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Cè: «Sanità lombarda in salute nonostante Roma»

La Lombardia presenta il conto al governo per investire nella sanità. Al Pirellone servono centinaia di miliardi per ammodernare strutture sanitarie, piccola parte dei 34mila miliardi di vecchie lire che lo Stato e altre Regioni devono alla Lombardia. In attesa degli stanziamenti da parte del governo e richiamando su questo l’attenzione del ministro Turco, l’assessore lombardo alla Sanità, Alessandro Cè si guadagna i galloni sul campo e, dopo aver… …ottenuto dal Pirellone l’avvallo al piano pluriennale degli investimenti in Sanità che prevede una spesa complessiva di oltre 823milioni di euro, in questi giorni conclude le sue visite negli ospedali.

«Voglio vedere di persona come funzionano le strutture ospedaliere nella nostra Regione, l’offerta dei servizi dati al cittadino e la gestione delle strutture per valutare con i direttori generali le priorità d’intervento su ogni singolo presidio».
Cè ha visitato in questi mesi una ad una le strutture lombarde e ieri, dall’azienda sanitaria Salvini di Garbagnate, ha cominciato a fare il punto della situazione.

«In ogni ospedale – ha affermato Cè – abbiamo fatto un’analisi approfondita delle situazioni, scegliendo di verificare lo stato delle cose sul campo».

Nelle visite, afferma l’esponente del Carroccio seguito da componenti della struttura regionale «ci siamo fatti delle impressioni generali che andranno confrontate con i direttori generali delle singole aziende ospedaliere. Nel caso di Rho, ad esempio, mi pare ci siano delle necessità per quanto riguarda ristrutturazioni e adeguamenti, ma molto è stato fatto e siamo in dirittura di arrivo per l’apertura di nuove sale operatorie entro la fine dell’anno».

La Regione, infatti, ha schiacciato sull’acceleratore mettendo in cantiere numerose opere che riguardano ben 71 aziende ospedaliere che toccano tutte le province. Su questo però arriva la stoccata al governo di Roma «noi abbiamo fatto tutto quello che dovevamo, abbiamo stanziato quanto di nostra competenza e concluso a livello burocratico tutti gli iter necessari già da qualche mese (la delibera del Pirellone è dell’11 maggio scorso, ndr). Ora sta al governo confermare gli stanziamenti che in alcuni casi sono ingenti e senza i quali i lavori vedrebbero rallentamenti. Siamo in attesa di conferme dal ministro Turco».

In effetti solo per quanto riguarda la Salvini di Garbagnate sono attesi da Roma circa 81milioni di euro, per un investimento complessivo di 142 milioni. Stesso discorso vale per gli Ospedali Riuniti di Brescia, dove sono attesi 20milioni di euro, Vizzolo Predabissi (Mi) con 20 milioni o Lodi con 17milioni.

«Certo – puntualizza il consigliere regionale del Carroccio, Fabrizio Cecchetti – detto così sembra che stiamo chiedendo soldi al governo con finanziamenti “a pioggia”, ma è giusto ricordare che la Lombardia ha un credito con lo Stato e altre Regioni che ammonta a 17 miliardi e 200milioni di euro. La realtà è che non facciamo la questua a nessuno, ma chiediamo solo parte dei soldi che ci sono dovuti».
La Lombardia malgrado tutto sceglie di investire nei suoi ospedali, sfatando le voci di chiusura di alcune realtà locali «spesso lanciate prima delle tornate amministrative per incutere timore nella gente» chiosa Cecchetti.

Ma ad oggi non ci sono motivi per pensare a degli stop, quindi l’assessore manda avanti le macchine a massima forza. Secondo Cè l’importante in questa fase è «studiare dei piani di razionalizzazione che consentano il miglior servizio al cittadino con l’impiego più efficiente del denaro pubblico per raggiungere il miglior equilibrio, dando al contempo alla gente la garanzia che i soldi vengono spesi al meglio».

Per questo l’obiettivo è quello di avere centri di eccellenza per le problematiche dovute a casi di emergenza e che questi vengano affiancati da una rete di aziende locali che possano seguire la riabilitazione dei malati. «Se un paziente deve essere operato per una grave patologia è logico che l’intervento avvenga in una struttura ad alta capacità e con grandi volumi di utenza che assicuri maggiore esperienza da parte delle equipe e strutture più avanzate. In seguito chi viene sottoposto a interventi potrà seguire la riabilitazione, che spesso dura per periodi molto lunghi, in strutture più vicine a casa senza fare lunghi viaggi».

Secondo Cè i dati sono evidenti: «strutture ad alta ricettività sono più efficienti» ma accanto a loro va assicurata una presenza capillare sul territorio che possa «dare certezze al cittadino». Nessuna chiusura in vista quindi, anzi rilancio della Sanità per mantenere livelli che permettono agli ospedali lombardi di essere considerati tra i migliori del Paese, il tutto «razionalizzando le risorse umane ed economiche in campo e facendo sempre molta attenzione a come vengono spesi i soldi della gente».

a.morelli@lapadania.net