Federazione Sindacati Indipendenti

Impiego vietato prima dei 16 anni

Lavoro vietato prima dei 16 anni. Dal prossimo 1° settembre scatta l’innalzamento dell’età minima di ammissione al lavoro che passa dagli attuali 15 a 16 anni.
La novità, evidenziata dal ministero del lavoro nella nota protocollo n. 9799/2007, scaturisce dalla legge n. 296/2007 (Finanziaria 2007), in conseguenza dell’innalzamento dell’obbligo d’istruzione a partire dall’anno scolastico 2007/2008. La pena prevista a carico dei datori di lavoro che contravverranno al nuovo limite d’età è l’arresto fino a sei mesi o l’ammenda fino a 5.164 euro.

Minori al lavoro

La disciplina sul lavoro dei minori è dettata prevalentemente dalla legge n. 977/1967. L’articolo 3 stabilisce, in via di principio, che l’età minima per l’ammissione al lavoro è fissata al momento in cui il minore ha concluso il periodo di istruzione obbligatoria e comunque ha compiuto 15 anni di età.

La disposizione, come si vede, contempla uno stretto collegamento fra lavoro e assolvimento dell’obbligo scolastico. L’obbligo formativo, quale presupposto per l’ammissione al lavoro, è stato poi disciplinato con la legge n. 144/1999 e dal dpr n. 257/2000. Se prima, infatti, il datore di lavoro poteva assumere il minore con età di 15 anni compiuti o, se si trattava di lavoro in agricoltura o nei servizi familiari, fatti salvi gli obblighi scolastici, anche di 14 anni, dopo tali disposizioni legislative l’assunzione è diventata possibile soltanto dopo che il minore ha adempiuto all’obbligo scolastico.

A decorrere dall’anno scolastico 1999/2000, l’obbligo scolastico risulta elevato da 8 a 10 anni (legge n. 9/1999). Successivamente è arrivata la legge n. 30/2000 la quale ha stabilito (articolo 1) che l’obbligo scolastico inizia al sesto anno e termina al quindicesimo. Ma entrambe le disposizioni sono state superate e abrogate dall’articolo 7 della legge n. 53/2003, la riforma Moratti della scuola, che ha riportato indietro l’obbligo scolastico a 8 anni in attesa del preventivato completamento della riforma del cosiddetto diritto dovere di istruzione e formazione.

L’età per il lavoro
Chi sono i minori. Sono i «bambini» ossia i minori di 15 anni o ancora soggetti all’obbligo scolastico, e gli adolescenti cioè i minori di età compresa tra 15 e 18 anni non più soggetti all’obbligo scolastico
 
L’età di ammissione al lavoro fino al 31 agosto 2007. L’età minima è fissata al momento in cui il minore ha concluso il periodo di istruzione obbligatoria e comunque ha compiuto 15 anni d’età
 
L’età di ammissione al lavoro dal 1° settembre 2007. L’età minima è fissata al momento in cui il minore ha concluso il periodo di istruzione obbligatoria e comunque ha compiuto 16 anni d’età
 
Le sanzioni. Il mancato rispetto del limite minimo d’età per l’ammissione al lavoro e l’omessa sottoposizione del minore alla visita medica sono violazioni punite con l’arresto non superiore a sei mesi o l’ammenda fino a 5.164,00 euro
 

La finanziaria 2007

Intanto è arrivata una nuova norma, che è l’articolo 1, comma 622, della legge n. 296/2007, la Finanziaria di quest’anno. La norma, nello specifico stabilisce che «l’istruzione impartita per almeno 10 anni è obbligatoria e finalizzata a consentire il conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di età. L’età per l’accesso al lavoro è conseguentemente elevata da 15 a 16 anni (….)».

