Federazione Sindacati Indipendenti

Rapporto di pubblico impiego: criteri di qualificazione forniti dalle SS.UU.

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Sentenza 28 giugno 2006, n. 14847

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. Giovanni PRESTIPINO – Primo Presidente f.f. –

Dott. Paolo VITTORIA – Presidente di sezione –

Dott. Michele VARRONE – Consigliere –

Dott. Enrico ALTIERI – Consigliere –

Dott. Ugo VITRONE – Consigliere –

Dott. Giulio GRAZIADEI – Consigliere –

Dott. Mario CICALA – Consigliere –

Dott. Mario FINOCCHIARO – Consigliere –

Dott. Giovanni AMOROSO – Rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

D.A.N. elettivamente domiciliato in ROMA, VIA XXXX 21, presso la sig.ra M. C., rappresentato e difeso dall’avvocato GIOVANNI SALVIA, giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro MINISTERO DEL LAVORO E POLITICHE SOCIALI, in persona del Ministro pro tempore, domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 289/03 della Corte d’Appello di POTENZA, depositata il 21/03/03; ‘ udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 11/05/06 dal Consigliere Dott. Giovanni AMOROSO;

uditi gli avvocati Giovanni SALVIA, Ettore FIGLIOLIA dell’Avvocatura Generale dello Stato;

udito il P.M. in persona dell’Avvocato Generale Dott. Domenico IANNELLI che ha concluso per l’accoglimento i del ricorso (giurisdizione del giudice ordinario)

1. Con ricorso al tribunale di Potenza in data 13.3.2001 D.A.N. chiedeva accertarsi il diritto di credito alla somma di £. 62.051.077 per inadempimento contrattuale della Amministrazione statale del negozio sottoscritto in data 6.7.1989 ed alla somma di £. 30.769.232 a titolo di ristoro del danno per ingiustificato differimento del rinnovo del contratto, oltre accessori e spese.

Deduceva il ricorrente di aver sottoscritto un contratto di diritto privato della durata di anni tre avente ad oggetto l’attribuzione dell’incarico di Direttore dell’Agenzia Regionale per l’Impiego della Basilicata; di essere stato immesso nell’incarico con effetto dalla data di sottoscrizione, chiedendo ed ottenendo dall’ente di provenienza il collocamento in aspettativa. Aggiungeva di aver sottoscritto in data 19.12.1989 una clausola aggiuntiva con la quale l’Amministrazione subordinava l’immissione nell’incarico alla registrazione del contratto da parte della Corte dei Conti, e di essere, pertanto, stato invitato a sospendere l’attività con nota in data 14.02.1990, senza ricevere alcuna retribuzione, e senza poter rientrare nell’Amministrazione di provenienza e di aver infine ripreso servizio, a seguito dell’avvenuta registrazione del contratto, solo in data 23.4.1990 fino al 17.3.1993.

Ricordava infine che il contratto di lavoro era stato prorogato alla prima scadenza fino al 22.4.1996 e nuovamente stipulato in data 3.10.1996.

Ciò premesso in punto di fatto, il ricorrente deduceva l’illegittimità della mancata corresponsione delle competenze per il periodo tra l’immissione in possesso, avvenuta subito dopo la stipula del contratto, e la registrazione del contratto stesso da parte della Corte dei Conti; secondo il ricorrente la registrazione, operando come condicio iuris, consentiva che il contratto dispiegasse i suoi effetti con efficacia retroattiva, con la conseguenza che il vincolo doveva ritenersi esistente ab origine e dovuta la prestazione per avere il dipendente continuato a svolgere le sue funzioni.

Deduceva inoltre la illegittimità del differimento del rinnovo avvenuto non automaticamente, alla scadenza nel marzo 1996, ma a seguito della emanazione di un nuovo decreto e della stipula di un nuovo contratto, malgrado il d.l. n, 330/1996, disponesse la proroga o la rinnovazione automatica del contratto.

Agiva quindi per il riconoscimento del suo credito, l’uno nascente da un inadempimento contrattuale della P.A., l’altro da una ingiustificata condotta di differimento di atto dovuto.

Si costituiva il Ministero del lavoro ed eccepiva il difetto di giurisdizione del tribunale ordinario in favore del giudice amministrativo; nel merito chiedeva il rigetto del ricorso.

Con sentenza n. 375/2001 il Tribunale di Potenza in composizione monocratica ed in funzione di giudice del lavoro, ritenuta la propria giurisdizione, accoglieva la sola domanda relativa al periodo lavorativo 6.7.1989-19.12.1989, respingendo per il resto il ricorso; condannava il Ministero al pagamento delle spese di lite.

2. Avverso tale decisione interponeva appello l’Amministrazione, deducendo ancora, in via pregiudiziale, il difetto di giurisdizione del giudice ordinario in favore del giudice amministrativo.

