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La sanità ai privati. Ecco il piano del governo

«Sanità per tutti significa avere un Servizio sanitario nazionale efficiente per ogni cittadino in ogni regione». Il principio è ineccepibile. La sua traduzione pratica un po’ meno. Cosa intende fare il governo Berlusconi? Nessun investimento straordinario, magari per porre fine al turismo sanitario che costringe migliaia di malati gravi a migrare nei centri di eccellenza del Nord.

Meglio privatizzare. Ma privatizzare a metà: «Gli ospedali saranno in parte pubblici in parte privati» spiega il sottosegretario Ferruccio Fazio. Magari con un reparto affidato al privato e un altro reparto al pubblico. Con una parte degli investimenti governativi che andranno a finanziare il privato e l’altra parte il pubblico. Una specie di memento, per la povera sanità pubblica. «Non si tratterà di una contrapposizione pubblico-privato – spiega Fazio – ma di una realtà virtuosa contro una non virtuosa».

Posti letto ai privati Il piano del governo è stato annunciato sabato dal sottosegretario al Welfare presente ieri a un convegno a Viareggio. Incalzato, dopo l’annuncio della soluzione-Berlusconi per risanare una Sanità in rosso, privatizzare gli ospedali pubblici. «Rispetto al Veneto e alla Lombardia – aveva annunciato il premier – , in Sicilia e in Sardegna le spese sanitarie sono del 40% più alte». «Dati che sono un imbroglio» aveva stigmatizzato ieri il governatore della Sardegna Soru. «In Sardegna noi spendiamo pro capite quello che si spende sia nella Lombardia che nel Veneto. Stiamo dentro le famose quote capitarie, cioè quanto ad ogni cittadino italiano viene destinato per il servizio sanitario.

Perché la Sardegna è l’unica Regione che, diversi anni fa, ha affrontato il piano di rientro del Ministero dell’Economia ed è l’unica Regione che ha rispettato in pieno tutti gli obiettivi». Ma poi Berlusconi ha maldestramente rimediato. «È vero – è stato costretto a riprendere il premier – Sicilia e Campania e non la Sardegna, come qualcuno ha scritto, sono le regioni con la spesa sanitaria più alta. Lo dico perché so che il presidente Soru è uscito pazzo. Ho presentissimo l’elenco, la Sicilia è ultima e la Campania è sopra». Il presidente Soru prendendo «atto della retifica» si rammarica di quella che spera sia stata solo un’infelice battuta («è uscito pazzo»), perché «altrimenti c’è da preoccuparsi». Dopo i tagli annunciati in Finanziaria, un regalo ai padroni della Sanità privata.

Il piano di privatizzazione è dunque qualcosa di più di un annuncio ad effetto. Le nuove joint-venture tra pubblico e privato sono nel programma di Governo. «C’è l’idea di attivare i fondi strutturali per finanziare le opere di riqualificazione degli ospedali con il 50% di finanziamento a fondo perduto e il 50% di project financig», ha spiegato Fazio. «All’interno degli ospedali pubblici, ci saranno delle unità gestite privatamente. Pensiamo che l’ospedale possa diventare una joint venture tra pubblico e privato ed è verosimile che questo possa accadere in Sicilia, Campania, Calabria e Puglia, ma non è detto che non possa avvenire anche in Lombardia». E per giustificare il piano, fango sui nostri ospedali.

Tanti i no Ma contro il piano privatizzazione è già rivolta. A cominciare da Bersani, ministro ombra dell’Economia: «Se veramente il premier vorrà intraprendere la strada della privatizzazione degli ospedali pubblici, vi garantisco che su questo tema
si romperà le ossa». D’Alema: «La sanità italiana è una delle migliori del mondo e lo testimoniano organizzazioni internazionali come l’Oms e tutto sommato avviene con costi abbastanza contenuti: spendiamo quasi il 7% del Pil mentre Germania e Francia poco più dell’8%».

Meno sorpresa Livia Turco, ex ministro della Sanità: «Che la politica del Governo Berlusconi fosse la privatizzazione della sanità, lo sapevamo. D’altra parte è quanto scritto pure nel Libro verde sul Welfare del ministro Sacconi, dove ci sono tanti concetti condivisibili, ma la sostanza di quelle belle parole è che bisogna ridurre la sanità pubblica.

Non è che Berlusconi ha annunciato: Berlusconi ha fatto. Con il decreto legislativo 112, infatti, si è già imposto alle Regioni di tagliare posti letto e ridurre personale. Un decreto che prevede il taglio di 5 miliardi di euro per i prossimi anni nella sanità.