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San Camillo: boom di richieste per esami e visite

Correva lo scorso mese di ottobre quando un tetto venne decisamente sfondato. Non dalla grandine, ma dalla richiesta di servizi sanitari da parte dei cittadini. Il tetto è quello delle prestazioni – esami e visite – offerte dall’ospedale San Camillo. Un tetto, cioè un limite quantitativo, fissato da Regione Veneto e Ulss 12, per cui l’ospedale retto dai padri Camilliani non viene rimborsato per più di tot prestazioni.

Laboratorio completo, ecografie e tac. Il San Camillo avrebbe potuto fermarsi e rimandare al gennaio 2006 chi domandava un’ecografia o una visita neurologica o chissacché. Invece ha scelto di continuare a dare risposta a lidensi e pellestrinotti (i principali fruitori del servizio) rinunciando al rimborso pubblico.

Ma dimostrando, al contempo, una cosa: che il San Camillo già oggi è pronto ad assumersi un vasto impegno sanitario, nei confronti soprattutto del Lido e di Pellestrina.
E questo può accadere perché, già per come è strutturato adesso, il San Camillo si articola su una vasta gamma di servizi.

Perché è vero che l’istituto è un ospedale specializzato nella neuroriabilitazione, con 100 posti letto. Ma è anche vero che chi deve recuperare l’uso delle mani o della voce ha bisogno anche, magari, di una radiografia o di un esame del sangue.

Per evitare ore di viaggio. Ed è vero che ci sono 117 anziani in casa di riposo, oltre a 47 posti letto di Rsa e 20 di Rsd. Ma è altrettanto vero che anche un nonnino del cronicario ha bisogno della visita di un otorino o di una tac o di qualcos’altro.
E allora avrebbe poco senso imbastire una rete continua di trasporti verso l’ospedale civile di Venezia, con tanto di ore di viaggio, attese, disagi per il freddo o per il caldo a carico di persone già affaticate… Il San Camillo ha da tempo fatto la scelta di dotarsi di tutto ciò che serve – laboratorio, diagnostica e medici specialisti – per evitare, nella gran parte dei casi, questi trasferimenti, dispendiosi da tutti i punti di vista.

«Siamo aperti ad ogni proposta». Ma, così facendo, si trova nella condizione di poter fare di più. Molto di più. E’ come se il San Camillo, oggi, fosse un’automobile costretta ad andare in seconda, senza mai poter sfruttare le marce più alte.
«Perciò – sottolinea padre Carlo Vanzo, da 15 mesi direttore dell’Istituto, 40 anni di esperienza nella gestione degli ospedali camilliani in Lombardia – noi siamo aperti ad ogni proposta, da parte della Regione e dell’Ulss 12, per ampliare i servizi offerti alla collettività».

Già ora, appunto, sono disponibili a tutti il laboratorio (con uno spettro completo di indagini), la radiologia con la Tac (e la prospettiva di dotarsi della risonanza magnetica), il servizio ecografico, tutti gli esami e le visite neurologiche, nonché visite specialistiche ed esami di cardiologia, fisiatria, ortopedia, urologia. E l’ospedale ha fatto domanda di potersi dotare, in convenzione con la Regione, di altre specialità, come l’otorinolaringoiatria, l’oculistica o la medicina interna.

Una risposta al bisogno di sanità delle isole. Che poi alcuni medici di queste specialità operino già al San Camillo è un altro conto: dipende dal fatto che l’istituto ne chiede le competenze e i servigi, pagandoli però privatamente.

La prospettiva, insomma – rimarca il direttore – è quella della disponibilità a venire incontro ai bisogni sanitari delle isole. A costi inferiori per la collettività e facendo funzionare a pieno regime una struttura ospedaliera già articolata e competente.

Giorgio Malavasi