Federazione Sindacati Indipendenti

Inefficaci i Contratti collettivi: dopo la scadenza le clausole sulla retribuzione

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

SENTENZA 30-05-2005, n. 11325

Svolgimento del processo

Francesco C. e Pasquale T., ex dipendenti delle Ferrovie dello Stato, collocati in quiescenza dall’ottobre al dicembre 1993, chiedevano al Pretore di Cosenza la condanna della s.p.a. Ferrovie dello Stato il pagamento della indennità c.d. una tantum prevista dal C.C.N.L. del 1994, o in subordine delle voci stipendiali integrative soppresse a decorrere dal gennaio 1993 e maturate fino alla data del loro collocamento a riposo.

Il Pretore adito rigettava la domanda principale ed accoglieva quella proposta in via subordinata, con decisione che il Tribunale di Cosenza confermava con la sentenza oggi impugnata. Secondo il giudice dell’appello, la previsione del punto 5-7 del nuovo contratto collettivo (relativo alla cessazione della efficacia, a partire dal 1 gennaio 1993, di tutte le clausole relative al trattamento economico previsto a titolo di salario integrativo, premio risultato quadri ecc.) dimostrava l’intento delle parti stipulanti di disporre retroattivamente la cessazione dell’efficacia delle clausole relative ai compensi premiali. Peraltro, ad avviso del Tribunale, il diritto dei lavoratori a tali prestazioni derivava dalla previsione dell’art. 33 del C.C.N.L. del 1990 – che includeva tra gli elementi aggiuntivi della retribuzione l’integrativo di cui all’accordo del 19 maggio 1990 – e non dalla contrattazione integrativa annuale, alla quale l’art. 3 dello stesso C.C.N.L. demandava solo il compito di stabilire l’ammontare dei compensi anno per anno e i criteri di riparto.

Il giudice dell’appello affermava quindi che il diritto ai compensi per l’anno 1993 non era escluso dall’avvenuta scadenza del C.C.N.L. del 1990, dovendosi applicare il principio secondo cui la scadenza del contratto collettivo non determina l’automatica cessazione delle clausole a contenuto retributivo; il nuovo contratto collettivo non poteva incidere sui diritti già acquisiti al patrimonio dei lavoratori.

Avverso questa sentenza la s.p.a. Rete Ferroviaria Italiana, già Ferrovie dello Stato, propone ricorso per Cassazione affidato a unico complesso motivo e illustrato da memoria. Gli intimati non si sono costituiti.

La causa è stata assegnata a queste Sezioni Unite per l’esame della questione, oggetto di contrasto in giurisprudenza, della perdurante efficacia anche dopo la scadenza delle clausole dei contratti collettivi relative al trattamento retributivo.

Motivi della decisione

1.1. Con l’unico complesso motivo si denunciano i vizi di violazione e falsa applicazione “dei principi in tema di efficacia e validità dei contratti di lavoro e della loro interpretazione”, violazione degli artt. 1362 e seguenti cod. civ., 1 e seguenti l. 8 agosto 1992 n. 359 e dell’art. 7 legge 14.1.1992 n. 438, difetto di motivazione su punti decisivi della controversia.

Per un primo profilo, la censura investe la ricostruzione dell’assetto negoziale compiuto con la sentenza impugnata, che ha ravvisato nella previsione dell’art. 33 del C.C.N.L. 1990/1992 la fonte degli istituti premiali ai quali si riferisce la pretesa azionata. Si osserva che l’art. 3 dello stesso C.C.N.L. non enunciava il diritto dei dipendenti a percepire trattamenti premiali, ma solo la possibilità di introdurre in sede di contrattazione integrativa, con dati limiti, componenti della retribuzione aventi funzione premiante. Il richiamato art. 33, esprimendo la nozione di retribuzione, collocava testualmente tra gli “elementi aggiuntivi della retribuzione” anche l'”integrativo di cui all’accordo 19 maggio 1990