Federazione Sindacati Indipendenti

Costo del lavoro: il metodo del costo standard

Il datore di lavoro ha necessità di conoscere in anticipo quale sarà il costo del personale che occupa in azienda e delle risorse umane che inserirà. Il metodo di calcolo più utilizzato è quello del costo standard. Come viene applicato?

Il costo standard rappresenta un valore “presunto” di costo annuo. Esso, infatti, è dato dalla somma dei cd. “costi diretti” e “costi indiretti” e non considera i fattori variabili nel corso dell’anno legati all’attività lavorativa (es. malattia).

Una volta determinato il costo presunto, il datore di lavoro potrà verificare mese per mese gli scostamenti del costo effettivo (comprensivo dei ratei maturati) rispetto alla stima iniziale rapportata ai 12 mesi dell’anno.

Costi diretti
I costi diretti sono costituiti in generale dagli importi lordi:

• della retribuzione mensile,
 
• delle mensilità aggiuntive,
 
• del Tfr.
 

Nel calcolo del costo annuo del personale, oltre ai diversi elementi che compongono la retribuzione corrente riconosciuta al lavoratore mensilmente (minimo contrattuale, ex indennità di contingenza, Edr, scatti di anzianità, ecc.), occorre considerare anche le mensilità aggiuntive.

Le mensilità aggiuntive sono una forma di retribuzione differita, la cui maturazione avviene infatti mese per mese, ma il cui pagamento è rinviato a determinati periodi dell’anno, generalmente a giugno e dicembre.

Generalmente le mensilità aggiuntive sono:

• la tredicesima (o gratifica natalizia): il diritto alla tredicesima, che viene corrisposta al lavoratore nel mese di dicembre, matura annualmente e va commisurato al servizio prestato nel periodo 1° gennaio – 31 dicembre;
 
• la quattordicesima: prevista dai Ccnl di alcuni settori produttivi (es. commercio), viene in genere corrisposta nel mese di giugno con riferimento ad un periodo di maturazione che va dal 1° luglio dell’anno precedente al 30 giugno dell’anno di erogazione.
 

Di norma l’importo della mensilità aggiuntiva corrisponde a quello della mensilità ordinaria in atto al momento del pagamento.

Alle mensilità aggiuntive si aggiungono le remunerazioni premiali legate ad obiettivi di performance individuale o aziendale, che solitamente vengono denominate “bonus”. In questo caso, a differenza delle mensilità aggiuntive, la corresponsione non è certa, ma solo eventuale.

Nel calcolo del costo occorre effettuare una stima delle ore di eventuale ricorso al lavoro straordinario.

Poiché spesso non è possibile prevedere in modo attendibile quante ore di prestazione aggiuntiva saranno richieste al lavoratore nel corso dell’anno, nel conteggio si potrà fare riferimento:

• al numero di ore di lavoro straordinario prestate dal lavoratore nell’anno precedente (se questo dato è disponibile);
 
• alla prestazione media di lavoro straordinario del personale addetto al medesimo reparto in un determinato periodo (es. anno precedente).
 

Il calcolo della retribuzione annua stimata per le prestazioni di lavoro straordinario richiede normalmente la determinazione dell’importo orario della retribuzione, calcolato sulla base del divisore contrattuale previsto dal Ccnl applicato.

Per esempio: nell’ipotesi del Ccnl Laterizi industria per ottenere la retribuzione oraria è necessario dividere la retribuzione mensile per il divisore contrattuale 174, mentre per il commercio il divisore è 168.

Per determinare la retribuzione annua stimata per lavoro straordinario occorre moltiplicare il risultato (che rappresenta il valore retributivo di un’ora di lavoro straordinario) per il numero di ore previste nell’anno.

Anche i compensi aggiuntivi per le festività cadenti in domenica o ex festività devono essere considerati nei costi diretti aziendali, se i contratti collettivi non prevedono la compensazione delle festività non godute con altrettanti giorni di riposo.

Infine, consideriamo il trattamento di fine rapporto. Esso viene determinato accantonando ogni anno una quota di retribuzione specifica che sarà rivalutata gli anni successivi, deve essere computato nella determinazione del costo presunto per i seguenti elementi:

• l’importo dell’accantonamento relativo all’anno in corso, che si determina dividendo per il divisore fisso di 13,5 la retribuzione utile, ovvero quella erogata in modo non occasionale (la quota annua è diminuita di una trattenuta pari allo 0,50% dell’imponibile previdenziale annuo destinata all’adeguamento delle pensioni);
 
• la rivalutazione del fondo accantonato negli anni precedenti. Poiché ad inizio anno non è possibile conoscere il coefficiente di rivalutazione da applicare al 31 dicembre, normalmente si utilizza come valore presunto il coefficiente di rivalutazione dell’anno precedente.
 

Costi indiretti
I costi indiretti sono rappresentati invece dagli importi dovuti dal datore di lavoro per le assicurazioni sociali. In particolare:

• contributi previdenziali, al netto di eventuali agevolazioni (es: rapporti di lavoro agevolati). Tali agevolazioni consistono sostanzialmente in una riduzione dell’aliquota, da applicare alla base imponibile per il calcolo dei contributi, che determina un risparmio del costo del lavoro indiretto;
 
• premi per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni Inail e relativa addizionale dell’1%;
 
• eventuale contribuzione ai fondi di previdenza complementare e di assistenza sanitaria integrativa e relativo contributo di solidarietà del 10%.
 

E’ opportuno ricordare che la Finanziaria 2006 ha introdotto a favore dei datori di lavoro, dal 1° gennaio 2006, un esonero dal versamento dei contributi sociali dovuti all’Inps, nel limite massimo complessivo dell’1%. La riduzione contributiva ha interessato, in via prioritaria, l’aliquota di finanziamento degli assegni per nucleo familiare (Cuaf).

Può accadere che il datore di lavoro, al momento del calcolo del costo standard, sia già a conoscenza di variazioni retributive o contributive previste nel corso d’anno. Le variazioni principali riguardano:

• la retribuzione, per effetto di aumenti previsti dalla contrattazione collettiva o per la maturazione di scatti di anzianità; in entrambe le ipotesi l’incidenza di tali variazioni su base annua richiede il calcolo delle mensilità ordinarie interessate dall’aumento (alle quali si aggiunge la tredicesima) e gli effetti economici sull’eventuale quattordicesima;
 
• la contribuzione, in questo caso è necessario elaborare due distinti prospetti di determinazione degli oneri sociali, da sommare tra loro.

Luglio 2006

a cura di Ipsoa, Redazione Internet. Tratto da: “Il metodo del costo standard” di Massimo Brisciani

Fonte: Guida alle Paghe – Ipsoa Editore