Federazione Sindacati Indipendenti

Anzianità di servizio e periodi di astensione obbligatoria dal lavoro per maternit

Consiglio di Stato

Sezione VI

Decisione 13 luglio – 13 novembre 2007, n. 5797

(Presidente Varrone – Relatore Giovagnoli Ricorrente M.)

Fatto e diritto

Conricorso proposto innanzi al Tar Toscana la M. ha chiesto l’annullamentodel decreto n. 17371/C5a con cui il Provveditore agli Studi di Firenzeha approvato la graduatoria provinciale permanente pubblicata il 4dicembre 2000, nella parte in cui le è stato attribuito un punteggioinferiore a quello che la stessa sostiene di aver maturato (punto35,54, anziché 38,04), con ordine al Provveditore di provvedereall’attribuzione del maggior punteggio e alla consequenziale rettificadella graduatoria, con immissione in ruolo della stessa agli effettieconomici dal 22 dicembre 2000 e a quelli giuridici dal 1 settembre2000. Nel ricorso la ricorrente ha lamentato che nell’aggiornamentodella propria posizione nell’ambito della graduatoria permanente nonfosse stato integralmente considerato il periodo di astensionefacoltativa ex art. 7, comma 1, L. n. 1204/1971, protrattosi 175 giornisui 280 di complessiva durata della supplenza presso l’IstitutoComprensivo Statale di Capraia e Limite.

2. Il Tribunale harespinto il ricorso rilevando che: – l’art. 7 L. n. 1204/1971 – che faespresso riferimento all’«anzianità di servizio», non alla «anzianitàeffettiva» – non può interpretarsi estensivamente sulla base del suotenore letterale, occorrendo avere riguardo alla ratio della suadisposizione, in correlazione alla ratio delle procedure concorsualinel pubblico impiego; – la tutela delle lavoratrici madri riceve unvalore prioritario ed assorbente allorquando faccia riferimentoall’astensione obbligatoria dal lavoro e non quando si tratti diastensione facoltativa; per altro verso è interesse delle PubblicheAmministrazioni selezionare il proprio personale tenendo contodell’esperienza derivante solo dall’anzianità effettiva; – ne consegueche laddove l’ordinamento richiede la comparazione di anzianitàeffettiva, l’astensione facoltativa può non essere pienamente valutata«anche in ipotesi diverse da quelle indicate nell’art. 7, comma 3,ipotesi dunque tassative solo in relazione ai periodi di astensioneobbligatoria».

3. Contro tale sentenza la M. ha propostoappello lamentando in un unico articolato motivo «Violazione ed erroneaapplicazione dell’art. 7 della legge 30 dicembre 1971, n. 1204. Erroneaapplicazione dell’art. 21, commi 4, 5, e 7 e dell’art. 25, comma 16,del Contratto collettivo nazionale Lavoro del comporto “Scuola” del 4agosto 1995, non abrogato in sede di contrattazione successiva.Motivazione illogica. Insufficiente e contraddittoria motivazione inpunto di eccesso di potere dell’atto impugnato per suo manifestoconflitto con l’ordinanza del Ministero della Pubblica Istruzione n.153 del 309 maggio 2000, col decreto del Provveditore agli Studi diFirenze del 7 agosto 2000, prot. n. 10084/C5a, col decreto delMinistero della Pubblica Istruzione del 30 ottobre 2000».

4.Si è costituita in giudizio l’Avvocatura dello Stato per il Ministerodella Pubblica Istruzione e per il Provveditorato agli Studi di Firenzeeccependo la tardività dell’appello, notificato il 18 maggio 2002, equindi oltre il termine di legge per appellare la sentenza di primogrado notificata l’8 marzo 2002. Si è altresì costituita in giudizio lacontrointeressata B. R..

