Federazione Sindacati Indipendenti

Il diritto di interpello in materia di lavoro

Le associazioni di categoria e gli ordini professionali, di propria iniziativa  su  segnalazione dei propri iscritti, nonché gli enti  pubblici possono inoltrare alle Direzioni  provinciali del Lavoro – che provvedono a  trasmetterli alla Direzione generale – quesiti di  ordine generale sull’applicazione delle normative  di competenza del Ministero del Lavoro e delle  politiche sociali. Con il presente intervento, si  illustrano le linee generali che regolamentano lo  strumento dell’interpello, in grado di fornire risposte veloci e concrete alle esigenze dei datori  di lavoro e dei lavoratori.

A seguito dell’attuazione della riforma del mercato  del lavoro, è stato introdotto uno strumento – il  diritto d’interpello – con il compito di fornire  risposte veloci e concrete alle esigenze dei datori  e dei lavoratori.

Con l’art. 9 del D.Lgs. n. 124/ 2004, è stato  introdotto il diritto di interpello su tutte le  materie per le quali si esplica la competenza del  Ministero del Lavoro e delle politiche sociali. Lo  stesso Ministero, con le circolari 24 giugno 2004,  n. 24 e 23 dicembre 2004, n. 49, ha fornito i primi chiarimenti operativi finalizzati all’esercizio dell’interpello in materia di lavoro.

L’aspetto positivo del nuovo istituto è rappresentato dal fatto che, in prospettiva, dovrebbe essere accelerato l’avvicinamento tra l’utente e la struttura burocratica che interpreta:

si tratta, infatti, di un modo nuovo di comunicazione tra l’utenza e la struttura burocratica.

Tuttavia, va ricordato che già la legge n. 628/1961 prevedeva (art. 4) l’istituzione di un apposito nucleo nell’ambito degli uffici, con il compito di fornire chiarimenti sulla materia lavoristica e previdenziale, nonché una competenza di carattere generale del personale ispettivo, volta a fornire chiarimenti sull’applicazione della normativa di legislazione sociale.

Negli anni passati, però, la diffidenza dell’utenza nel rappresentare ad un organo ispettivo le problematiche aziendali ha fatto in modo che non ci sia stato un adeguato sviluppo di questo strumento.

Oggi, con la complessa riforma del mercato del lavoro, si è voluto regolamentare uno strumento, il diritto d’interpello, in grado di fornire risposte veloci e concrete alle esigenze dei datori e dei lavoratori. L’elemento che differenzia l’interpello rispetto all’attività informativa svolta a livello territoriale è dato dall’attualità delle problematiche rappresentate, dato che non possono essere evasi quesiti di carattere particolare ovvero proposti da singole aziende.

Titolari del diritto di interpello non sono i singoli operatori, come avviene per i quesiti rivolti alle strutture territoriali del Welfare, ma i seguenti soggetti:

• le associazioni di categoria;
 
• gli ordini professionali;
 
• gli enti pubblici.
 

Esso può essere esercitato su tutta la normativa d’origine statale, anche quella di espressione regolamentare, sulle materie di competenza del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali. Si tratta, quindi, di un interpello «a tutto

campo», attraverso il filtro delle Direzioni provinciali del Lavoro o delle strutture territoriali degli Enti di previdenza, per quesiti a valenza generale.

Ambito applicativo dell’interpello e modalità di invioPer quanto riguarda l’ambito nel quale si esplica l’interpello, da esso sono escluse:

• tutte le questioni che – pur avendo riflessi sulla normativa lavoristica – sono di competenza di altra struttura statale (ad esempio, dell’Agenzia delle Entrate);
 
• le norme in materia di lavoro di provenienza regionale o delle province autonome di Trento e Bolzano.
 

L’elemento che differenzia l’interpello rispetto all’attività informativa svolta a livello territoriale è dato dall’attualità delle problematiche rappresentate, sulle quali, cioè , non sia ancora intervenuto alcun chiarimento o presa di posizione ufficiale dell’Amministrazione, né in sede di circolare né in sede di risposta ad un precedente interpello.

Il legislatore ha, infatti, espressamente previsto che le domande debbano essere attuali: ciò significa che – sulle problematiche evidenziate – non ci deve essere stata ancora alcuna pronuncia ufficiale dell’Amministrazione, neanche a livello

di risposta ad un precedente interpello.

Non potranno essere inoltrati sotto forma di interpello e, quindi, evasi quesiti di carattere particolare o proposti da singole aziende, restando peraltro impregiudicata l’attività abitualmente svolta, finalizzata a dare informazioni e chiarimenti a singole aziende o lavoratori. All’interno della circolare n. 132/ 2004, l’INPS afferma che l’interpello deve riguardare materie strettamente previdenziali e che il quesito deve essere inviato, solo in via telematica, alla Direzione Centrale Entrate Contributive ovvero alle sedi degli Istituti che lo «gireranno» alla predetta Direzione Centrale che ne curerà l’istruttoria e il successivo inoltro. Viene ribadita la non applicazione di sanzioni civili e somme aggiuntive per chi aderisce agli indirizzi forniti a seguito di interpello. Con la circolare n. 86/2004, l’INAIL ribadisce che i quesiti dovranno riguardare problematiche in materia assicurativa. I quesiti potranno essere inviati, solo in via telematica, alla Direzione Centrale Rischi ovvero alle sedi degli Istituti che provvederanno ad inoltrarli alla Direzione Centrale Rischi per l’istruttoria e l’inoltro.

