Federazione Sindacati Indipendenti

Appalti pubblici di servizi: sulla moralità professionale dei soggetti partecipanti

L’art. 12, comma 1, lett. b) del D. Lgs. 157/95 e s.m.i., che detta disposizioni in materia di appalti pubblici di servizi, stabilisce che sono esclusi dalla partecipazione alle gare i concorrenti nei cui confronti sia stata emessa sentenza di condanna passata in giudicato, ovvero sentenza di applicazione della pena su richiesta ai sensi dell’art. 444 del codice di procedura penale, per qualsiasi reato che incide sulla loro moralità professionale o per delitti finanziari.

Tale articolo si presenta generico nella parte in cui non indica i soggetti che devono essere in possesso dei requisiti di moralità professionale richiesti per poter partecipare alle gare pubbliche.

Peraltro, si deve ritenere che rientrano in questa categoria tutti i soggetti in grado di impegnare la società verso terzi, compresi coloro che, in occasione di gare pubbliche, hanno i poteri per gestire i rapporti con la Stazione appaltante.

In base all’art. 29 prg. 1, lett. c), della Direttiva 92/50/CEE, può essere escluso dalla partecipazione ad un appalto qualunque prestatore di servizi che sia stato condannato per un reato relativo alla condotta professionale di prestatore di servizi, con sentenza passata in giudicato.

Ebbene, il legislatore nazionale, nell’esercizio della legittima facoltà di scelta accordatagli dal legislatore comunitario, ha ritenuto di comminare l’esclusione dalle gare nei confronti dei concorrenti nei cui confronti sia stata emessa “sentenza di applicazione della pena su richiesta ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per qualsiasi reato che incide sulla loro moralità professionale o per delitti finanziaria”. Peraltro, si tratto di una potestà che va sempre correlata ad un’accurata indagine, da parte della P.A., volta a verificare la sussistenza di una condanna per reati oggettivamente incidenti sulla moralità professionale e, in ultima analisi, sull’affidabilità stessa del concorrente.

Tutte le condanne, in relazione della loro oggettiva portata, sono indice di una condotta professionale in grado di incidere, potenzialmente quanto negativamente, sulla prestazione di servizi e possono pertanto costituire legittimo presupposto per l’esclusione.

Poiché la ratio della normativa vigente è quella di prevedere come contraente della P.A. una società i cui soggetti agenti siano persone affidabili dal punto di vista della moralità professionale, a nulla rileva se le condanne penali sono state subite dai soggetti prima di assumere le relative qualifiche. Pertanto, la società subisce le conseguenze negative di non aver effettuato con la dovuta oculatezza la scelta della persona giusta cui affidare compiti.

E’ da rilevare, infine, che la normativa comunitaria fa assurgere a causa di esclusione la condanna riportata dal concorrente. La normativa nazionale qualifica come sentenza di condanna la sentenza emessa ai sensi dell’art. 444 c.p.p.

Nota a cura della D.ssa Nadia Beccati