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Calabria, più assistiti che abitanti la denuncia della Regione

CATANZARO – In migliaia di casi si trattava di persone morte da anni, in altri di pazienti che si erano trasferiti da tempo al nord o all’estero, poi c’erano gli assistiti che semplicemente avevano deciso di cambiare dottore. Complessivamente 400 mila “utenti fantasma”, mai cancellati dagli elenchi dell’assistenza sanitaria regionale, per i quali la Calabria ha continuato a pagare il medico di famiglia. Le prime stime parlano di trenta milioni di euro l’anno che, erroneamente, venivano accreditati a 3 mila e 500 medici territoriali.

L’ennesimo buco nero della sanità calabrese è stato scoperto dall’assessore regionale Doris Lo Moro, che al suo insediamento tra i primi provvedimenti aveva chiesto la verifica dell’anagrafe sanitaria e la relativa meccanizzazione di un settore “dimenticato”. Così ora si è scoperto che quegli elenchi erano gli stessi dal 1982, vecchie liste alle quali venivano aggiunti nuovi nomi, a seconda delle richieste, ma da cui non si cancellava praticamente nessuno. Che ci fosse qualcosa di poco chiaro Doris Lo Moro l’ha capito subito, quando ha scoperto che la Regione pagava l’assistenza per 2milioni 396 mila e 875 persone a fronte di una popolazione che non supera i 2 milioni. Da qui la scelta di dare un’occhiata agli elenchi.

La prima scrematura c’è stata quando gli uffici dell’assessorato alla Sanità hanno preteso che gli assistiti venissero identificati attraverso l’uso del codice fiscale al posto dei semplici dati anagrafici. Con questo metodo sono emersi subito centinaia di casi di omonimia, di pazienti che, avendo il doppio nome, erano registrati ora con l’uno ora con l’altro. Il grosso però è saltato fuori quando i tecnici hanno incrociato i dati regionali con quelli dei comuni. Lì è venuto fuori di tutto. Gente che era morta da dieci anni, famiglie intere trasferitesi al nord Italia o anche nella stessa regione: ogni nuovo domicilio un nuovo medico, senza che nessuno si preoccupasse di farlo sapere alle Asl che tenevano i registri. Si è scoperto che inconsapevoli cittadini risultavano in cura da più medici di base.

Spiega l’assessore Lo Moro: “I professionisti, per quanto ne sappiamo, non c’entrano nulla. Altri hanno fatto l’errore di non aggiornare gli elenchi. Ora abbiamo il dovere di avviare le procedure per recuperare almeno cinque anni di crediti versati ingiustamente, è una questione di legalità. Lo faremo assieme alle associazioni dei medici di base, facendo attenzione a non creare problemi. Il dato più importante è che, da subito, la Regione risparmierà alcune decine di milioni di euro”.