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Emergenza Sanità nel Lazio, che Tremonti non vuole vedere

La salute degli italiani, protagonista spesso drammatica della vita di ciascuno, rischia di annegare nel vortice di affari, mazzette e cattiva politica che affliggono la Sanità pubblica. E nei tagli indiscriminati al servizio senza provvedimenti di struttura, sull’onda di un’emergenza sanitaria permanente.
E’ infatti da tempo “allarme sanitario” in quasi tutte le nostre Regioni con l’esclusione, a mala pena, di isole felici sempre meno numerose.

Senza contare gli scandali. La Sanità è malata di politica, spesso di “malapolitica”. L’ultimo episodio politico-sanitario che ha sconvolto l’Abruzzo nei mesi scorsi fino agli arresti del suo Presidente, era stato abbondantemente preceduto da analoghi “fattacci” in Lombardia, in Piemonte, in Calabria. Il Lazio, com’è noto, guadagnò a suo tempo l’onore delle cronache, clamorosamente, durante la passata giunta Storace, che ha governato la Regione fino al 2005, i cui danni premono pesantemente sull’oggi sanitario della Regione “erede” di conti in rosso per ben 3,4 miliardi di euro. Il tutto accompagnato dall’arresto di circa settanta persone con l’accusa di mazzette, rimborsi indebiti e varie immoralità sanitarie.

Le successive elezioni hanno visto il cambiamento del governo del Lazio con la vittoria della coalizione di centro-sinistra guidata di Piero Marrazzo, impegnata ad un nuovo rigore nei conti, ad una nuova etica del disastrato servizio sanitario della Regione. Tuttavia le direttive del Governo per il ripianamento del deficit accumulato dalla precedente Giunta, calcolato tendenzialmente in 1.400 milioni per il 2008, comprendono passaggi sanguinosi vicini al “massacro sociale”, più che prossimi alla insostenibilità.

Tagli pesantissimi, infatti, che imporranno ai cittadini ulteriori e drammatiche riduzioni della cura della propria salute. E forse vere e proprie esclusioni. Come è noto, la Sanità del Lazio è stata “commissariata” di recente nel tentativo del Presidente Marrazzo, divenuto Commissario, di attutire il peso dei cinque miliardi dovuti alla Regione come finanza trasferita e bloccati dal Governo.
Le voci di spesa sanitaria sono altissime in tutta Italia. Anche se, trattandosi di un servizio pubblico di importanza capitale, non tutti i costi sono indebiti.

Nel 2007, ad esempio, le cifre del Lazio, espresse in migliaia di euro, sono state le seguenti: il costo del personale, di 34.442.400 euro, ha assorbito il 33,9% dell’intero budget di spesa costituendone la voce più pesante e più critica. Del 27% l’incidenza della spesa per beni e servizi con la cifra di 27.432.000 euro. I medici ed i pediatri di base costano 6.096.000 e costituiscono in tutto appena il 6% della spesa: indubbiamente il costo minore a fronte dell’attività di prima osservazione e cura che sono chiamati a svolgere. La farmaceutica convenzionata ha il peso di 12.801.600 euro, ossia il 12,5% del totale.

Infine il conto della spesa ospedaliera accreditata specialistica e l’assistenza convenzionata, di 2.828.000 euro, il 20,5% del totale, rappresenta l’uscita maggiore dopo quella per il personale. Non classificato a parte il costo dell’handicap, cenerentola delle previsioni sanitarie ed ulteriormente minacciata dai tagli di imminente realizzazione.

Nella logica dell’emergenza, i cittadini di Roma verranno privati di due Ospedali : il “Forlanini” ed il San Giacomo la cui abolizione sottrarrà ad un’ampia zona centrale della città un nosocomio caro ai romani e famoso soprattutto per la sua traumatologia. Le strutture esistenti saranno trasformate in poli di pronto soccorso.
Altri otto Ospedali saranno chiusi nel Lazio e riconvertiti in day hospital o, anch’essi, in strutture di pronto soccorso.
Alla eliminazione di 386 posti letto negli ospedali pubblici si aggiungerà la soppressione di 1.550 letti nelle case di cura private convenzionate con la Sanità pubblica. A Roma spariranno inoltre 170 posti del S.Giacomo e 320 del Forlanini. In forse quasi 2.400 posti di lavoro.

I drastici provvedimenti per il personale hanno cancellato le nomine dei primari e bloccato le collaborazioni e tutto quanto comporta nuove e maggiori spese. Ne deriva il blocco totale di tutte le assunzioni, sia quelle a tempo indeterminato che con contratti a termine. Nessuna regolarizzazione quindi per gli ottocento precari che lavorano nelle Aziende sanitarie locali e negli ospedali la cui stabilizzazione era attesa per la fine dell’anno in corso. Particolarmente allarmante, inoltre, la diminuzione del personale delle ambulanze del 118.

Ovviamente una accentuazione dei tagli nella spesa sanitaria continua a travolgere qualsiasi politica dell’handicap, già storicamente insufficiente e non all’altezza.

Si apre così, dopo la parentesi estiva, un nuovo anno sanitario fatto soltanto di colpi di scure indiscriminati in luogo di una politica, da parte del governo, di piena responsabilità sanitaria nei confronti dei cittadini del Lazio assolutamente più deboli: i malati.

Rosanna Pilolli
pontediferro.org