Federazione Sindacati Indipendenti

EUTANASIA: MALATO TERMINALE A NAPOLITANO “VOGLIO MORIRE”

(AGI) – Roma – Video appello di un malato terminale al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, per ottenere il diritto a togliersi la vita: Piergiorgio Welby – co-Presidente dell’Associazione Luca Coscioni, sofferente di distrofia muscolare progressiva – ha inviato una drammatica lettera aperta al Presidente della Repubblica per denunciare la sua situazione di malato terminale. “Questo mio grido – dice Welby dal letto in cui e’ immobilizzato – non e’ di disperazione ma carico di speranza umana e civile per questo nostro Paese”.



  Welby spiega lo stato d’animo di una persona che non ha piu’ speranza di guarire e si augura solo di non svegliarsi la mattina. “Io amo la vita, Presidente. Vita e’ la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Io non sono ne’ un malinconico ne’ un maniaco depresso…morire mi fa orrore, purtroppo cio’ che mi e’ rimasto non e’ piu’ vita…e’ solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non e’ piu’ mio…e’ li’, squadernato davanti ai medici, assistenti, parenti. Montanelli mi capirebbe. Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c’e’ pieta’”. Welby precisa che non sta invocando per se’ “una ‘morte dignitosa’. No, non si tratta di questo. E non parlo solo della mia, di morte. La morte non puo’ essere ‘dignitosa’; dignitosa, ovvero decorosa, dovrebbe essere la vita”. L’eutanasia, insiste, “non e’ ‘morte dignitosa’ ma morte opportuna. Non ci si trova in presenza di uno scontro tra chi e’ a favore della vita e chi e’ a favore della morte: tutti i malati vogliono guarire, non morire”.


  Welby ricorda, quindi, le parole del Papa sulla inviolabilita’ della vita umana, dal concepimento fino al suo termine naturale. E si chiede: “Ma che cosa c’e’ di naturale in una sala di rianimazione? Che cosa c’e’ di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c’e’ di naturale in uno squarcio nella trachea e in una pompa che soffia l’aria nei polmoni? Che cosa c’e’ di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l’ausilio di respiratori artificiali. Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente biologica io credo che questa sua volonta’ debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico”.(AGI)