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pidipi dice : Corte dei Conti: esplode il deficit della Sanità

Nel 2004 il buco potrebbe arrivare a 5 miliardi di euro. Errani: il governo continua a sottovalutare l’emergenza

ROMA Due inquietanti incognite pesano sulla finanza locale: il vertiginoso indebitamento della sanità, e l’uso sempre più diffuso di strumenti sofisticati ed esposti ai rischi del mercato per reperire liquidità. A lanciare il doppio allarme è il presidente della Corte dei Conti Francesco Staderini in un’audizione alla commissione Bilancio del Senato.

Dunque la preoccupazione non è soltanto sull’entità del debito, complessivo, cioè quei 98,992 miliardi di euro (includendo Comuni, Province e Regioni) che la Corte ha valutato al 31 dicembre 2003, «a fronte di un importo complessivo della Pubblica amministrazione pari a 1.381,574 miliardi di euro».

A preoccupare è anche la sua struttura, con l’aumentato ricorso alla finanza innovativa. L’intervento di Staderini arriva il giorno dopo le indiscrezioni sull’intenzione di Standard & Poor’s di declassare il rating di alcune amministrazioni locali.
Insomma, le ombre si addensano sui conti delle amministrazioni periferiche, sottoposte ai «rigori» imposti dall’Economia. Gli «aspetti di forte criticità» denunciati da Staderini, infatti, sono dovuti all’espansione dei compiti delle autonomie territoriali accompagnata da un progressivo ridursi delle disponibilità finanziarie in termini reali.

Questo almeno sostengono i magistrati contabili. A cui fa eco il presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani. «Questa situazione – dichiara – è il frutto della perdurante sottostima del Fondo sanitario nazionale e della indisponibilità del Governo a prenderne atto».
La dinamica del debito regionale fa paura: in quattro anni è sostanzialmente raddoppiato, con un aumento del 15,3% tra il 2002 e il 2003.

Gran parte di questo aumento si deve ai «ripiani delle gestioni sanitarie», spiega Staderini. «Analoga la crescita del debito complessivo (incluso lo stock a carico del bilancio dello Stato) – continua il magistrato contabile – il quale rispetto al 1999 è più che raddoppiato».
Va meglio per le Province, che aumentano l’indebitamento complessivo tra il 2000 e il 2002 del 20,3%, con un rallentamento tra il 2001 e il 2002 («solo» + 7,75%).

«Più contenuta la variazione dei Comuni – aggiunge Staderini – Nel triennio i debiti crescono del 7,7% con un andamento pressoché costante nei due anni».
Il grande malato è la sanità, che nell’anno in corso potrebbe arrivare a 5 miliardi di deficit.Come dire: un terzo dell’intera Finanziaria. Il ripiano delle gestioni sanitarie lo scorso anno ha pesato per circa un terzo dell’intero debito regionale (10,6 miliardi).

Per La Corte dei Conti «il capitolo relativo al personale è quello che maggiormente mette a rischio i risultati delle gestioni sanitarie». Quest’anno peserà in maniera sensibile «il ritardo nel rinnovo del contratto 2002-2003», il cui costo per il biennio e per gli effetti sul 2004, è pari a 2,5 miliardi di euro (al netto dell’Irap), dei quali 328 milioni a carico dello Stato. Sotto osservazione soprattutto la tenuta della spesa sanitaria di Lazio, Campania e Sicilia.

Quello che preoccupa di più nella Regione governata da Francesco Storace è il fatto che si è ricorsi ad una operazione di cartolarizzazione e di lease back (vendita e riaffitto) degli ospedali, che comporterà un indebitamento trentennale, con oneri che si trasferiscono sulle generazioni future. Altro dato interessante emerso dall’audizione il fatto che il Sud (esculse le tre Regioni a rischio) si indebita meno del Nord, per effetto di una sorta di migrazione indotta dai servizi sanitari. Insomma, il Nord è costretto a fornire servizi, oltre che a un numero maggiore di immigrati regolarizzati anche a cittadini italiani che si spostano per curarsi.

A preoccupare la Corte è anche la finanza creativa adottata dagli enti locali. Per tutti si registra un aumento del ricorso agli swap, all’emissione di bond e a cartolarizzazioni. «Il ricorso ai prodotti derivati – ha detto Staderini – se in generale è stato funzionale alla copertura del rischio di cambio o di interesse, ha assolto spesso ad altre finalità, legate anche all’esigenza di disporre di liquidità a breve, tramite operazioni esposte al movimento avverso dei tassi, con esiti preoccupanti per la futura tenuta degli equilibri di bilancio».

In pratica, rileva la magistratura contabile, «permane, nell’attuale situazione di stretta finanziaria, l’inevitabile spinta ad operazioni non in linea con la cautela necessaria ad evitare che la manovrabilità delle attuali gestioni si realizzi a scapito di quelle future». Su cartolarizzazioni e simili si concentreranno indagini ad hoc della Corte nei prossimi mesi. Intanto è arrivata due «bacchettata» all’Economia. Le una tantum vanno ridotte al massimo, mentre la previsione del Pil 2004 appare «un po’ ottimistica».
Bianca Di Giovanni

da “l’Unità” del 26 marzo 2004