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Sanità/ In Calabria business falsi diplomi infermiere:72 arresti

Settantadue arresti per una mega truffa senza precedenti: lavoravano da anni alle dipendenze pubbliche e private di cliniche ed ospedali, ma non avevano alcun titolo per farlo le persone arrestate questa mattina dai carabinieri dei Nas in collaborazione con il comando provinciale dei carabinieri di Cosenza, su direttiva della procura della repubblica della città Bruzia. In Calabria, il personaggio “chiave” dell’intera organizzazione era un caposala di una clinica privata di Belvedere Marittimo.

E’ stato lui, secondo quanto dichiarato da alcune persone interrogate dai carabinieri sulla vicenda, ad aver procurato una falsa attestazione e aver organizzato addirittura degli stage nella struttura dove lavorava, per fare acquisire alcuni elementi di base agli aspiranti falsi infermieri. Ma nulla di più che misurare la pressione arteriosa o fare un’iniezione. Anzi, in alcuni casi gli infermieri non erano capaci nemmeno di fare questo e in un episodio addirittura una persona ha accusato un malore alla vista del sangue.

Ma all’interno dell’organizzazione, secondo quanto riferito in conferenza stampa, sono state rilevate anche condotte criminali poste in essere per “aiutare” alcuni studenti ad entrare nelle scuole di specializzazione dei corsi di laurea in medicina e scienze infermieristiche a Roma. Non solo soldi, infatti, ma anche prestazioni sessuali erano richieste dal funzionario della segreteria didattica dell’Università Cattolica di Roma per l’ammissione delle studentesse al corso di studi di medicina o scienze infermieristiche e dall’organizzatore della mega truffa ai danni dello stato.

I carabinieri del Nas che hanno eseguito l’operazione “Gutenberg” contro i falsi infermieri in Calabria hanno infatti scoperto un altro filone dell’inchiesta che riguarda la cessione “in anteprima” dei risultati dei test per l’ammissione alla facoltà. In un’occasione, secondo quanto riporta l’ordinanza di custodia cautelare, l’uomo “non ha esitato ad approfittare sessualmente della ragazza di appena vent’anni rappresentandole il suo interessamento come determinante per l’ingresso alla facoltà e prospettandole un esito negativo qualora si fosse sottratta alle sue richieste”. Il gip di Cosenza che ha firmato l’ordinanza definisce “particolarmente riprovevole” questa condotta.

Il funzionario della segreteria universitaria si è mostrato poi “sfrontato” nella gestione dell’illecito ricevendo gli studenti interessati a “comprare” i risultati dei test di ammissione alla facoltà di medicina nel suo studio insieme al “gancio”, l’infermiere cosentino che faceva da tramite. Quest’ultimo, che insieme al funzionario della Cattolica è destinatario di un ordine di custodia cautelare in carcere, contattava gli studenti interessati tramite conoscenze.

“La cosa più inquietante è che nessuno in tanti anni ha mai fatto una segnalazione, né un medico né altri colleghi” ha spiegato il tenente colonnello Ernesto Di Gregorio in conferenza stampa, annunciando che l’inchiesta è ancora aperta per verificare i casi sospetti di favoreggiamento. La denuncia partì nel 2007, quando un medico di una clinica privata di Torano Castello ha segnalato al presidente dell’Ipasvi, il collegio degli infermieri professionali, un’anomalia tra le competenze di tre infermieri che prestavano servizio in quella struttura. Da lì l’indagine che è sfociata negli arresti di stamattina.

(Apcom)