Federazione Sindacati Indipendenti

Medici: l’offensiva di dipendenti e convenzionati. Oggi sciopero di un’ora con disagi contenuti

Riparte l’offensiva dei camici bianchi. Con un crescendo di agitazioni: prima, “Un’ora per la salute” (sessanta minuti di stop negli ospedali oggi, 8 marzo, un’altra ora di astensione “virtuale” il 9, con il compenso devoluto alla Caritas). Il 22 marzo sarà la volta di un nuovo sciopero di tutta la dirigenza Ssn, che bisserà quello del 9 febbraio. Sabato 24 aprile, infine, appuntamento a Roma per una grande manifestazione nazionale, cui si uniranno i medici di famiglia e gli specialisti ambulatoriali. Che, a loro volta, fisseranno una data per la serrata degli studi.

Il bilancio dell’ora di astensione dal lavoro di oggi è del 70-80% di partecipazione dei dirigenti sanitari, con disagi contenuti. Più che altro c’è stato un ritardo nell’erogazione delle prestazioni. Che gli anestesiti-rianimatori dell’Aaroi quantificano in circa 10mila interventi “ritardati” anche se saranno comunque effettuati perché i medici resteranno a questo scopo di più in servizio.

I sindacati hanno spiegato i motivi: restano in piedi i tre principali motivi di malessere della categoria: il sottofinanziamento del sistema, la devolution e il mancato rinnovo del contratto, scaduto nel 2001.

La trattativa non è stata mai avviata: l’atto di indirizzo elaborato in estate dal comitato di settore, che i medici giudicano «irricevibile», non è ancora approdato a Palazzo Chigi. Il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, ha però riferito di aver coinvolto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. «Ho avuto diversi incontri con il premier- – ha affermato Sirchia – perché possa assumere in prima persona la direzione di questa operazione. Lo sta facendo e mi fa piacere».

Il coordinatore del comitato di settore, Romano Colozzi, ha avvertito i sindacati: «Non è utile per nessuno metterci sulla strada della riscrittura di una nuova direttiva. Si potrebbe perdere un altro anno».

Le sigle non demordono. «Il Governo non ha dato alcuna garanzia di risorse in più alle Regioni, che infatti hanno espresso preoccupazione», spiega Serafino Zucchelli (Anaao). «All’incontro del 3 marzo, ci hanno prospettato un quadro allarmante: secondo loro, nel 2004 ci sarà un buco straordinario e il 2005 sarà un anno di non ritorno». Zucchelli riconosce alle Regioni due meriti: «Ci hanno garantito di voler onorare l’impegno dell’aumento del 5,66% per il biennio economico 2003-2003, mettendolo a debito. E hanno anche sostenuto che l’atto di indirizzo potrebbe essere modificato in corso di trattativa. Se son rose fioriranno.

Resta l’emergenza per la sopravvivenza del sistema». «Finalmente ci penserà Berlusconi», dice Stefano Biasioli (Cimo). «La convinzione comune è quella di stare in una barca, il Ssn, che sta per affondare», afferma Mario Falconi (Fimmg).

«Le Regioni ci hanno offerto un contratto virtuale – ha commentato Giuseppe Garraffo (Cisl) , con un atto di indirizzo irricevibile e senza risorse economiche. Gli unici nostri veri alleati e interlocutori sono i cittadini e i malati che curiamo. Che, come noi, vogliono un Ssn che funzioni meglio». «Le Regioni sono anche disposte ad onorare i contratti almeno per il primo biennio ma in totale disavanzo economico. Quindi inserendo il costo contrattuale nel disavanzo 2004 diventerebbe un disavanzo record», ha affermato Armando Masucci (Uil – Fpl). «Abbiamo registrato delle timide aperture – ha detto Salvo Calì (Cumi Aiss) – ma di fronte alla gravità della situazione non possiamo che considerare queste novità insufficienti».