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Ospedali: corsie pulite solo a caro prezzo

Il tributo più salato sull’altare degli appalti per i servizi no-core lo versano gli ospedali pubblici lombardi: nel 2000, tra pulizie, mense, trasporti e così via hanno speso ben 286,8 milioni di euro. Seguono a stretto giro Veneto (282,1 milioni), Emilia Romagna (239,64) e Campania (206,06).

Nella pur diversificata classifica delle attività esternalizzate – su cui ovviamente incide la numerosità delle strutture presenti nel territorio – un dato è però comune a tutte le Regioni: lavanderia e pulizie assorbono in media il 41% della spesa di settore.

L’analisi. Il check aggiornato sul capitolo degli appalti voce per voce è contenuto in una ricerca realizzata dall’Università di Roma Tor Vergata in collaborazione con l’Ofm, Osservatorio sul facility management della Fise (Federazione imprese servizi aderente a Confindustria, che raccoglie 13 associazioni e oltre mille aziende, un fatturato complessivo da oltre 10 miliardi e 107mila lavoratori).

La rilevazione è stata realizzata sui dati a consuntivo riguardanti 267 tra Asl e aziende ospedaliere (assenti per problemi di contabilizzazione quelli di Sicilia e Pa di Bolzano, ndr.), coinvolgendo un’ampia varietà di servizi appaltati: si va dalla lavanderia alle pulizie, dalla mensa ai servizi di elaborazione dati, ai trasporti, allo smaltimento rifiuti (manutenzioni di immobili, macchine e attrezzature sanitarie escluse).

I costi. E proprio il costo dei servizi di pulizia sembra essere stato un fattore determinante dell’aumento di spesa registrato nel triennio 1997-2000 alla voce appalti: in particolare in Emilia Romagna, Toscana, Veneto e Piemonte i conti di settore sono cresciuti in media del 26%. Dall’analisi degli ultimi dati elaborati dai ricercatori di Tor Vergata emerge infine che, nel 2000, a destinare la fetta più consistente delle spese d’appalto a questa voce è stata la Valle d’Aosta (36,58%), seguita da Trento (33,76%), dalla Calabria (32,46%) e dalla Lombardia (31,51%).

Va invece senz’altro alla Sardegna il primato delle spese di lavanderia, che hanno assorbito il 26,36% delle cifre destinate agli appalti, seconda la Toscana (25,16%), terza la Liguria (24,55%).

La ricerca (che verrà pubblicata per esteso sul settimanale «Il Sole-24 Ore Sanità» n. 43/2004) trascura di addentrarsi sul maggiore o minore livello di qualità dei servizi di igiene ambientale ospedaliera da Regione a Regione. E lo fa per una ragione semplicissima: non esistono nel nostro Paese standard di riferimento e criteri di monitoraggio specifici, come accade invece in più casi all’estero.

Le linee guida. Proprio da questa realtà trae spunto l’iniziativa promossa da Fise, propedeutica alla messa a punto di linee guida ad hoc a partire dal benchmarking sui modelli più accreditati. «Stiamo lavorando nell’ottica della valorizzazione del contratto-risultato, per far sì che le imprese siano valutate in base alla loro capacità progettuale», spiega il presidente Fise, R. Carlo Noto La Diega. «Puntiamo a modificare l’attuale rapporto pubblico-privato, per fondare una partnership basata sulla condivisione del know how e sulla soddisfazione di tutte le parti in causa».

Un orientamento gradito da quanti, a vario titolo, si sono fatti promotori dell’iniziativa Fise, convinti della necessità di una buona gestione dei servizi di facility, con l’occhio puntato anche alla sperimentazione di formule contrattuali come il global service, individuato dalla Finanziaria 2000 come arma possibile di riduzione della spesa anche in campo sanitaro.

Gli operatori. «Ben vengano le linee guida in un mercato che deve essere “moralizzato” ripensando tutta la filiera e strutturando a monte la selezione dei fornitori affidabili», sottolinea a esempio il presidente del Fare (Federazione associazioni regionali degli economi-provveditori della Sanità), Marco Boni.

Mentre arriva dal presidente Anmdo (Medici delle direzioni ospedaliere), Gianfranco Finzi, un preciso richiamo alla necessità di meccanismi che garantiscano anche una adeguata gestione del risk management, soprattutto sul fronte delle infezioni ospedaliere, sempre in agguato. «Le linee guida in materia d’igiene ambientale – spiega – dovranno contenere indicazioni procedurali e operative da utilizzare come strumento tecnico di riferimento comune per operatori e imprese».
(8 novembre 2004)

Sara Todaro (da Il Sole-24 Ore del Lunedì)