Federazione Sindacati Indipendenti

Anzianità di servizio e computo del periodo di formazione e lavoro

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Sentenza 12 giugno 2007, n. 13716

Svolgimento del processo

Con ricorso al Pretore di Taranto, N.V., dipendente delle Ferrovie dello Stato s.p.a, chiedeva che il periodo del contratto di formazione e lavoro, poi trasformato in contratto a tempo indeterminato, fosse computato a tutti gli effetti nell’anzianità di servizio, previa declaratoria della nullità – per contrasto con il D.L. 30 ottobre 1984, n. 726, art. 3, convertito con modificazioni dalla L. 19 dicembre 1984, n. 863 – della clausola del contratto individuale di lavoro che prevedeva che non fossero computati gli effetti economici derivanti dal periodo di formazione e lavoro. Il ricorrente sosteneva, invece, di aver diritto ad una classe stipendiale superiore a quella riconosciuta dal datore di lavoro dovendosi computare nell’anzianità di servizio anche il periodo di formazione e lavoro.

Nella resistenza della s.p.a. Ferrovie dello Stato, il Tribunale di Taranto, con sentenza n. 134 del 21.8.2004, accoglieva la domanda nei limiti della prescrizione quinquennale.

A seguito di impugnazione di Trenitalia s.p.a. (nel frattempo succeduta a Ferrovie dello Stato s.p.a.) la Corte di Appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto, con la sentenza qui impugnata, respingeva l’appello. Per quanto qui ancora interessa il giudice dell’appello richiamava la giurisprudenza di questa Corte secondo cui il disposto del D.L. n. 726 del 1984, art. 3 – nella parte in cui prevedere il computo del periodo di formazione e lavoro nell’anzianità di servizio, in caso di trasformazione in rapporto a tempo indeterminato, senza distinguere a quale effetto (giuridico o economico) il periodo di formazione debba essere computata nell’anzianità di servizio – si sostanzia in una norma di carattere imperativo che impone di considerare il periodo di formazione anche agli effetti degli istituti economici di fonte contrattuale e che comporta la nullità delle clausole contrattuali, sia individuali che collettive, con essa collidenti.

Per la cassazione di tale sentenza Trenitalia s.p.a. ha proposto ricorso sostenuto da un unico articolato motivo. L’intimato resiste con controricorso.

Motivi della decisione

Con l’unico motivo di ricorso, denunciando violazione degli artt. 1418 e 1419 c.c. e violazione del D.L. 30 ottobre 1984, n. 726, art. 3, comma 5, convertito con modificazioni dalla L. 19 dicembre 1984, n. 863, la società sostiene in primo luogo che la norma di legge deve essere interpretata nel senso che il computo del periodo di formazione e lavoro nell’anzianità di servizio, in caso di trasformazione del rapporto in contratto a tempo indeterminato, deve essere limitato ai soli istituti di natura legale mentre è inoperante per gli istituti, come gli scatti di anzianità, di origine pattizia. Sostiene la ricorrente che il dato letterale della norma, che richiama l’anzianità di servizio senza alcun riferimento alle fonti che ne regolano gli effetti, non è univoco; infatti, poichè la prima parte della disposizione richiama espressamente “le disposizioni legislative”, è ragionevole ritenere che anche il secondo periodo della norma, privo di precisi riferimenti, si riferisca esclusivamente alle disposizioni legislative. Rileva ancora la ricorrente che l’autonomia contrattuale si è sempre espressa nel senso di ritenere non estensibili al periodo di formazione e lavoro i ed. scatti di anzianità che costituiscono un istituto di creazione contrattuale.

Con un secondo profilo di censura la ricorrente si duole che la Corte territoriale abbia dichiarato la nullità della clausola del contratto individuale di lavoro a tempo indeterminato per contrasto con una norma imperativa. Osserva la ricorrente che in assenza di una espressa sanzione di invalidità dell’atto in contrasto con la norma, per poter dichiarare la nullità di un negozio per contrarietà a norma imperativa è necessario che il giudice accerti che la norma violata sia stata dettata nell’interesse pubblico. Inoltre a norma dell’art. 1419 c.c., comma 2, non può dichiararsi la nullità di una clausola del contratto se non quando è illegittima per contrasto con una norma imperativa. Ma l’inserzione automatica delle norme imperative in sostituzione delle clausole contrattuali nulle, può verificarsi solo quando la sostituzione debba avvenire “di diritto”, in forza di una disposizione di legge che imponga la sostituzione di determinate norme alle clausole contrattuali con esse difformi.

Orbene, ciò non si verifica nella specie perchè l’art. 3 comma 5 cit. non solo non commina la nullità delle clausole difformi, ma non prevede neppure la sostituzione di diritto delle clausole nulle con la norma che si assume imperativa. Il ricorso non è meritevole di accoglimento.

Il D.L. 30 ottobre 1984, n. 726, art. 3, comma 5, convertito con modificazioni in L. 19 dicembre 1984, n. 863, così dispone: “Ai contratti di formazione e lavoro si applicano le disposizioni legislative che disciplinano i rapporti di lavoro subordinato in quanto non siano derogate dal presente decreto. Il periodo di formazione e lavoro è computato nell’anzianità di servizio in caso di trasformazione del rapporto di formazione e lavoro in rapporto a tempo indeterminato, effettuata durante ovvero al termine del contratto di formazione e lavoro”.

