Federazione Sindacati Indipendenti

Tribunale Amministrativo Regionale Puglia Bari sez.I 12/4/2005 n. 1620

Retribuzione – pagamento del plus orario – limiti.  Tribunale Amministrativo Regionale Puglia Bari sez.I 12/4/2005 n. 1620
   
FATTO

I ricorrenti riferiscono che solo in data 28 aprile 2004 il signor Pasquale Mastropasqua ha ricevuto notizia, a seguito di un’esplicita sua richiesta, del rilascio delle autorizzazioni impugnate.
In seguito, con delibera consiliare 27 maggio 2004 n. 34, il Comune ha sospeso l’efficacia del piano di commercio, approvato a suo tempo con delibera commissariale n. 101/2002, sia per le incongruenze di questo sia per la impossibilità di formulare una regolamentazione comunale di dettaglio, in assenza della normativa regionale esecutiva; nelle more ha stabilito di non rilasciare alcun’altra autorizzazione per medie strutture di vendita.
Con il ricorso vengono contestati i suddetti atti, alla stregua dei seguenti motivi:
1) violazione di legge: articoli 13 e 14 della legge regionale I agosto 2003 n. 11; articolo 4 del piano per il commercio al dettaglio; eccesso di potere: difetto di istruttoria; travisamento dei presupposti in fatto e diritto (in quanto omessa o lacunosa la verifica della compatibilità urbanistica);
2) eccesso di potere: travisamento dei presupposti in fatto; difetto di istruttoria; sviamento (le autorizzazioni sono state rilasciate in applicazione del contraddittorio piano di commercio, che in realtà rileva una mancanza di strutture di vendita solo per il settore non alimentare);
3) violazione di legge: articolo 2 della legge regionale I agosto 2003 n. 11 (le autorizzazioni all’apertura di medie strutture sono subordinate all’emanazione del regolamento regionale di attuazione, dal 16 agosto 2003, data di entrata in vigore della legge, come chiarito anche dalla circolare approvata con delibera giuntale 4 novembre 2003 n. 1649; tale vizio non può essere sanato dalla successiva modifica, non retroattiva, apportata, all’articolo 28 della legge I agosto 2003 n. 11, dall’articolo 12-commi 10 bis-10sexies- della legge 1/2004, con riferimento all’ultrattività dei piani del commercio creati nella vigenza della legge regionale n. 24/1999);
Infine, i ricorrenti, deducendo di subire un gravissimo danno patrimoniale per l’apertura di tre nuove medie strutture di vendita, poiché tale concorrenza abbatte drasticamente il loro volume d’affari e comporta la perdita di grandi fasce di clientela, con ripercussioni negative anche per l’immagine commerciale, chiedono il relativo risarcimento.
Il Comune, costituitosi, dopo aver eccepito e poi documentato che l’autorizzazione rilasciata alla società Starcisette è stata dichiarata decaduta con provvedimento del responsabile del settore Affari generali 6 ottobre 2004 n. 16262 e che il silenzio assenso in favore della ditta Marziliano non si è formato, in quanto la stessa non aveva presentato tutti i documenti necessari, richiesti dall’Amministrazione, con nota 12 agosto 2003, ha rilevato in generale l’inammissibilità del ricorso (perché gli atti gravati non sono collegati, perché i ricorrenti non sono interessati all’annullamento degli atti gravati, non avendo dimostrato l’ubicazione dei loro esercizi commerciali) e comunque in particolare nei confronti dei presunti assensi relativi alle strutture della società Starcisette e della ditta Marziliano e ha contestato il ricorso nel merito, segnalando anche la tardività delle censure mosse avverso il piano per il commercio, risalente al 2002.
Si é costituita la società Biesse, che ha chiesto che il ricorso sia dichiarato inammissibile o comunque rigettato, alla stregua di articolate difese; essa, con atto notificato il 24 agosto 2004, ha altresì prodotto ricorso incidentale per l’annullamento della delibera consiliare 27 maggio 2004 n. 34 (per l’ipotesi di accoglimento del ricorso principale), per i seguenti motivi:
1) violazione della normativa statale e regionale vigente in materia di commercio e della legge n. 241/1990;
2) violazione dei principi generali di tipicità e nominativà dei provvedimenti amministrativi, di legalità, del giusto procedimento, nonché del principio di ragionevolezza, ex articolo 3 della Costituzione;
3) eccesso di potere per carenza assoluta di potere, difetto di istruttoria, travisamento dei fatti, ingiustizia manifesta, abnormità procedimentale e sviamento (non essendo prevista la sospensione dell’efficacia del piano commerciale in nessuna disposizione normativa e dovendosi quindi risolvere ogni ripensamento successivo al rilascio dell’autorizzazione in un atto di autotutela).
Si è costituito il signor Leonardo Marziliano, quale legale rappresentante, dell’omonima società in accomandita semplice, il quale ha contestato in rito e nel merito il ricorso.
Gli istanti, il Comune di Noci e la società Biesse hanno illustrato le loro difese in successive memorie.
All’udienza del 17 marzo 2005 la causa è stata riservata per la decisione.

