo sanitario del 2003. «L´accordo raggiunto a Fiuggi lo scorso anno doveva valere anche per il 2004, ma nel frattempo si sono verificate delle situazioni esterne che mettono in pericolo il percorso che abbiamo concordato – continua Enzo Ghigo – in primis la regolarizzazione degli immigrati, in secondo luogo l´incremento della spesa sanitaria legata all´accordo sui livelli essenziali di assistenza.

Le Regioni, quindi, devono ora trovare un nuovo equilibrio, non facile da raggiungere, perché per un verso le Regioni del Sud rivendicano un adeguamento delle risorse, mentre quelle del Nord vogliono continuare a fornire i servizi ai livelli che hanno già raggiunto. Ma alla fine di questa conferenza straordinaria un punto d´incontro lo troveremo». Ma anche quando le Regioni avranno trovato una mediazione condivisa resta il problema dei sei miliardi di euro che mancano all´appello.

Cosa succederà allora? Si ripeterà lo scenario al quale siamo abituati: Regioni che aumentano i ticket sui farmaci o le tasse regionali, altre che fanno crescere il deficit del bilancio della sanità, altre ancora, ma sono poche, che riescono a mantenere i conti quasi in pareggio razionalizzando le spese. Insomma, per quest´anno le amministrazioni locali potranno ancora barcamenarsi, ma a partire dal 2005 il problema della sanità pubblica rischia di diventare drammatico. «L´accordo dell´8 agosto del 2001 scade nel 2004, quindi gli aumenti programmati del finanziamento del Fondo sanitario cesseranno – afferma Enzo Ghigo – allora il governo, entro un paio di mesi dovrà fare una scelta politica: decidere se aumentare le risorse per garantire una sanità pubblica di buon livello e solidale, oppure imboccare strade diverse. Per questo, assieme ai ministri Sirchia e La Loggia, ho chiesto un incontro urgente a Tremonti.

Il problema non è più rinviabile, il sistema sanitario rischia grosso». D´accordo con Ghigo il governatore dell´Emilia-Romagna: «Il problema è strutturale – dichiara Vasco Errani – sul rifinanziamento del Sistema sanitario nazionale, il pagamento del pregresso, l´assistenza agli immigrati, il versamento delle quote mensili del Fondo senza ritardi, le Regioni sono compatte e il governo deve dare subito risposte chiare e non dilatorie». Intanto, il problema immediato e raggiungere l´accordo sulla ripartizione dei quasi 82 miliardi di euro del Fondo sanitario nazionale.

 Ma il tempo stringe: le Regioni hanno ancora tre settimane di tempo per fissare i parametri. In caso contrario sarà il governo a fissare le regole. Lo scorso anno, riuniti al Grand Hotel delle Terme di Fiuggi, i governatori respinsero la proposta del ministro Sirchia che voleva ridurre la percentuale da destinare all´assistenza gli anziani aumentando quella in relazione diretta con la popolazione residente.

Un accordo sofferto, raggiunto alle prime ore dell´alba, dopo 48 ore di accese e ininterrotte discussioni. Questa volta dovrebbe essere più semplice.