Federazione Sindacati Indipendenti

Sanità: se il cittadino è degradato a “cliente”

Riceviamo e pubblichiamo:

La sfilza di dichiarazioni rilasciate in questi giorni riguardo l’Ospedale di Saronno sono un raro esempio di come si possa parlare per ore di una questione senza toccarne la sostanza. Visto che i tanti consiglieri e funzionari hanno bisogno di un “aiutino”, glielo diamo noi.

Parlare di fondazione significa parlare di privatizzazione della sanità. Chi è andato più vicino ad azzeccare la questione è stato l’assessore alla sanità, definendo la fondazione ospedaliera a Saronno un possibile elemento “di turbativa degli appalti”. Tutto vero. Decidere di varare la fondazione significherebbe mettere il sistema sanitario saronnese nelle mani degli imprenditori (o cooperative, magari di ispirazione “politicamente allineata”) con tutte le ricadute immaginabili in uno scenario del genere.

Ad aiutare i saronnesi a farsi un’opinione, per fortuna, ci ha pensato Formigoni: le recenti modifiche al sistema di prenotazione degli esami medici sono un bell’esempio di come il governatore consideri i diritti dei cittadini. Formigoni non si limita a privatizzare i servizi, fa di peggio: crea monopoli privati che hanno campo aperto per fare business sulla pelle dei lombardi. Crediamo forse che un qualsiasi cittadino accetterebbe (anche da parte di un privato) il sistema del “prima paghi poi ti visito”? Proviamo a immaginare lo stesso meccanismo in un altro ambito. Prenoto un appuntamento dal parrucchiere e vengo avvisato che se non mi presento o non motivo la mia assenza adducendo “gravi motivi” dovrò pagare lo stesso una prestazione mai goduta. Sarebbe credibile? Non lo accetteremmo dal nostro (magari gentilissimo e simpaticissimo) parrucchiere, perché dovremmo farlo quando in ballo c’è la nostra salute? La fondazione poggia sullo stesso ragionamento: non solo il cittadino è degradato a “cliente”, ma vive anche una situazione di sudditanza e incertezza, diventando per l’ospedale una fonte di guadagno ancor prima di essere una persona bisognosa di aiuto.

A non convincere sono anche le ipotesi di creazione di una “Azienda Sanitaria Saronnese”. Tutta la questione dell’autonomia, infatti, è mal posta. La vera domanda è: possibile che non si riesca a decidere uno stanziamento di fondi sufficiente? Su questo tema non ci sono scuse o alibi. Si tratta, esclusivamente, di volontà politica. Il diritto alla salute deve essere garantito a tutti e tutte, senza alcun vincolo di reddito, cittadinanza, appartenenza. Le risorse per garantire un diritto sancito dalla Costituzione si trovano laddove è naturale che sino reperite: nella fiscalità generale (ovvero le tasse che tutti paghiamo). Pensare che le istituzioni non siano in grado di gestire queste risorse in modo da garantire il necessario per un ottimo (e sottolineo ottimo) funzionamento dell’Ospedale di Saronno è semplicemente sconsolante. Quando la Regione propone la fondazione come strumento per migliorarne la gestione, si auto-denuncia per grave incapacità. Quando si propone (o si applica) l’introduzione dei ticket, si pone una seria ipoteca sui diritti dei cittadini.

L’ultima nota riguarda la pervicacia dell’Avv. Gilli nel sostenere la natura “pubblica” della fondazione. Se il nostro Sindaco si ricordasse, ogni tanto, di sfogliare il Codice Civile della nostra bella Repubblica, potrebbe constatare come le fondazioni siano citate nel Libro primo, Titolo secondo, Capo primo, articolo 12 che è intitolato “Persone giuridiche private”. Ogni tanto, Signor Sindaco, un ripasso non guasta.