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Limiti di età e contratti di apprendistato

Limiti di età e contratti di apprendistato
Nelle aree a sostegno transitorio si applica l’elevazione dell’età fino a 26 anni, per le assunzioni con contratto di apprendistato, come per i datori di lavoro localizzati nelle aree “obiettivo 1 e 2”? La parola all’esperto…

L’articolo16 della legge n. 196/1997, nello stabilire che possono essere assunti, in tutti i settori di attività, con contratto di apprendistato, i giovani di età non inferiore a sedici anni e non superiore a ventiquattro, prevede espressamente che nelle aree di cui agli obiettivi n. 1 e 2 del regolamento (Cee) n. 2081/93 del Consiglio del 20 luglio 1993, e successive modificazioni, l’età sia elevata a 26 anni. Al Ministero del lavoro è stato chiesto che la deroga possa essere applicata nei territori compresi, fino al 1999, nell’obiettivo 1 ed ora considerati, dal Reg. Ce 1260/99, nel regime transitorio ovvero phasing out.

Nel 1999 il regolamento (Cee) n. 2081/1993, richiamato dall’articolo 16 della legge n. 196/1997 è stato sostituito dal Regolamento (Ce) n. 1260/1999 del Consiglio del 21 giugno 1999, recante disposizioni generali sui Fondi strutturali, il quale definisce tre obiettivi prioritari:

• promuovere lo sviluppo e l’adeguamento strutturale delle regioni che presentano ritardi nello sviluppo «l’obiettivo n. 1»;
 
• favorire la riconversione economica e sociale delle zone con difficoltà strutturali «l’obiettivo n. 2»;
 
• favorire l’adeguamento e l’ammodernamento delle olitiche e dei sistemi di istruzione, formazione e occupazione: «l’obiettivo n. 3». Questo obiettivo prevede interventi finanziari in regioni non interessate dall’obiettivo n. 1 e fornisce un quadro di riferimento politico per l’insieme delle azioni a favore delle risorse umane su un territorio nazionale, salve le specificità regionali.
 

Il nuovo Regolamento definisce le regioni comprese negli obiettivi 1 e 2:

– Obiettivo n. 1
«L’obiettivo n. 1 concerne le regioni corrispondenti al livello II della nomenclatura delle unità territoriali statistiche (Nuts II) il cui prodotto interno lordo (Pil) pro capite, misurato sulla base degli standard del potere d’acquisto e calcolato con riferimento ai dati comunitari disponibili degli ultimi tre anni, disponibili al 26 marzo 1999, è inferiore al 75% della media comunitaria.».
– Obiettivon. 2
«Le regioni in cui si applica l’obiettivo n. 2 sono quelle aventi problemi strutturali la cui riconversione economica e sociale deve essere favorita conformemente all’articolo 1, punto 2, e la cui popolazione o superficie sono sufficientemente significative. Esse comprendono, in particolare, le zone in fase di mutazione socioeconomica nei settori dell’industria e dei servizi, le zone rurali in declino, le zone urbane in difficoltà e le zone dipendenti dalla pesca che si trovano in una situazione di crisi.».
Le aree italiane in cui gli aiuti possono intervenire sono:

• aree depresse collegate ai fondi strutturali (zone in obiettivo 1, zone in obiettivo 2, zone in phasing out), in cui sia le istituzioni italiane che l’Unione possono erogare fondi;
 
• aree in deroga al trattato di Amsterdam secondo gli articoli 87/3.a e 87/3.c. , in cui è possibile derogare al generale divieto di aiuto alle aziende (ad eccezione del regime de minimis), ed in particolare alla grande industria, in tali aree è possibile concedere contributi per una percentuale di aiuto più alta.
 

La combinazione tra aree depresse ed aree in deroga disegnano le opzioni di intervento possibile nei territori e le conseguenti intensità massime di aiuto. Un’altra variabile che determina l’intensità di aiuto è la tipologia aziendale (piccola, media, grande impresa).
L’intensità massima di aiuto è coincidente nelle 6 regioni meridionali (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna) aree in deroga art. 87/3.a., tranne che per una maggiore intensità prevista per la regione Calabria.

Nel centro-nord la situazione è più complessa, poiché vi sono territori inseriti nell’obiettivo 2 (o in phasing out) , ma non ricompresi nell’area in deroga 87/3.c, ed altri considerati in deroga, ma non in obiettivo 2 (o in phasing out).
Le conseguenze pratiche di questa situazione è che le grandi imprese situate nelle zone fuori deroga nel Centro Nord, non possono ricevere aiuti di Stato.
In particolare, la nuova normativa prevede un regime di aiuto temporaneo a favore delle regioni che erano ammissibili all’obiettivo 1 nel periodo 1994-1999, ma che non lo sono più nel 2000. Questo sistema, che prevede l’erogazione di aiuti in misura decrescente, consente di evitare un’improvvisa cessazione dei contributi comunitari e di consolidare i progressi conseguiti grazie agli interventi strutturali del periodo precedente

Le Regioni per obiettivo sono di seguito elencate: Obiettivo 1 : Basilicata, Campania, Calabria, Molise (sostegno transitorio fino al 2006), Puglia, Sardegna e Sicilia; Obiettivo 2 e 5bis: Abruzzo, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto.

Il problema era già stato affrontato dal Ministero del lavoro che con la circolare n. 64 del 21 giugno 2001, preso atto che l’innalzamento a ventisei anni, per l’assunzione degli apprendisti era riservata alle aree di cui agli obiettivi 1 e 2 del regolamento (Cee) n. 2081/93 del Consiglio del 20 luglio 1993, si evidenziava che “il regolamento comunitario espressamente richiamato in tale disposizione non è applicabile nella programmazione 2000-2006 del Fondo sociale europeo, vigendo, al riguardo, il regolamento (Ce) n. 1260 del Consiglio del 21 giugno 1999. Tale regolamento comunitario ha modificato le aree dell’obiettivo 2.”.

Con la circolare richiamata, il Ministero del lavoro esprimeva, pertanto, parere che “nonostante il tenore letterale apparente dell’art. 16, legge n. 196/1997, la norma deve essere interpretata nel senso di consentire l’accesso a rapporti di apprendistato anche da parte di giovani di età non superiore a 26 anni nelle regioni di cui all’obiettivo 2, come definite dal Consiglio Ue nell’ultimo regolamento sui fondi strutturali n. 1260/99.”.

Resterebbero, pertanto, escluse dall’agevolazione le aree non più incluse, dal reg. 1260/99 Ce, negli obiettivi 1 e 2. Il Ministero del lavoro conferma questa lettura della norma, escludendo, quindi, la parificazione delle aree a sostegno transitorio di cui all’art. 6 del Reg. n. 1260/99, anche se queste sono destinatarie, per quanto sopra esposto, dei benefici dei fondi strutturali.
Trattandosi di requisito legale, peraltro, la sussistenza o meno del requisito dell’età può essere rilevata d’ufficio dal Giudice del lavoro.

giugno 2005

risposta a cura di Alfredo Casotti

Fonte: Diritto & Pratica del lavoro – Settimanale di amministrazione e gestione del personale – Ipsoa Editore