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Fondi nazionali, scontro tra Regioni

Ripartizione dei fondi per la Sanità: si profila un duro scontro tra le Regioni ricche e quelle alle prese con debiti da capogiro. Le prime sono capeggiate dalla Lombardia, le seconde dalla Campania. L’argomento sarà discusso nel corso della prossima Conferenza Stato-Regioni, convocata per domani.

Rischia di diventare una lotta tra governatori il tavolo della Conferenza dei presidenti delle Regioni, convocato da Vasco Errani, in programma giovedì a Roma. Da un lato ci sono le regioni ricche, Lombardia e Veneto in prima fila, con i conti della sanità in regola, pronte a difendere con i denti l’attuale sistema di ripartizione delle risorse.

Dall’altro, il fronte dei governi locali più in difficoltà con i bilanci delle Asl, come Lazio, Campania e Sicilia, alle prese con debiti da capogiro, duri piani di rientro, tagli alla spesa calibrati in almeno un triennio e nuovo indebitamento in funzione delle manovre di cartolarizzazione in corso.
Al centro c’è il Governo che, oltre a chiedere sacrifici annunciati con la prossima Finanziaria, è, tuttavia, pronto a mettere sul piatto dell’assistenza sanitaria risorse aggiuntive.

“Dai 98 ai 100 miliardi di euro — spiega Norberto Cau, delegato della presidenza della Regione Campania nel gruppo di lavoro per la riforma del decreto del 2000 sul federalismo fiscale – nel caso in cui vi fosse il disco verde alla proposta del Ministero di portare dal livello attuale, fissato al 6,1 per cento, al 6,6 per cento del prodotto lordo, l’entità del Fondo sanitario nazionale. La polemica di Roberto Formigoni contro il Governo è strumentale — aggiunge — in quanto la sua strategia è sostanzialmente tesa a condizionare le scelte del governo nelle decisioni finali non solo riguardo ai criteri di riparto dei fondi aggiuntivi, ma anche nella suddivisione tra risorse disponibili per tutti e finanziamenti dedicati a risanare le compagini con i conti in rosso”.

Campania, Sicilia e Lazio (quest’ultima con un deficit che nel 2005 è schizzato a oltre 2 miliardi di euro) assorbono da sole oltre la metà dello sbilancio di tutte le Regioni. Agli interventi correttivi richiesti dal ministro Tommaso Padoa Schioppa, come condizione per allargare i cordoni della borsa e corrispondere i fondi di ripiano del 2006, corrisponde la rivendicazione, da parte delle regioni sotto osservazione costrette a incrementare, nel 2006, le addizionali Irpef e Irap, di un’attenzione maggiore alle condizioni di svantaggio di partenza.

Fatto salvo il Patto sulla Salute, la linea di confine che divide Nord e Sud si sposta ora sulla quota di risorse da attribuire in via pressoché esclusiva alle Regioni che sforano di più sui conti. In buona sostanza si tratta di stabilire se i 98 miliardi della torta nazionale di finanziamenti disponibili dal 2007 per le attività di Asl e ospedali, dovranno riservare una quota di un solo miliardo ai ripiani o se tale fetta debba raggiungere i 2 o 3 miliardi come richiesto dalla Campania e dal Lazio.
Una partita tutta da giocare più sul filo della politica che sul piano tecnico ed economico.