DIRITTO

Occorre osservare preliminarmente che le varie ditte istanti non hanno fornito alcuna indicazione sul ramo merceologico in cui operano, sulle modalità di vendita, sulle dimensioni delle strutture e soprattutto sull’ubicazione, in base alla quale poter verificare l’interesse attuale e concreto di ognuna delle ricorrenti sia, in generale, ad impugnare ciascuno dei contestati provvedimenti di autorizzazione all’apertura di nuove strutture di vendita, sia, in particolare, a dedurre le singole censure; di conseguenza, il ricorso è inammissibile, alla stregua di un consolidato orientamento della Sezione, espresso in numerosi precedenti (sent. 20 gennaio 2005 n. 125; 16 aprile 2004 n. 1850; 11 marzo 2004 n. 1205; 10 marzo 2003 n. 1097), alle cui più ampie osservazioni, corredate dei pertinenti riferimenti giurisprudenziali, è sufficiente rinviare.
A fronte della specifica eccezione, i deducenti si sono limitati a ribadire di gestire esercizi commerciali nel territorio di Noci e a rinviare ai documenti dal n. 12 al n. 17, presentati insieme con il ricorso.
Tali atti però sono estranei alla controversia: si tratta di lettere di licenziamento della società SERENA 2000 SRL, tutte di data precedente all’autorizzazione all’apertura di media struttura di vendita 24 marzo 2004 n. 2 (rilasciata alla BIESSE SRL, unica struttura effettivamente attivata, tra quelle coinvolte nel ricorso, come risulta dalle attestazioni del Comune), nonché di copie delle “prime note”, compilate dalla CASH AND CARRY DI MASTROPASQUA PASQUALE, che in realtà, in mancanza di una loro rielaborazione ovvero, perlomeno, di una loro ordinata presentazione, non consentono alcun vero raffronto tra i fatturati mensili del 2003 e quelli del 2004 (vista anche la presenza di più note riferite ai medesimi periodi con importi diversi); a ciò deve aggiungersi che non possono trarsi argomenti dall’avvenuto accesso ai documenti, consentito dal Comune al (solo) sig. Pasquale Mastropasqua.
E’ stato infatti da tempo chiarito che l’accesso ai documenti previsto dall’art. 22, l. 7 agosto 1990 n. 241, presuppone, in capo al soggetto che richiede l’accesso, la sussistenza di un interesse giuridicamente rilevante, che però non deve assumere necessariamente la consistenza del diritto soggettivo o dell’interesse legittimo (ex plurimis: Cons. Stato, IV, 4 febbraio 2003, n. 569; V, 12 ottobre 2004, n. 6581).
All’esito del ricorso principale consegue l’inammissibilità del ricorso incidentale proposto dalla società Biesse.
Sussistono giusti motivi per compensare integralmente tra le parti le spese di giudizio.

P. Q. M.

il Tribunale amministrativo regionale per la Puglia, sezione II di Bari, dichiara inammissibile il ricorso in epigrafe; dichiara inammissibile il ricorso incidentale proposto dalla società Biesse.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.
Così deciso in Bari, nella Camera di Consiglio del 17 marzo 2005.