All’ultimo capoverso della stessa norma, infine, si legge «l’innalzamento dell’obbligo di istruzione decorre dall’anno scolastico 2007/2008». Alcuni uffici territoriali del lavoro e diverse associazioni di categoria, in merito, hanno formulato al ministero del lavoro richiesta di chiarimenti per capire l’effettiva durata dell’obbligo di istruzione obbligatoria, elevato a 10 anni dalla Finanziaria 2007, nonché il conseguente innalzamento dell’età di ammissione al lavoro da 15 a 16 anni e, soprattutto, la decorrenza delle novità.

Nuovo limite dal 1° settembre
Il ministero del lavoro, richiamato il principio della legge n. 977/1967, evidenziando che lo stesso deriva direttamente dalla costituzione la quale all’articolo 37 ha previsto che sia la legge a stabilire il limite minimo di età per il lavoro salariato, spiega che la legge, provvedendo dunque a un obbligo costituzionale, ha effettuato un collegamento funzionale tra l’assolvimento dell’obbligo scolastico e l’accesso al lavoro.

Infatti, soggiunge, l’assolvimento dell’obbligo, volto prevalentemente a tutelare la crescita psicointellettiva del minore, fa presumere raggiunta da parte del minore stesso la maturità necessaria affinché possa svolgere legittimamente attività lavorativa. Ed è proprio questo principio, evidenzia il ministero, che è stato espresso dall’ultima legge finanziaria, in particolare laddove si afferma che l’innalzamento dell’obbligo d’istruzione ad almeno 10 anni determina quale «conseguenza» l’aumento da 15 a 16 anni dell’età per l’accesso al lavoro.

In conclusione, indipendentemente dal fatto che la Finanziaria sia entrata in vigore il 1° gennaio, poiché la stessa fa espressamente decorrere l’innalzamento dell’obbligo di istruzione a far data «dall’anno scolastico 2007/2008» deve ritenersi che «conseguentemente» solo dal 1° settembre 2007 decorra anche l’innalzamento a 16 anni dell’età di ingresso al lavoro per i minori. Fino al prossimo 31 agosto, pertanto, tale età minima resta ferma a 15 anni.

Visite mediche prima dell’assunzione di minori
La legge n. 977/1967 disciplina anche l’obbligo di visite preassuntive per l’assunzione dei minori. Stabilisce in particolare, che i bambini e gli adolescenti, possono essere ammessi al lavoro purché siano riconosciuti idonei all’attività lavorativa cui saranno adibiti a seguito di visita medica. Peraltro, l’impiego di bambini in attività lavorative di carattere culturale, artistico, sportivo o pubblicitario e nel settore dello spettacolo può avvenire dietro autorizzazione della direzione provinciale del lavoro, a condizione che si tratti di attività che non pregiudicano la sicurezza, l’integrità psicofisica e lo sviluppo del minore, la frequenza scolastica o la partecipazione a programmi di orientamento o di formazione professionale. Tale idoneità dei minori all’attività lavorativa, inoltre, va accertata anche periodicamente attraverso visite periodiche da effettuare a intervalli non superiori ad un anno, a cura e spese del datore di lavoro presso un medico del Servizio sanitario nazionale. A tanto, la legge n. 977/1967 aggiunge che l’esito delle visite mediche (preassuntiva e periodiche) deve essere comprovato da apposito certificato; che qualora il medico ritenga che un adolescente non sia idoneo a tutti o ad alcuni dei lavori rischiosi (che comportano, cioè, l’esposizione ad agenti di rischio) deve specificare nel certificato i lavori ai quali lo stesso non può essere adibito; che il giudizio sull’idoneità o sull’inidoneità parziale o temporanea o totale del minore al lavoro deve essere comunicato per iscritto al datore di lavoro, al lavoratore e ai titolari della potestà genitoriale. La disciplina sulle visite mediche non si applica invece agli adolescenti adibiti ad attività lavorative soggette alle disposizioni sulla sorveglianza sanitaria dei lavoratori (in tal caso si applica la disciplina del dlgs n. 626/1994).
 

Autore: Daniele Cirioli
Fonte: ItaliaOggi Sette – 20 Agosto 2007