Questa Corte in merito a tale disposizione legislativa ha già avuto modo di affermare il seguente principio di diritto. “La disposizione del D.L. n. 726 del 1984, art. 3, comma 5, convertito con modificazioni dalla L. n. 863 del 1984, secondo cui il periodo di formazione e lavoro è computato nell’anzianità di servizio in caso di trasformazione del relativo rapporto in rapporto di lavoro a tempo indeterminato e la disposizione del comma 12 che estende le agevolazioni offerte ai datori di lavoro al caso di assunzioni nei dodici mesi successivi al periodo di formazione e lavoro, comportano la computabilità di detto periodo anche quando l’anzianità di servizio è presa in considerazione da discipline meramente contrattuali, come quella sugli scatti di anzianità e i passaggi automatici di classe stipendiale, dato che la distinzione tra istituti di origine legale e trattamenti di fonte convenzionale non trova fondamento nel tassativo tenore del testo normativo, la cui portata non può ritenersi derogabile neanche mediante specifiche previsioni della contrattazione collettiva” (Cass. n. 10961 del 2000, Cass. n. 13309 del 2000, Cass. n. 10773 del 2001, Cass. n. 14112 del 2001, Cass. n. 3849 del 2003, Cass. n. 434 del 2004).

Questa Corte non ha motivo di discostarsi da tale insegnamento poichè gli argomenti contrari sostenuti dalla ricorrente non sono tali da indurre ad un ripensamento.

Va infatti rilevato che la tesi della società, secondo cui la disciplina dettata della L. n. 863 del 1984, art. 3, comma 5, si deve riferire ai soli istituti legali e non agli istituti di origine contrattuale, si fonda sulla considerazione che il primo periodo del comma 5, contiene un testuale riferimento alle sole disposizioni legislative, per cui deve ritenersi che anche il secondo periodo della norma limiti la computabilità del periodo di formazione e lavoro ai soli istituti di origine legale che disciplinano gli effetti dell’anzianità di servizio. Tale opinione non tiene conto del fatto che il legislatore nel comma 5 ha fissato due distinte proposizioni, separandole con un punto, così accentuandone l’autonomia, per cui non è corretto riferire alla seconda il contenuto della prima. Infatti, una volta stabilito che ai contratti di formazione e lavoro trasformati in contratti a tempo indeterminato “si applicano le disposizioni legislative che disciplinano i rapporti di lavoro subordinato”, con la seconda proposizione il legislatore ha stabilito in via generale che il periodo di formazione e lavoro in caso di trasformazione del rapporto deve essere computato nell’anzianità di servizio.

Tale tassativa disposizione di legge, non facendo alcun riferimento alle fonti che regolano gli effetti dell’anzianità, non offre spazio a distinzioni estranee al testo e si applica anche agli scatti di anzianità ed ai passaggi automatici di classe stipendiale in funzione dell’anzianità che trovano la loro fonte nella contrattazione collettiva.

La norma in questione, per essere posta a tutela di lavoratori particolarmente deboli sul piano contrattuale, tutela interessi di natura generale ed ha certamente natura imperativa ed inderogabile, come si evince anche dalla sua formulazione, nella quale manca ogni richiamo a diverse disposizioni della contrattazione collettiva ed individuale. Se la norma avesse avuto natura derogabile avrebbe fatte salve le diverse disposizioni contrattuali.

Pertanto è priva di rilievo la considerazione che gli Accordi interconfederali per la regolamentazione del contratto di formazione e lavoro del 1988 e del 1995 escludono il computo del periodo di formazione e lavoro dagli aumenti periodici di anzianità. Deve infatti ritenersi che il testo normativo in questione pone un limite anche alla contrattazione collettiva, dal momento che non si vede come, una volta ritenuta la sua natura imperativa ed inderogabile, potrebbe soddisfare la regola del computo del periodo di formazione nell’anzianità di servizio un accordo, sia pure intervenuto nell’ambito di una trattativa a livello sindacale, che ne esclude la valutazione ai fini del conseguimento dei vantaggi riconosciuti alla generalità dei dipendenti in funzione del decorso del tempo di prestazione del lavoro subordinato.

Privo di rilievo si rivela anche il riferimento al disposto dell’art. 1419 c.c., comma 2, secondo cui la nullità di singole clausole non importa la nullità del contratto quando le clausole nulle sono sostituite di diritto da norme imperative”. Secondo la ricorrente tale norma va interpretata nel senso che la sostituzione delle clausole contrattuali nulle (come nella specie quella del contratto individuale di lavoro che esclude la computabilità del periodo di formazione) può verificarsi soltanto “quando la sostituzione debba avvenire in forza di una espressa disposizione di legge che imponga la sostituzione”. A prescindere dalla condivisibilità o meno di tale interpretazione, che non è qui il caso di affrontare, va rilevato che nella fattispecie in esame non è necessario ricorrere al disposto dell’art. 1419 c.c., comma 2, operando comunque il principio generale di integrazione del contratto previsto dall’art. 1374 c.c. ed il disposto dell’art. 1339 c.c., secondo cui le clausole imposte dalla legge sono di diritto inserite nel contratto in sostituzione delle clausole difformi approvate dalle parti.

Quanto infine all’asserito rapporto di equivalenza, anzichè di gerarchia, delle fonti eteronome ed autonome del rapporto di lavoro, che escluderebbe in via generale la inderogabilità delle fonti legislative, è appena il caso di osservare che trattasi di opinione dottrinale, si pure autorevole, che però non trova riscontro concreto nell’attuale assetto costituzionale delle fonti normative del rapporto di lavoro.

Per tutte le considerazioni sopra svolte il ricorso, dunque, deve essere respinto con conseguente condanna della società ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo, di cui va ordinata la distrazione in favore dell’avv. Antonio Angelini che si è dichiarato antistatario.

P.Q.M.

LA CORTE Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in Euro 13,00 per esborsi ed in Euro duemila/00 per onorari, oltre spese generali, IVA e CPA, disponendone la distrazione in favore dell’avv. Antonio Angelini.

Così deciso in Roma, il 22 febbraio 2007.

Depositato in Cancelleria il 12 giugno 2007.