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MARONI: IL MERCATO DEL LAVORO È MIGLIORATO IN QUALITÀ E QUANTITÀ

Un confronto all’insegna del fairplay e dei contenuti. Ospite della Festa Nazionale della Lega Nord in corso a Busto Arsizio, Pierluigi Bersani ex ministro dell’Industria nel Governo dell’Ulivo, riconosce i meriti di Roberto Maroni col quale, insieme a Francesco Speroni, era chiamato a confrontarsi.

«Posso certamente dire che il settore delle politiche sociali è quello in cui il Governo ha evidenziato più personalità.
Ma a Maroni rimprovero una cosa: l’aver rinviato il provvedimento sul Tfr al 2008 per colpa del conflitto d’interesse».

Il popolo del Carroccio, che ama discutere di politica entrando nel merito delle questioni, rivolge un applauso all’alto esponente diessino. Maroni, dal canto suo, restituisce il favore all’ex collega: «Bersani è stato un bravo ministro e ha il pregio di parlare chiaro. Quando parla si capisce, non come Follini».
Il direttore de la Padania Gianluigi Paragone apre poi le danze con la specialità della casa: la devolution.

«L’idea di una politica popolare ci accomuna» – è la premessa di Bersani, che vede nella riforma un indiscutibile successo del Carroccio: «Ma la riforma aggiunge ha creato un meccanismo difficilmente gestibile tanto è vero che noi chiameremo l’opinione pubblica a respingerla. Questo non vuol dire che il centrosinistra avrà un atteggiamento conservativo su questi temi: ho fatto l’amministratore locale e ho capito che il centralismo non funziona». Difende la devolution Francesco Speroni che a Bersani ricorda un analogo dibattito svoltosi qualche anno fa alla Festa dell’Unità di Modena.

«Il bicameralismo perfetto non ha senso perché entrambe le Camere fanno le stesse cose, ma rassicura Bersani sui livelli minimi essenziali della Sanità e dell’Istruzione scolastica. Alle Regioni passerà la competenza legislativa su questi temi ma non la discrezionalità sui livelli delle prestazioni che già oggi peraltro sono molti diversi da città a città e da Regione a Regione». «Proprio grazie alla devolution – aggiunge Maroni – possiamo garantire i servizi perché la riforma non consentirà più lo scaricabarile e permetterà di individuare facilmente chi è responsabile di cosa. Il nostro obiettivo è l’Europa delle Regioni, abbiamo iniziato un processo e la riforma non è ancora completata ma abbiamo introdotto un pilastro fondamentale come la competenza esclusiva. Il prossimo passo è il federalismo fiscale».

La platea esplode in un applauso fragoroso, ma il diessino ricorda che nel nostro Paese ci sono solo quattro Regioni che danno allo Stato più di quanto ricevono: Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto. Se queste si rifiutano di dare, l’Italia salta. E anche Bersani suo malgrado si prende l’applauso. Invitato a tracciare un bilancio del suo Ministero, Maroni dà i numeri di un Paese in ripresa. «In Italia l’occupazione aumenta costantemente dal 2001 e su 109 contratti 78 sono a tempo indeterminato.

Il mondo del lavoro è cambiato in quantità, +5% e qualità e per questo risultato dobbiamo ringraziare anche il professor Marco Biagi. Si poteva fare di più ma finché ci sono grandi aziende come Fiat che vanno all’estero non possiamo fare miracoli». Con i giornalisti infine il ministro del Welfare parla del suo futuro da sindaco. «Ringrazio Bossi per la fiducia che mi ha dato quando ha detto che dovrò decidere io cosa fare. Io ho dato la mia disponibilità a correre per la poltrona di sindaco di Varese qualche mese fa.

I giochi sono aperti. Abbiamo iniziato incontri con esponenti della Cdl per vedere se è possibile ricostituire un accordo o se la Lega andrà da sola. Decideremo con la sezione di Varese, ma quel che è certo è che il futuro sindaco di Varese sarà della Lega».

ALESSANDRO MONTANARI