Federazione Sindacati Indipendenti

“Part-time prima della pensione”

La proposta di Nicolais per gli statali:
Per i dipendenti pubblici la pensione potrebbe essere preceduta da qualche anno di lavoro a tempo parziale. Questa è la proposta del ministro della Funzione Pubblica Luigi Nicolais che, in una intervista, ha parlato anche di sbocco delle assunzioni del pubblico impiego a partire dal 2007. Quella del part-time per il ministro è una formula che potrebbe interessare soprattutto il personale docente delle scuole. “Ne stiamo iniziando a discutere con i sindacati”, ha affermato.

Un’uscita morbida dal mondo del lavoro che da un lato riuscirebbe a sbloccare in parte il turn-over e dall’altro comporterebbe un risparmio per le casse dello Stato. ”Mi sembra una soluzione migliore rispetto ai prepensionamenti, i cui benefici finanziari sono tutti da dimostrare”, ha detto il ministro. Pensiamo alla scuola: “gli insegnanti possono avere interesse ad allentare il loro impegno continuando però a lavorare. Naturalmente la scelta dovrà essere volontaria”.

Il ministro ha poi parlato dello sblocco delle assunzioni. “Abbiamo quasi 150mila lavoratori precari. L’obiettivo è risolvere questo problema nell’arco di quattro anni, ovviamente con certi criteri: ad esempio dando la precedenza a chi ha già passato un concorso. Ancora non posso dire quante saranno le assunzioni nel 2007, ma inizieremo. Intanto dobbiamo togliere il blocco”.

Proposta di Nicolais a parte, il governo, stretto tra i malumori dei sindacati e le accuse dell’opposizione, sembra convinto ad andare avanti con l’obiettivo di attenuare lo “scalone” introdotto dalla riforma Maroni, che permette ai lavoratori di andare in pensione dal 2008 solo se si hanno 60 anni e almeno 35 di contributi versati. Da Cernobbio, dove ha partecipato ai lavori del seminario Ambrosetti, il premier Romano Prodi, ha spiegato la sua posizione sulla riforma delle pensioni: “Bisogna essere meno rigidi sull’età pensionabile, occorre introdurre il criterio della flessibilità: ci sono persone stanche di lavorare e altre che vogliono continuare”. Tuttavia, il presidente del Consiglio ha insistito sul fatto che occorre “lasciare libertà di scelta” in modo da “corrispondere alle esigenze di una società moderna”. Per questo motivo il premier ha annunciato di avere chiesto a Confindustria “di preparare degli schemi anche di part-time. Non ha senso un sistema previdenziale in cui uno lavora fino a 60 anni 8 ore al giorno” e all’improvviso “viene buttato fuori” e “non sa che cosa fare”, “dobbiamo creare dei modelli in cui chi sta al lavoro di più venga premiato, questa è la direzione”.

Il premier poi ha chiarito che “non si può togliere dalla Finanziaria alcun capitolo che abbia un’influenza così forte sui conti pubblici sul futuro”, bocciando, di fatto, la proposta del Guardasigilli Clemente Mastella che aveva auspicato di mettere fuori dalla Finanziaria il problema previdenziale: “Sarebbe più sobrio e corretto – ha detto Mastella – discuterne al di fuori di questo contesto, parlarne con serenità insieme ai sindacati, arrivando anche a primavera. Un governo di centrosinistra non può far finta che i sindacati non esistano”.

Continua dunque il confronto all’interno del governo, dove negli ultimi giorni si sono registrate posizioni diverse come quelle dei ministri Damiano e Padoa-Schioppa. Proprio su questo aspetto, è arrivato il duro commento di Sergio Cofferati: “Il governo deve parlare alle parti sociali sul tema delle pensioni una sola lingua – ha ammonito il sindaco di Bologna – su questi temi non si possono avere opinioni differenti”.