Pertanto, i quesiti devono essere inoltrati, per via telematica, ai seguenti indirizzi di posta elettronica:

interpello@welfare.gov.it;
 
interpellodirezionecentralerischi@inail.it;
 
interpello.entratecontributive@inps.it
 

Iter burocratico
Entro i quindici giorni successivi alla ricezione della richiesta di interpello da parte del soggetto richiedente, la pratica deve essere trasmessa alla Direzione competente con una relazione istruttoria.

Tale Direzione, ove il quesito riguardi problematiche che esulano dai profili di diretta competenza, provvede ad inoltrarlo alle Direzioni Generali competenti ratione materiae o, qualora il quesito sia ascrivibile alla competenza di più Direzioni generali, a convocare le Direzioni interessate per la valutazione congiunta del medesimo entro 20 giorni.

Le Direzioni Generali coinvolte redigono il proprio parere motivato o la soluzione condivisa e la trasmettono alla Direzione generale per l’attività ispettiva entro 20 giorni.

La soluzione prospettata (ove condivisa) ovvero le diverse risposte formulate dalla Direzione Generale per l’Attività Ispettiva e dalle altre Direzioni Generali interessate, sono poi trasmesse entro i successivi 10 giorni all’Ufficio Legislativo per il parere giuridico di competenza.

La Direzione Generale per l’Attività Ispettiva, essendo destinataria di tutte le richieste relative all’applicazione «delle normative di competenza del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali», assume pertanto un ruolo di raccordo e di preminenza nei confronti delle altre Direzioni Generali.

Come già avviene in ambito fiscale, la diffusione delle risposte ai quesiti dovrà essere assicurata attraverso l’immissione delle stesse in un’area appositamente dedicata del sito internet del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali.

Con la lettera circolare del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali del 27 gennaio 2005 sono stati ribaditi quattro punti fondamentali per l’attivazione dei quesiti:

• verifica che l’istante sia un’associazione di categoria, un ordine professionale o un ente pubblico, giacché solo tali soggetti hanno facoltà di utilizzare lo strumento dell’interpello;
 
• verifica che l’istante abbia provveduto ad inoltrare il quesito per via telematica (posta elettronica);
 
• verifica che il contenuto dell’istanza abbia carattere generale e che la stessa non sia già rinvenibile in precedenti risposte ad interpello ovvero in circolari del Ministero o degli Enti previdenziali;
 
• trasmissione alla Direzione Generale per l’Attività Ispettiva dell’istanza di interpello solo dopo aver provveduto a corredarla di una (anche breve) relazione avente carattere istruttorio.
 

Effetti dell’interpello
La nota ministeriale 27 gennaio 2005 – confermando quanto già chiarito con la circolare 24 giugno 2004, n. 24 – precisa che, fermi restando gli effetti civili tra le parti e le eventuali conseguenze sul piano previdenziale, nel caso in cui il datore di lavoro provveda ad adeguarsi a quanto forma oggetto della risposta all’interpello, tale comportamento adesivo va valutato ai fini della sussistenza dell’elemento soggettivo (colpa o dolo) nella commissione degli illeciti amministrativi (art. 3, legge n. 689/1981), nonché ai fini dell’applicazione delle sanzioni civili.

Attività informativa

L’attività informativa istituzionale del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali è espletata non solo attraverso l’istituto dell’interpello.

A seguito dell’approvazione del D.Lgs. n. 124/2004, l’attività informativa istituzionale del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali ha acquisito un ruolo di rilievo nell’ambito delle competenze istituzionali. Tale attività , oltre che attraverso l’interpello, si può esercitare attraverso risposte a quesiti proposti al Centro di contatto istituito presso il Ministero del Lavoro ovvero alle Direzioni provinciali e regionali del Lavoro.

Centro di contatto istituito presso il Ministero del lavoro
Il Centro di contatto del Ministero del Lavoro è un servizio che – relativamente a tematiche attinenti alle politiche sociali e del lavoro – contribuisce alla diffusione delle indicazioni ministeriali, mediante raccordo con le Direzioni Generali interessate, con particolare riferimento ai seguenti argomenti: congedi parentali, disabilità , tossicodipendenze, immigrazione, sostegno alle famiglie, volontariato, infanzia ed adolescenza, tipologie contrattuali di lavoro, ammortizzatori sociali, condizioni di lavoro, attività di comitati e commissioni del Ministero.

Gli utenti possono contattare il servizio attraverso la chiamata telefonica o tramite l’invio di email.

Direzioni provinciali e regionali del Lavoro
I quesiti rivolti alle Direzioni regionali e provinciali del Lavoro, anche da parte di singoli lavoratori o imprese, sono riconducibili alle attività di cui all’art. 7, comma 1, lettera c), e all’art. 8, comma 2, del D.Lgs. n. 124/2004.

Tali articoli stabiliscono che il personale ispettivo fornisce chiarimenti in relazione alle leggi sulla cui applicazione deve vigilare e fornisce indicazioni operative sulle modalità per la corretta attuazione della predetta normativa.

In tali ipotesi, il personale ispettivo può fornire chiarimenti e indicazioni operative che devono fondarsi esclusivamente su circolari e su posizioni ufficiali del Ministero del Lavoro e degli Enti di previdenza per i profili di competenza.

Autore: Nicola Sernia – Dottore Commercialista in Barletta
Fonte: Azienda & Fisco – Ipsoa Editore, n. 18, Settembre 2005