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Dietrofront sui mini-ticket per la sanità

In Finanziaria non ci sarà nessun ticket». È lapidaria Livia Turco, quando in tarda mattinata lascia Palazzo Chigi. Con un secco «no» respinge al mittente una delle ipotesi allo studio dei tecnici dell’Economia – mini-ticket per ricette di farmaci e per diagnostica e specialistica – per far quadrare il buco da 811 milioni che si creerebbe nei conti 2008 della sanità pubblica dopo la soppressione a metà anno del maxi-ticket da 10 euro su visite e analisi introdotto con la vecchia manovra. Resta il fatto che le Regioni battono cassa e chiedono coperture alternative, anche sul versante dei contratti del personale dipendente e di quello convenzionato, reclamando in aggiunta circa 2,5 miliardi per investimenti nel Ssn. Una cifra, questa, assai vicina alle richieste aggiuntive della Turco, che in linea di principio avrebbe anche l’avallo di Romano Prodi.
Ufficialmente ieri in Consiglio dei ministri non s’è parlato dell’ipotesi di mini-ticket spuntata dai cassetti del ministero dell’Economia. Un’ipotesi tecnica, appunto, ma ampiamente discussa dai gruppi di lavoro. Senza ancora però quel necessario viatico politico che il Governo non sembra disposto a concedere per non dare l’immagine di una manovra ” che toglie”.

Ed anche per questo la Turco ha colto la palla al balzo per cercare di sbarrare definitivamente la strada a misure che invece, l’anno scorso,non era riuscita a far cancellare ai tecnici di Via XX Settembre. Sulla stessa vicenda del maxi-ticket poi soppresso della Finanziaria 2007, del resto, dopo un lungo tira e molla con le Regioni e poi in Parlamento, il ministro della Salute, consapevole del buco che si creava nei conti del Ssn, aveva proposto alle Camere l’ammorbidimento della contribuzione a 3,50 euro. Poi è passata la cancellazione tout court e adesso si deve cercare con urgenza di riaggiustare i conti.

Il capitolo-sanità della manovra, insomma, è ancora da definire, e non solo nei dettagli.La riforma del farmaceutico – «siamo ottimisti, ma con cautela», ha detto ieri il presidente di Farmindustria, Sergio Dompé – è considerato uno degli assi portanti da un punto di vista programmatico, ma mancano ancora i dettagli e la tempistica di applicazione su aspetti (prezzi, ripiani, tetti) di sicuro non secondari.

La riforma delle esenzioni non è alle porte, sebbene non sia esclusa una delega. Per non dire dell’aspetto centrale, quello che dà gambe a qualsiasi politica di settore: il finanziamento, che a quota 100 miliardi (esclusi gli investimenti) non basta alle Regioni. Sebbene la Turco ieri abbia anticipato dati non del tutto negativi: nei primi sei mesi dell’anno,ha detto,la crescita della spesa nel Ssn è stata del 3%, rispetto al +6,5% del primo semestre del 2006.
Un’altra carta che il ministro della Salute ha anticipato ieri di voler giocare con la Finanziaria – o con un collegato – è quella di un sistema di valutazione dei servizi ai cittadini – ci vuole una «Authority per il controllo della qualità», è una delle proposte lanciata sempre ieri dalla Fondazione «Italianieuropei » di Massimo D’Alema e Giuliano Amato –sul modello di quanto fatto in Toscana.

Insomma, il risparmio viene anche dall’autovalutazione. Anche perché, ha messo in guardia Amato (autore della manovre “lacrime e sangue” del 1992) «non servono politiche di risparmi ottusi per la sanità italiana». Chissà se pensava ai nuovi ticket allo studio o a quelli d’un tempo.