Federazione Sindacati Indipendenti

Esami radiodiagnostici: le linee guida incassano l’ok della Conferenza Stato-Regioni

Esami radiodiagnostici: le linee guida incassano l’ok della Conferenza Stato-Regioni

Il 27% delle indagini radiologiche (quasi 11mila ogni anno) è a rischio di inappropriatezza. Che fa innalzare i pericoli per la salute dei pazienti sottoposti a dosi inadeguate di radiazioni, la spesa sanitaria e le liste d’attesa.

Il dato emerge dalle «Linee guida nazionali di riferimento per la diagnostica per immagini», approvate dalla Conferenza Stato-Regioni. Il documento è stato elaborato da un gruppo di lavoro costituito presso l’Agenzia per i servizi sanitari regionali (Assr), con i rappresentanti delle Società scientifiche di settore, dell’Istituto superiore di Sanità e del ministero della Salute.

Le linee guida. Tre le linee di riferimento: la giustificazione delle indagini (e quindi l’appropriatezza), la radioprotezione e il contenimento della spesa. «L’obiettivo – spiega Laura Pellegrini, direttore dell’Assr – è una riduzione del numero di esami inappropriatamente richiesti ed eseguiti. Che comportano spreco di risorse, allungamento dei tempi di attesa e spesso un’indebita irradiazione del paziente».

A decidere per il meglio dovrà essere il medico e sarà necessario anche «educare il paziente a comprendere che non sempre determinate indagini sono la via migliore per diagnosticare una patologia», spiega Francesco Lucà, segretario nazionale del sindacato dei radiologi (Snr), richiamando all’ordine anche gli specialisti sulla necessità che siano loro a dire l’ultima parola.

«Sarebbe anche utile – aggiunge – razionalizzare il lavoro medico: nei pronto soccorso, ad esempio, regna una medicina “difensiva”, e per non commettere errori si prescrivono indagini evitabili (anche nell’80% dei casi) con una buona diagnosi clinica. Manca un vero filtro ai bisogni dei pazienti». Il rischio principale sottolineato da Lucà è proprio quello di sottoporre gli assistiti a dosi di raggi inutili, dovuti spesso anche alla vetustà delle macchine.

Le indicazioni. Le linee guida prendono in esame 635 casi in cui le indagini sono più o meno indicate, specificando che a decidere – e a motivare eventuali scelte diverse da quelle indicate – dovrà essere sempre il medico. Ad esempio, un’indagine «non indicata» è l’urografia in caso di ipertensione arteriosa, o anche la radiografia del torace in caso di infezione delle vie respiratorie superiori che – è il commento contenuto nelle linee guida – non ha un’evidenza documentata nel modificare il trattamento della patologia.

Esistono anche indagini con indicazioni diverse. È il caso della mammografia nello screening mammario, «non indicata» al di sotto dei 40 anni (non c’è fattore di rischio di cancro alla mammella), «non indicata di routine» tra i 40 e i 49 anni (serve a ridurre la mortalità a patto che l’intervento tra una mammografia e l’altra sia di 12-18 mesi), «indicata» tra i 50 e i 69 anni, con un intervallo tra un controllo e l’altro di due anni.

Più folto il gruppo delle indagini «non indicate di routine». Un esempio è quello dell’esame radiografico di un paziente con dolori di schiena per i quali i dati clinici fanno pensare a una patologia diversa da quella degenerativa (ad esempio una frattura vertebrale per osteoporosi). Altro caso la cefalea cronica, per la quale si sconsigliano Tac, risonanze magnetiche, medicina nucleare e tomografie a emissione di fotoni, giudicandole «solitamente non utili». E sconsigliate di routine sono anche le radiografie della colonna vertebrale nei dolori cervicali, alle braccia, senza traumi o per patologie degenerative, nel dolore lombare cronico senza complicazioni e in quello acuto per ernia discale o sciatica.

C’è poi il capitolo delle indagini «inizialmente non indicate», tra cui tipico esempio sono i dolori alla spalla.
Infine, una sezione specifica delle linee guida è dedicata alla pediatria. Con il presupposto che i bambini meno radiazioni ionizzanti assorbono meglio è. Anche per ridurre il rischio di tumore negli adulti.
(15 novembre 2004)

Paolo Del BUfalo (da Il Sole-24 Ore)