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Sanità: è rottura tra Regioni e governo

E’ embargo nei rapporti fra lo Stato e le Regioni. Al termine della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome che si è tenuta oggi a Roma il presidente Enzo Ghigo (governatore del Piemonte) ha “stigmatizzato l’insoddisfazione” per la mancata risposta del governo “sulle questioni irrinunciabili e vitali legate alla sanità”, mentre il vicepresidente Vasco Errani, governatore dell’Emilia Romagna, ha sottolineato: “Non ci stiamo allo scaricabarile sulle Regioni: in discussione ci sono i diritti fondamentali dei cittadini”. I governatori hanno ribadito che diserteranno tutti gli incontri con il governo, finchè non ci sarà un’apertura sulle questioni poste per la sanità.

A provocare la rottura, l’assegnazione dei fondi per il 2004: secondo il governo gli 82 miliardi di euro stanziati sono sufficienti a coprire il fabbisogno dell’anno in corso; secondo i governatori mancano almeno altri cinque miliardi per i livelli minimi di assistenza (cioè per le spese correnti) e 1,4 miliardi per i nuovi obblighi imposti dalla legge Bossi-Fini, cioè le prestazioni sanitarie dovute agli extracomunitari regolarizzati. Per non parlare poi del rinnovo dei contratti dei medici, per il quale le regioni prevedono una spesa di sei miliardi di euro. I medici non sono disposti ad aspettare ancora, tant’è che per lunedì 9 hanno proclamato uno sciopero nazionale. E c’è infine l’ormai pluriennale debito accumulato per spese sanitarie eternamente superiori ai fondi disponibili, questione che comunque i governatori sono disposti a mettere per il momento da parte. Ma dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti non c’è stato alcun passo in avanti rispetto all’incontro del 29 gennaio, interlocutorio e tutto sommato deludente per le Regioni. Anzi, a far irrigidire i governatori c’è stato oggi un intervento del sottosegretario all’Economia Giuseppe Vegas alla trasmissione radiofonica ‘Radio Anch’io’: si tratta, si legge nel comunicato diffuso oggi al termine della Conferenza delle Regioni, di dichiarazioni “offensive perchè scaricano totalmente ed in modo ingiustificabile sulle regioni la risoluzione delle questioni centrali relative alla garanzia stessa dei livelli essenziali di assistenza”, e che “suscitano anche profonda preoccupazione rispetto alle attese risposte del governo”.

Il 12 l’approvazione del riparto del Fondo per il 2004
Da qui l’embargo, che avrà solo un’eccezione: fra una settimana, il 12, ha annunciato Ghigo, un presidente soltanto andrà all’incontro fissato in sede di Conferenza Stato-Regioni per l’approvazione della proposta di riparto del Fondo sanitario nazionale per il 2004. I governatori hanno approvato il riparto il 23 gennaio, ma tale decisione verrebbe vanificata se nessuno dei presidenti si presentasse alla Conferenza Stato-Regioni per l’approvazione definitiva. La partecipazione di uno dei presidenti non romperà di fatto l’embargo: “Si tratta solo di una questione tecnica”, spiega seccamente Ghigo. I fondi sono stati ripartiti tenendo conto di alcuni criteri oggettivi, che si riferiscono alla popolazione suddivisa però per fasce di età. Di comune accordo, le Regioni hanno fatto alcuni aggiustamenti rispetto alla proposta iniziale del ministro Sirchia (che però ritornerebbe in ballo se nessuno dei presidenti si presentasse il 12).

La protesta dei governatori
Le Regioni, ha annunciato Ghigho, hanno messo a punto un percorso di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, data l’indifferenza del Governo. “Un primo passaggio riguarderà l’organizzazione di ‘Stati generali della sanità’ – si legge nel comunicato della Conferenza delle Regioni – coinvolgendo istitutizioni locali, forze sociali e imprenditoriali. Un secondo passo verterà sulla richiesta da rivolgere alla Rai, in quanto concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo, per spazi che consentano alle Regioni di spiegare ai cittadini la gravità della situazione. Infine i presidenti preannunciano un’azione sui mezzi di comunicazione per spiegare nel dettaglio i principi, dettati dal forte senso di responsabilità istituzionale, che sono alla base delle richeiste delle Regioni: si tratta infatti di garantire sevizi essenziali a tutti i cittadini”.

I miliardi che mancano
Le Regioni, spiega il portavoce di Errani, si sarebbero ‘accontentate’ anche di una risposta parziale del governo alle richieste avanzate. “Contavamo su una prima quota della spesa prevista per le prestazioni dovute agli extracomunitari, inferiore al miliardo di euro, tra il 30 e il 50 per cento della cifra totale – spiega il portavoce – tra l’altro si tratta di somme dovute in base all’accordo stipulato l’8 agosto del 2001, in base al quale se lo Stato approva delle norme che comportano nuovi costi sanitari per le Regioni, deve anche provvedere alla copertura finanziaria. Quanto al resto, le Regioni sostengono che il Fondo sanitario nazionale è sottostimato di circa cinque miliardi di euro: se non verranno corrisposti, ci sarà un buco di esercizio, l’ennesimo. Inoltre le Regioni non potranno investire in innovazione: non abbiamo la possibilità di stipulare dei mutui, la finanziaria ce lo impedisce, anche per gli investimenti. Eppure, l’innovazione è un modo per tenere alta la qualità e, alla fine, risparmiare”.

Il deficit pregresso
La questione della voragine nei conti della sanità, anni e anni di deficit accumulati dagli enti locali, al momento è accantonata. Ma questo non significa che non esista, ricorda ancora il portavoce di Errani: “Quanto al deficit pregresso, neanche a parlarne, eppure bisognerebbe fare dei piani di rientro, le Regioni sono pronte ad assumersi le proprie responsabilità”.

di Rosaria Amato