Federazione Sindacati Indipendenti

Le proposte di riordino della Sanità di Livia Turco

Le proposte di riordino della Sanità di Livia Turco.
Sanità, la cura della Turco
«Metteremo tre ticket e cerchiamo nuovi fondi»
Ho letto, sul giornale La Stampa, una intervista a Livia Turco, Ministra della Sanità, ecco un estratto delle sue proposte piu’ interessanti e che faranno discutere sicuramente l’Unione.

Domanda. Lo spreco piu’ intollerabile: gli stanziamenti inutilizzati.
Risposta: “Sanità non significa voragine di soldi dei contribuenti. Appena ho messo piede al ministero ho scoperto soldi stanziati e non spesi per ammodernare la rete ospedaliera. È vergognoso che la pubblica amministrazione debba ancora imparare che il fattore tempo in politica è decisivo. Lo spreco più intollerabile sono gli stanziamenti inutilizzati per radioterapia, ospizi per pazienti terminali, cure “intramoenia”, strumenti diagnostici. Corriamo ai ripari con una nuova norma che consentirà gli investimenti in sanità per aggiornare tecnologie e strutture, soprattutto nel Mezzogiorno.La sanità deve diventare fattore di sviluppo e non solo misura di equità”.

Domanda: Ricette e ricoveri facili costano ogni anno allo Stato dieci miliardi di troppo…
Risposta: Non se ne può più del tam tam su malasanità e sprechi. Come ministro sento il dovere etico di promuovere una campagna che metta in risalto la tanta buona sanità che c’è in Italia, altrimenti si dice il falso, si crea sfiducia nei cittadini e si viene meno alla promozione del diritto alla salute. Ci sono ottimi professionisti nei nostri ospedali e l’Organizzazione mondiale della sanità certifica che il sistema italiano è uno dei migliori. Certo, è difforme (un conto sono la Toscana e l’Emilia, un altro purtroppo il Mezzogiorno) e perdurano gravi sprechi.Ci sono medici straordinari che chiedono di essere valorizzati nella loro professionalità, di essere coinvolti, di contare di più e che non di soldi. Poi esistono anche i fannulloni che pensano a scappare subito dall’ospedale pubblico per andare in clinica. Grazie a Dio, però, malgrado il governo Berlusconi abbia sciaguratamente tolto l’esclusività di rapporto, il 95% dei medici ha scelto le strutture pubbliche.”

Domanda:Ora il braccio di ferro è sul fondo sanitario nazionale: il ministro Padoa-Schioppa propone 95 miliardi di euro, lei ne chiede 96, le Regioni 98. Come finirà?
Risposta: “Come si vede le distanze non sono enormi, quindi troveremo un accordo. Garantisco che non ci saranno tagli, bensì un adeguamento di risorse per la sanità pubblica e la discussione sull’entità è in corso con le Regioni. La sfida è far uscire la sanità dall’eterna emergenza con un chiaro meccanismo di definizione del fabbisogno e di finanziamento. Negli ultimi cinque anni la spesa sanitaria ha avuto una crescita annua reale del 4% e nominale del 6%. Noi, invece, abbiamo un tendenziale scritto nel Dpef del 2006 che è di 103 miliardi di euro. La nostra priorità, quindi, non è tagliare ma raffreddare l’aumento della spesa sanitaria. E ciò intervenendo non sui livelli di assistenza, bensì sulle inefficienze”.

Domanda: Ma le Regioni che spendono troppo?
Risposta: “Non voglio prevaricare l’autonomia regionale, però efficienza significa equità. Con le Regioni stiamo facendo l’elenco, ci sono prestazioni che vanno escluse dalla “copertura” e altre, come l’epidurale e le cure odontoiatriche, che devono diventare gratis. Il costo dei livelli essenziali d’assistenza deve diventare omogeneo sul territorio nazionale e come punto di riferimento assumeremo la performance migliore. Le apparecchiature e l’uso delle tecnologie costano molto, quindi serve uno strumento di valutazione per decidere quali siano davvero necessarie. Oggi la modalità degli acquisti genera spreco, quindi va centralizzata, accorpando le Asl come hanno già fatto Regioni come il Piemonte. Contro l’eccesso di prescrizioni di farmaci, esami e visite specialistiche puntiamo sulla responsabilità dei medici di famiglia”.

Domanda: Via libera ai ticket, quindi?
Risposta:”Studiamo forme di compartecipazione alla spesa come i ticket per gli interventi non strettamente necessari di pronto soccorso, per chi non si presenta dopo aver prenotato una visita (una misura già applicata in Toscana) e per i ricoveri di pazienti con alti livelli di reddito. Don Milani ci ha insegnato che nulla è più ingiusto che fare parti uguali tra disuguali. L’universalismo deve garantire la qualità a tutti. Il fine del Welfare è che nell’ospedale pubblico ci vada l’operaio e l’industriale. Ma il costo va sostenuto in base del reddito. La Finanziaria, con la “tassa di scopo”, creerà un fondo per i non autosufficienti. Un contributo di solidarietà per l’assistenza domiciliare: a vantaggio delle famiglie e delle casse del Ssn. Finora in mancanza di servizi sociali e di centri di riabilitazione, il carico ricade sulla sanità pubblica».

Considerazioni finali.

Condivido la filosofia che “nulla è più ingiusto che fare parti uguali tra disuguali”. Il cittadino dovrebe pagare le tase in rapporto al proprio reddito. Il sistema sanitario deve essere universalistico, ma per essere universalisto deve essere selettivo, deve appunto garantire i livelli esenziali di assistenza, il di piu’ è giusto che sia a carico del singolo .
Le proposte della Turco sono molte le riassumo:
* tassa di scopo per finanziare il fondo per i non autosufficienti;
* contributo di solidarietà per l’assistenza domiciliare;
* ticket per gli interventi non strettamente necesari di pronto socorso e per i ricoveri di pazienti con alti livelli di dettito;
* ridefinizione dei livesi essenziali di assistenza;
* rilanciare la modernizzazione delle struture ed evitare ” investimenti” inutili;
* lanciare una campagna che evidenzi la buona sanità che il sistema paese sta producendo.

Insomma..Mi pare un bel paccheto di proposte. Anche in questo caso l’appello all’Unione è quello di discutere possilmnete senza farci del male. In questo, la sinistra è spacialista.
storti@welfareitalia.it