5. Deve preliminarmente essereesaminata l’eccezione di tardività dell’appello sollevata dalla difesaerariale. L’eccezione è infondata. La notifica della sentenza impugnatan. 287/2002 del Tar Toscana risale all’8 maggio 2002. Il 7 maggio 2002(quindi nel termine di sessanta giorni), l’appello è stato notificatoai controinteressati …vari…. Tale notifica del ricorso, puravvenuta ad alcune soltanto delle parti in causa, rende l’appellotempestivo, salvo la successiva e necessaria integrazione delcontraddittorio alle altre parti (cui l’appellante ha poispontaneamente provveduto). Trova, infatti, applicazione l’art. 331c.p.c. ai sensi del quale, in caso di sentenza pronunciata fra piùparti in causa inscindibile, è sufficiente la notificazione ad una soladi esse, salvo il potere del giudice adito di ordinare la integrazionedel contraddittorio (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 27 maggio 1998, n.822).

6. Nel merito l’appello è fondato. Come è noto, l’art. 6della legge n. 1204 del 1971 dispone espressamente, con formulagenerale ed onnicomprensiva, che i periodi di astensione obbligatoriadal lavoro per maternità devono essere computati nell’anzianità diservizio «a tutti gli effetti». In ordine all’astensionefacoltativa il successivo articolo 7 dispone che i periodi di assenza«sono computati nell’anzianità di servizio, esclusi gli effettirelativi alle ferie ed alla tredicesima mensilità o alla gratificanatalizia». Come questo Consiglio ha già avuto modo di rilevare (cfr.Cons. Stato, sez. VI, 26 aprile 2002, n. 2254), le norme appenarichiamate sanciscono una completa equiparazione anche del periodo diastensione facoltativa all’effettiva prestazione di servizio conl’unica eccezione, non suscettibile di interpretazione estensiva o dimanipolazione analogica, degli effetti, estranei alla fattispecie cheinteressa, delle ferie, della tredicesima mensilità e della gratificanatalizia. Questa lettura del dato normativo è confortata dalla ratiodell’istituto di che trattasi. La circostanza che l’astensionefacoltativa si atteggi per definizione a frutto di libera sceltadell’interessata non toglie, infatti, che l’astensione facoltativa èrivolta alla tutela della prole, ossia al soddisfacimento di esigenzeintimamente compenetrate, in un’ottica di naturale continuazione, conla tutela della maternità naturale posta a fondamento dell’astensioneobbligatoria. Ne deriva che sia il dato letterale sia l’omogeneitàdella ratio, escludono, in assenza di indicazione legislativadiscriminante, la praticabilità di un approccio ermeneutico volto adifferenziare, sotto profili diversi da quelli evidenziati ex lege, lacomputabilità dell’astensione obbligatoria e di quella facoltativa allastregua di servizio effettivamente prestato (così, Cons. Stato, sezioneVI, 26 aprile 2002, n. 2254; Cons. Stato, sezione VI, 9 aprile 2000. n.2038; sezione II, parere 17 ottobre 1990; vedi anche più in generaleCons. Stato, sezione VI, 16 maggio 2001, n. 2760).

7. Leconsiderazioni che precedono impongono l’accoglimento dell’appello e,per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, l’accoglimento delricorso proposto in primo grado. 8. Le spese del giudizio possonoessere compensate nei rapporti tra la ricorrente e i controinteressati,in considerazione del fatto che non è imputabile a questi ultimil’erronea interpretazione della norma su cui si è basato ilprovvedimento impugnato. Il Ministero della Pubblica Istruzione el’Ufficio Scolastico Provinciale di Firenze, secondo la regola dellasoccombenza, vanno, invece, condannati in solido al pagamento dellespese processuali che si liquidano in € 2.500 oltre Iva e CPA come perlegge.

P.Q.M.

Il Consiglio diStato in sede giurisdizionale, Sezione Sesta, definitivamentepronunciando accoglie l’appello e, per l’effetto, in riforma dellasentenza impugnata, accoglie il ricorso di primo grado. Condanna, insolido, il Ministero della Pubblica Istruzione e l’Ufficio ScolasticoProvinciale di Firenze al pagamento a favore dell’appellante dellespese del giudizio che si liquidano in € 2.500 oltre Iva e Cpa come perlegge.

Compensa le spese tra l’appellante e le altri parti.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’Autorità amministrativa.