Federazione Sindacati Indipendenti

Sanità, scontro Turco-Padoa Schioppa

Braccio di ferro sui tagli. La ministra chiede più soldi per il Fondo nazionale: almeno 96 miliardi
TICKET o tagli, forme di compartecipazione alla spesa oppure interventi diretti sulle cifre per contenere i costi del servizio sanitario pubblico: è su queste due posizioni che procede il braccio di ferro tra il ministro dell’Economia, Tomaso Padoa-Schioppa e il ministro della Salute, Livia Turco.

Ancora nessun accordo è stato raggiunto sulle cifre del fondo sanitario nazionale: le ipotesi sulle quali i tecnici stanno lavorando varierebbero dai 95 miliardi di euro (cifra proposta dall’Economia) ai 96 miliardi che il ministro della Salute intende raggiungere, fino ai 98 chiesti dalle Regioni.

I tecnici della Salute pensano sia possibile ottenere 1,2 miliardi di euro attraverso varie forme di compartecipazione: dai ticket per gli interventi non strettamente necessari per il pronto soccorso, al ticket per chi non si presenta dopo aver prenotato una visita, fino ai ticket per i ricoveri per i pazienti con alti livelli di reddito. Tutte ipotesi queste sulle quali non è stato raggiunto, secondo quanto si è appreso, ancora nessun accordo. Più netta la posizione del ministro dell’Economia, che vorrebbe mantenere il fondo sanitario entro la cifra dei 95 miliardi di euro.

Lo stesso ministro ha parlato di margini di risparmio. «C’è spazio per fare risparmi», ha spiegato Padoa-Schioppa – a cominciare «dal sistema dei protocolli in cui esiste un uso sovrabbondante della diagnostica, da prestazioni chirurgiche con rimborsi a carico del sistema troppo elevati, da Regioni con troppi posti letto rispetto agli standard» di riferimento. Risparmi che, dice il ministro, «miglioreranno la tutela della salute, perch‚ le inefficienze e gli sprechi di spesa impediscono di fornire nuovi servizi». Padoa-Schioppa ha poi sottolineato che «occorre abbattere le differenze tra le Regioni più avanzate e le altre e ridurre il numero delle diagnosi e quello dei giorni di degenza in ospedale».

«L’inefficienza o l’eccessiva spesa di una determinata prestazione sanitaria -afferma Padoa-Schioppa – non migliora il servizio. Nel nostro Paese – sottolinea il ministro – ci sono, ad esempio per le prestazioni chirurgiche, rimborsi troppo elevati rispetto agli standard internazionali. Una sperequazione che si evidenzia anche tra le diverse Regioni». Secondo Padoa-Schioppa, quindi, per migliorare i servizi e le prestazioni sanitarie tenendo sempre d’occhio i bilanci «ci sono spazi importanti per intervenire».

In serata però il ministro Turco ha negato che ci sia un braccio di ferro con Padoa Schioppa. Il ministro ha infatti voluto spiegare che il confronto al momento prevede una serie di ipotesi sulle quali il lavoro è comune. I livelli essenziali di assistenza non subiranno comunque alcun taglio. Ciò significa che il livello delle cure ora assicurate dal Servizio Sanitario Nazionale non verrà ridotto per contenere la spesa. Il ministro della salute ha chiesto invece che il fondo sanitario venga ancorato ad una cifra minima pari al 6,6% del Pil.

Ma il ministro sostiene anche la necessità di introdurre un sistema di controlli per interrompere il trend in crescita della spesa di alcune regioni. Per queste Turco propone un sistema di accompagnamento per aiutarle a rientrare nei livelli medi di spesa nazionale.