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Professioni: via libera del Cdm al Ddl sulla costituzione degli Ordini

Professioni: via libera del Cdm al Ddl sulla costituzione degli Ordini 

Per le professioni sanitarie non mediche arrivano gli ordini e l’iscrizione obbligatoria all’albo, anche per chi è dipendente pubblico. A prevederlo è un disegno di legge che dopo un lungo percorso, durato oltre un anno, ha incassato ieri il via libera del Consiglio dei ministri.

Il provvedimento, riscritto più volte dal ministero della Salute per adeguarlo alle richieste delle Regioni, spiana la strada all’istituzione di nuove professioni sanitarie non mediche e soprattutto prevede la creazione di nuovi ordini e albi, dove mancano ancora, per oltre 500mila operatori: si tratta di 22 profili che comprendono infermieri, ostetriche, tecnici di radiologia e di laboratorio, fisioterapisti, educatori professionali e molte altre professioni. Il disegno di legge affida, inoltre, alle Regioni il compito di individuare e formare gli operatori di «interesse sanitario», ma «non riconducibili alle professioni sanitarie».

Nuovi ordini al via. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, il governo emanerà uno o più Dlgs per istituire gli ordini. Questi provvedimenti dovranno seguire alcuni principi: innanzitutto si dovrà privilegiare la trasformazione dei collegi professionali esistenti in ordini e poi, «al fine di garantire la funzionalità e l’economicità della gestione», si potrà prevedere la possibilità di costituire un unico ordine per più professioni, con più albi all’interno.

Infine, l’articolazione degli ordini a livello provinciale, regionale o nazionale sarà decisa «in relazione al numero degli operatori». Il disegno di legge chiarisce poi una questione controversa, e cioè l’iscrizione all’albo professionale anche per i dipendenti pubblici, che diventa obbligatoria e subordinata all’esame di Stato che abilita all’esercizio della professione, ma «salvaguardando comunque il valore abilitante dei titoli già riconosciuti».

Nuove professioni. Per costituire nuove professionalità nel pianeta sanitario sarà necessario tener conto di eventuali direttive comunitarie da recepire oppure, per «iniziativa dello Stato o delle Regioni», si dovrà tener conto del fabbisogno legato agli obiettivi di salute, previsti nel Piano sanitario nazionale o in quelli regionali, che non possono essere soddisfatti dagli operatori in servizio. Per dare vita ai nuovi profili ci sarà bisogno di uno o più accordi Stato-Regioni recepiti per Dpcm. Che dovranno, però, incassare prima un parere del Consiglio superiore della Sanità.

Nello stesso Consilgio dei ministri è stato approvato anche un decreto legge per snellire le strutture e incrementare la funzionalità della Croce Rossa italiana. Obiettivo: consentire un ottimale assolvimento dei compiti previsti anche da disposizioni recenti. In ossequio all’indirizzo espresso dalla Croce Rossa internazionale viene garantita una maggiore indipendenza dell’ente dal Governo; decadono tutti gli organi elettivi, fino alla revisione dello statuto.

Altro provvedimento approvato, un Dl  per il riordino e il risanamento economico dell’Ordine Mauriziano di Torino. L’Ente viene conservato come ente ospedaliero regionale posto sotto la vigilanza della Regione Piemonte ed è costituito dai presidi ospedalieri Umberto I di Torino e Istituto per la ricerca sul cancro (IRCC) di Candiolo.

Il rimanente patrimonio immobiliare dell’Ente viene trasferito alla Fondazione Mauriziana, con sede in Torino, che subentra nei rapporti attivi e passivi con esclusione dei rapporti di lavoro del personale sanitario. La Fondazione Mauriziana gestirà il patrimonio ed i beni trasferiti valorizzandone e conservandone il patrimonio storico e culturale ed opererà per il risanamento del dissesto finanziario dell’Ente; essa parteciperà inoltre alla fondazione costituita per la valorizzazione del patrimonio culturale di pertinenza sabauda esistente nella Regione Piemonte