Con sentenza n. 289/2003 del 27 febbraio – 21 marzo 2003 la Corte di appello di Potenza dichiarava il difetto di giurisdizione del giudice ordinario.

3. Avverso questa pronuncia ricorre per cassazione il C.G. con un unico motivo.

L’Amministrazione intimata resiste con controricorso.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Nell’unico motivo di ricorso il ricorrente sostiene che la sentenza resa dalla Corte dì appello di Potenza ha erroneamente declinato la propria giurisdizione. Osserva che, in materia di rapporti di lavoro con enti pubblici economici, la giurisdizione del giudice ordinario trova la propria fonte nella regola generale del riparto secondo cui trattandosi di rapporti contrattuali di diritto privato il lavoratore rispetto ad essi non può che vantare diritti soggettivi. Nella fattispecie in esame la giurisdizione dell’A.G.O. deve essere affermata essendo la disposizione normativa che ha istituito l’incarico di direttore dell’Agenzia Regionale per l’impiego a qualificarlo come incarico di lavoro a termine di diritto privato (art. 24, comma 3, L. 28.2.87 n. 57).

2. Il ricorso è fondato.

Premesso che la controversia in esame ha ad oggetto una vicenda che si colloca interamente prima del termine del 30 giugno 1998 previsto dall’art. 69, comma 7, d.lgs. 30 marzo 2001 n. 165, deve rilevarsi che questa Corte (Cass., sez. un., 25 novembre 2004, n. 22231) ha più volte affermato che in tema di riparto delle controversie fra giurisdizione ordinaria e giurisdizione esclusiva amministrativa, deve ravvisarsi un rapporto di pubblico impiego ogni volta che tra un ente pubblico ed un soggetto privato venga costituito un rapporto non occasionale di locazione di opere, con il conseguente inserimento del secondo nell’organizzazione amministrativa del primo, per il perseguimento di finalità attribuite al medesimo dalla legge, e tale natura pubblicistica dell’impiego non è esclusa né dalla mancanza di un atto formale di nomina, né dall’assenza di stabilità o dall’apposizione di un termine (essendo sufficiente che le prestazioni del dipendente abbiano carattere continuativo, ancorché provvisorio), né, infine, dall’assoggettamento del rapporto alla disciplina sostanziale dettata da un contratto collettivo di diritto privato; tale principio subisce deroga nel caso di inserimento del lavoratore in una struttura separata ed autonoma dell’ente gestita con criteri imprenditoriali, consistenti nella tendenziale equiparazione dei costi ai ricavi, ovvero, ancora, nel caso in cui sia la legge a qualificare privato il rapporto di lavoro (conf, Cass., sez, un., 15 ottobre 2002, n. 14614; Cass., sez, un., 23 novembre 2000, n. 1202). In particolare Cass. n. 14614/2002 cit. ha ritenuto decisivo al fine dell’affermazione della giurisdizione del giudice ordinario che l’art. 5 legge regione Puglia 18 aprile 1994, n. 15 (recante disposizioni per l’affidamento degli impianti irrigui ai consorzi di bonifica), facesse espresso riferimento, per la gestione la manutenzione degli impianti e delle opere di sistemazione idraulica, a rapporti di lavoro sorti con contratto di natura privatistica; ha quindi precisato che dovesse attribuirsi efficacia di qualificazione in senso privatistico di tali rapporti, con conseguente devoluzione al giudice ordinario delle relative controversie.

Nella specie la legge 28 febbraio 1987, n. 56 (recante norme sull’organizzazione del mercato del lavoro) ha contemplato all’art. 24, l’istituzione delle agenzie per l’impiego ed al terzo comma di tale disposizione ha previsto che il Ministro del lavoro e della previdenza sociale nomina i direttori delle agenzie scegliendolo di norma tra il personale della pubblica amministrazione in possesso di elevata professionalità e di pluriennale comprovata esperienza nel campo delle politiche del lavoro; aggiunge poi che tali direttori delle agenzie sono assunti con contratto di diritto privato a termine e rinnovabile. Nella citata disposizione vi è quindi quella espressa qualificazione privatistica del rapporto che secondo la ricordata giurisprudenza di questa Corte costituisce condizione necessaria e sufficiente per radicare la giurisdizione del giudice ordinario.

3. Il ricorso va quindi accolto e va dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario. Conseguentemente va cassata la sentenza impugnata con rinvio, anche per le spese, alla Corte d’appello di Salerno.

PER QUESTI MOTIVI

La Corte, a Sezioni Unite, accoglie il ricorso; dichiara la giurisdizione del giudice ordinario; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Corte d’appello di Salerno.

Così deciso in Roma l’11 maggio 2006.

Il Consigliere estensore, Giovanni Amoroso.

Depositata in Cancelleria il 28 giugno 2006.