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Mobbing in banca: vessata dai capi perché aspetta un bimbo

MILANO – Umiliata dai capi e dai colleghi dopo l’an nunc io della gravidanza. Costretta a lasciare il proprio ufficio per trasferirsi in una stanzetta vuota, senza telefono e com­puter. Costretta a non lavora­re e a prendere ordini da un impiegato dell’ufficio Fun­zione Anagrafe, lei che fino a qualche mese prima era una delle dirigenti di punta dell’azienda. In una parola, mobbizzata. Ma dopo più di tre anni i tre dirigenti della banca d’affari Hsbc Bank ac­cusati di mobbing sono stati condannati a 4 mesi di reclu­sione (convertiti in una mul­ta da 4500 euro) e ad un risar­cimento di 50mila euro. «È il primo caso di mobbing, a Mi­lano, che si conclude a favore della vittima » ha spiegato l’avvocato Stefano Rubiu, che ha assistito la giovane dirigente durante il processo.

LICENZIATA
Il calvario della dipendente, una 42enne italiana, è comin­ciato nel febbraio del 2003, quando annunciò ai suoi capi di essere incinta. E la sua carriera, come responsabile del settore Equity Sales che si occupa di titoli del comparto asiatico, si arrestò brusca­mente. «Mentre era in mater­nità – ha raccontato Rubiu – ha ricevuto la telefonata del ca­po che le annunciava il licen­ziamento ». Poi attraverso un sito Internet la banca d’affari ha spiegato ai clienti della 42enne di rivolgersi ad altri referenti perché lei «aveva deciso di fare la madre a tem­po pieno». E quando la donna si è ripresentata al lavoro, con un provvedimento del Tribu­nale del Lavoro che obbliga­va l’azienda a reintegrarla, «sono cominciate le umilia­zioni » ha aggiunto Rubiu.

UMILIATA
Spostata dal suo ufficio e iso­lata. Costretta a rimanere sen­za computer, senza telefono e senza alcuna possibilità di svolgere la propria professio­ne. «Una tortura per lei – ha commentato l’avvocato – che del lavoro ha fatto una ragio­ne di vita». Una tortura che col tempo le ha provocato violenti incubi, improvvisi attacchi d’ansia e continue crisi di pianto, «tanto da pro­curarle un’invalidità di tipo psichico e da costringerla a seguire percorsi terapeutici» ha specificato il legale. Per quel licenziamento ingiusto «e per i danni lavorativi» la Hsbc Bank aveva già versato alla dirigente 260mila euro, «una sorta di buonuscita» ha spiegato Rubiu.

IL PROCESSO
Ma nel frattempo la Procura di Milano ha avviato un’in ­chiesta sui comportamenti tenuti dai dirigenti della ban­ca. «Senza che la mia assistita lo sapesse – ha sottolineato Rubiu – la denuncia infatti non è partita da lei, ma l’inda­gine è nata d’ufficio, su se­gnalazione degli istituti cli­nici di perfezionamento, do­ve la donna si era rivolta per curare i disagi psichici». E ieri, dopo sei mesi di proces­so, si è arrivati al patteggia­mento, con la condanna del direttore generale, il respon­sabile della sala operativa e la responsabile del personale della banca. La 42enne inve­ce si occupa ancora di inve­stimenti nell’area asiatica e ha di nuovo un ruolo da diri­gente. Ma in un’altra azien­da.

Scritto da: Federica Mantovani – federica.mantovani@cronacaqui.it