Federazione Sindacati Indipendenti

La destinazione

del Tfr ai fondi, scelta da valutare 

Quando conviene accantonare oggi per colmare al momento della pensione? La scelta se destinare il Tfr a fondi pensione per finanziare la pensione integrativa o mantenerlo in azienda dipende dalla valutazione di una serie di variabili: l’età del lavoratore e l’anzianità contributiva in primo luogo; il reddito percepito attualmente e ancora il livello di copertura del sistema previdenziale obbligatorio.

Destinare il trattamento di fine rapporto a un fondo pensione, infatti, comporta che il lavoratore ha deciso di rinunciare alla somma che gli spetterebbe in occasione della cessazione del rapporto di lavoro, a favore di una rendita aggiuntiva a quella che gli liquiderà, con il pensionamento, la previdenza pubblica.

Tuttavia la scelta – entro il 30 giugno o, in caso di nuova assunzione, nei sei mesi successivi – è condizionata da fattori soggettivi e oggettivi. Tra l’altro la riforma, entrata in vigore il 1° gennaio 2007, si propone di promuovere l’adesione ai fondi pensione e il loro finanziamento consentendo di accedere alla previdenza complementare anche con il solo conferimento del Tfr, il 6,91% della retribuzione annua. In particolare il Governo auspica un successo di adesione ai fondi pensione da parte dei lavoratori più giovani, che al momento del pensionamento, avranno un tasso di sostituzione retribuzione-pensione assai inferiore a quello attuale.

Quanto alla convenienza fra il mantenimento del Tfr presso il datore e l’adesione a una forma complementare, va tenuto conto che nel primo caso si ha un incremento della quota di Tfr maturata nell’anno (tasso costituito dall’1,5% in misura fissa e dal 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, accertato dall’Istat), mentre la seconda soluzione risente dell’andamento di mercato dei titoli a cui fanno riferimento i fondi e le polizze assicurative con finalità previdenziale, con gli eventuali vantaggi e rischi che ne seguono.