Federazione Sindacati Indipendenti

Tra socio e cooperativa non è sufficiente l’elemento che caratterizza la subordinazione

Se è vero che i soci di una cooperativa di produzione e lavoro possono prestare la propria opera in condizioni sia di subordinazione che di autonomia, nel caso in cui la cooperativa intimi il recesso, il socio-lavoratore non può appellarsi alla normativa sul licenziamento.

Il rapporto che lega il socio alla società coopertativa non è un “rapporto unico”: i soci di una cooperativa di produzione e lavoro, infatti, possono prestare la propria opera in condizioni sia di subordinazione che di autonomia .

La Cassazione, con la sentenza n. 28649, è recentemente intervenuta per dirimere una controversia tra alcuni soci lavoratori e una cooperativa che aveva intimato loro il recesso.

Le caratteristiche dei soci lavoratori nelle cooperative
Nell’ambito della categoria dei soci cooperatori esistono i soci lavoratori. La legge n. 142/2001 li individua in coloro che intrattengono con la cooperativa un duplice ordine di rapporti:

1. il rapporto associativo;
 
2.il rapporto di lavoro.
 

L’assunzione della qualità di socio conduce al diritto-dovere di partecipare alle vicende legate al capitale sociale, al rischio d’impresa, ai risultati economici, ecc. Inoltre tale categoria di soci parteciperà alla formazione e alla elezione degli organi sociali, nonché all’elaborazione dei piani di sviluppo aziendali.

Per i soci lavoratori, la legge n. 142/2001, così come modificata dalla legge n. 30/2003, prevede un particolare trattamento nei casi di aumento gratuito di capitale o di attribuzione di azioni di partecipazione cooperativa.
Tale trattamento economico aggiuntivo non configura l’assegnazione straordinaria di utili sotto forma di azioni a favore

Relativamente all’aspetto che concerne il rapporto di lavoro, la cooperativa può instaurare con il socio lavoratore:

1.un rapporto di lavoro subordinato;
 
2.un rapporto di lavoro autonomo.
 

Ai soci lavoratori dipendenti si applicano le norme relative all’art. 2 della legge n. 142/2001, allo statuto dei lavoratori (resta tuttavia escluso il reintegro nel posto di lavoro, ai sensi dell’art. 18, per licenziamento ingiustificato), e sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

L’apporto lavorativo del socio può avvenire anche attraverso un contratto individuale a tempo parziale, consentendo così al socio lavoratore di prestare la propria attività in cooperativa tramite contratti di lavoro del tipo part?time orizzontale, verticale, ecc.

In presenza dei soci lavoratori subordinati, l’art. 6 della legge di riforma, impone l’adozione di un regolamento interno (che ogni assemblea di cooperativa di produzione e lavoro è tenuta ad adottare), in cui venga individuata la tipologia dei rapporti che si intendono attuare, in forma alternativa, con i soci lavoratori.

Per quanto riguarda il rapporto di lavoro autonomo, la riforma ha consentito la piena legittimazione del socio lavoratore autonomo nelle cooperative. Il rapporto potrà essere svolto anche attraverso:

• forme contrattuali previste dalla legge, quali ad esempio quelle che regolano i rapporti di collaborazione coordinata non occasionale.
 
• forma autonoma di tipo professionale (con iscrizione ad albi, ordini professionali, dei relativi soggetti),
 
• contratti di collaborazion a progetto (previsti dalla riforma Biagi).
 

Deve inoltre essere sottolineato che il lavoro autonomo non dovrà essere di natura occasionale.

Infine, la legge prevede che l’estinzione del rapporto di lavoro si verifica in occasione del recesso e dell’esclusione del socio.
In questo caso è il regolamento interno a svolgere un ruolo di coordinamento con lo statuto, per poter mettere in relazione gli effetti della cessazione del rapporto di lavoro rispetto a quello associativo e, viceversa, gli effetti derivanti dalla cessazione del rapporto associativo rispetto a quello di lavoro.

Il fatto
Con la sentenza n. 28649 del 23 dicembre 2005, la Corte di Cassazione – Sezione lavoro, è stata chiamata a dirimere una controversia tra alcuni soci lavoratori e una cooperativa che aveva intimato il recesso a causa del venir meno di un contratto di appalto.

Il rapporto che lega il socio alla società, come visto, non è configurabile come rapporto unico. In caso di intimazione del recesso da parte della cooperativa, il socio-lavoratore non può appellarsi alla normativa sul licenziamento. E ciò anche se, nel corso dello svolgimeto dell’attività lavorativa, il rapporto tra le parti è stato disciplinato sulla base di una serie di istituti propri del lavoro subordinato, come l’assunzione, il periodo di prova, l’applicazione delle norme contrattuali collettive, l’intimazione del licenziamento, ecc.

I Supremi giudici hanno precisato che, per accertare la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato tra il socio lavoratore e la cooperativa, non è suficiente il riscontro degli elementi caratterizzanti la subordinazione:

• obbligo di osservare orari predeterminati,
 
• retribuzione fissa,
 
• applicazione di norme collettive,
 
• assoggettamento a poteri direttivi e disciplinari,
 

perché tutti tali elementi caratterizzano anche la posizione del socio lavoratore assunta in virtù del rapporto sociatario.

maggio 2006

a cura di Ipsoa, Redazione Internet. Tratto da: “Tra socio e cooperativa non è sufficiente l’elemento che caratterizza la subordinazione” di Bruno Pagamici.

Fonte: PMI – Il mensile della piccola e media impresa – Ipsoa Editore