Federazione Sindacati Indipendenti

SANITA’: PRIMARI MA SOLO IN ESCLUSIVA CON L’SSN

ROMA – Un disegno di legge firmato da Livia Turco sara’ presentato in autunno per cambiare le norme del lavoro medico: primari e capi dipartimento dovranno lavorare in rapporto esclusivo con il servizio sanitario nazionale.

L’annuncio tocca uno dei nervi scoperti del sistema sanitario. La riforma sul lavoro in esclusiva con il servizio sanitario nazionale (per il quale i medici pubblici percepiscono in busta paga una indennita’ sostanziosa) non e’ infatti mai decollata in modo omogeneo e successivi interventi (come quello dell’ex ministro Girolamo Sirchia) hanno permesso che il meccanismo allargasse le maglie, vista anche la mancata organizzazione degli spazi nelle strutture pubbliche.

I medici pubblici possono infatti lavorare anche negli studi privati in virtu’ della cosi’ detta ‘intramoenia allargata’. Il sistema restera’ in vigore, grazie ad una proroga da poco approvata, per altri 12 mesi. Nel frattempo le aziende dovranno far decollare i meccanismo del regime di lavoro medico, pena il commissariamento dei manager. ”Oggi la scelta – ha ricorda il ministro – senza perdere alcuna prerogativa, si puo’ fare ogni anno”. Con le nuove norme pero’, ha anche specificato Turco, la reversibilita’ (cioe’ la possibilita’ di cambiare idea se lavorare in esclusiva o no con la struttura pubblica) verra’ legata ai tempi del contratto. Ora pero’ servira’ realizzare gli spazi dentro ospedali e aziende sanitarie per permettere ai medici di esercitare in attivita’ cosi’ detta di intramoenia (a tariffe fissate dall’ospedale, percependo solo una parte di quanto incassato).

”Siamo disposti a discutere un provvedimento legislativo che contempli l’esclusivita’ di rapporto per i primari, legandola alla durata dell|incarico, ma non possiamo accettare che questi principi siano completamente svincolati da altri due capisaldi della professione: la libera professione intramoenia e l|indennita’ di esclusivita’ di rapporto”, ha commentato Carlo Lusenti, Segretario Nazionale Anaao Assomed, il sindacato della dirigenza medica pubblica. ”Al Ministro vogliamo dire – ha aggiunto Lusenti – che il suo progetto stara’ in piedi solo se verra’ garantito una volta per sempre l’esercizio della libera professione intramoenia, abbandonando il sistema delle proroghe ad oltranza e reintroducendo i principi del decreto legislativo 229 in base ai quali la libera professione intramoenia rappresenta una regola per i medici”.

E il sindacalista ricorda anche che l’ammontare dell’indennita’ di esclusivita’ di rapporto e’ ferma da sei anni. La reintroduzione della esclusivita’ di rapporto di lavoro solo per i primari, ”e’ largamente insufficiente”, secondo il giudizio del segretario della medici della Cgil, Massimo Cozza. ”Si tratta certamente di una significativa inversione di tendenza rispetto al vigente supermarket di Sirchia – spiega il sindacalista – dove tutti i medici ogni anno decidono se lavorare solo nel pubblico oppure anche nel privato, ma non basta. I cittadini devono trovare negli ospedali medici, e non solo i primari, che hanno fatto la scelta di lavorare esclusivamente nella sanita’ pubblica”.

Cozza chiede cosi’ che l’esclusivita’ di rapporto valga per tutti i medici, con la possibilita’ della libera professione intramuraria nelle strutture pubbliche, ponendo fine all’attivita’ negli studi privati.

Immediate anche le reazioni politiche. Pino Sgobio, capogruppo dei Comunisti Italiani alla Camera dei Deputati, ha apprezzato gli intenti del ministro, criticato invece dal centro destra che lo ha accusato di illiberalita’. Cosi’ si sono espressi Domenico Di Virgilio (FI) e Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore di Fi, che giudicato di una “gravita’ straordinaria” l’annuncio del ministro. ”Siccome gli stipendi dei primari sono quelli che sono – spiega Cicchitto – e’ evidente che questa ipotesi rientra nella strategia di attacco alle professioni portate avanti dal centrosinistra (é gia’ toccato a farmacisti, notai, avvocati) e per altro verso in un disegno di smantellamento delle posizioni di qualita’ della sanita’ pubblica. Anche il parlamentare dei Verdi Tommaso Pellegrino prende le distanze dal testo.

”Non capisco perche’ il problema dell’incompatibilita’ tra pubblico e privato debba essere sollevato solo per i medici e non per tutte le altre professioni – ha detto il deputato – Mi risulta che i professionisti alle prese con due o piu’ attivita’ siano tantissimi”. Infine Raffaele Costa (Fi), presidente della Provincia di Cuneo ha espresso dubbi sul piano concreto. ”Sara’ necessaria non soltanto una riflessione politica – ha spiegato – bensi’ anche un confronto con le categorie interessate da un possibile provvedimento legislativo. Resta il comune consenso sul fatto che i problemi non debbono continuare a ribaltarsi sul paziente, soprattutto per quanto riguarda le liste d’attesa”.