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Istat: 10 mln occupati avverte fattore rischio salute

Sono oltre 10 milioni gli occupati, pari al 44% del totale, che percepiscono nello svolgimento del proprio lavoro la presenza di almeno un fattore di rischio per la propria salute. Lo riferisce uno studio dell’Istat su salute e sicurezza sul lavoro relativo prendendo in considerazione il secondo trimestre del 2007. In particolare 8.706.000 lavoratori avvertono la presenza di fattori di rischio che possono compromettere la salute fisica, mentre 4.058.000 ritengono di essere esposti a rischi che potrebbero pregiudicare l’equilibrio psicologico.

In rapporto agli occupati, emerge in modo netto il differenziale di genere: avverte il rischio di compromettere la salute fisica il 44% degli uomini contro il 26,7% delle donne, mentre per quanto riguarda i fattori di natura psicologica entrambi i generi si attestano sui livelli del valore medio pari al 17,4%.

Per entrambe le tipologie la quota più alta risiede al Centro. Le classi di età più interessate dall’esposizione ai rischi risultano quelle centrali sia per i fattori di natura fisica (con il 39,4% della classe 35-44 e il 40,1% della classe 45-54 anni) sia per quelli di natura psicologica (per le due classi di età rispettivamente il 18,6% e il 20,9%). La componente straniera dell’occupazione avverte in misura maggiore rispetto a quella italiana l’esposizione ai fattori di rischio per la salute, in particolare per quelli di natura fisica (46,7% contro 36,7%) e in misura più lieve per quelli psicologici (19,1% contro 17,3%). Tra questi ultimi rientra il rischio derivante da carichi di lavoro eccessivi.

I fattori di rischio per la salute fisica vedono maggiormente esposti gli operai, oltre la metà, e i lavoratori in proprio (42,2%), che sono le categorie più coinvolte nei lavori di tipo manuale mentre sul fronte dei rischi che impattano sull’equilibrio psicologico sono i dirigenti quelli maggiormente esposti con il 26,4%. La maggiore concentrazione di persone esposte a rischi per la salute fisica si registra nei settori delle costruzioni (63,4%), agricoltura (54,3%), trasporti (48,3%), sanità (45,5%) e attività manifatturiere (44,7%).

Anche nel settore della pubblica amministrazione si registra una quota cospicua pari al 35,7%, che si riduce al 26,6% se si escludono da questa i dipendenti dei settori più esposti quali la sicurezza nazionale, ordine pubblico e difesa nazionale, vigili del fuoco e protezione civile. I comparti della sanità e alberghiero sono gli unici in cui questi fattori di rischio sono percepiti in misura maggiore dalle donne. I fattori di rischio di tipo psicologico sono percepiti maggiormente tra le persone che lavorano nella sanità (26%), trasporti (24,6%) e pubblica amministrazione (23%).

Il rischio di infortunio è quello maggiormente percepito: oltre un quinto degli occupati (4.915.000) ne avverte la presenza. Come avviene anche per gli altri fattori c’è una forte differenza a livello di genere (27,3% degli uomini contro 11,5% delle donne). La categoria professionale più esposta a questo fattore è quella degli operai dove quasi uno su tre percepisce questo tipo di rischio, mentre quello delle costruzioni è il settore a più elevata esposizione con il 45% degli occupati, seguito da trasporti (32,3%) e agricoltura (31,8%). Tra i fattori di natura psicologica quello prevalente risulta il carico di lavoro eccessivo, citato dal 14,5% degli occupati.

Le manifestazioni di prepotenza e discriminazione o di minacce o violenze fisiche sono avvertite da una quota più bassa di lavoratori (rispettivamente 4,6% e 1,6%). Se considerate in termini assoluti, riguardano nel caso di prepotenza e discriminazione oltre un milione di occupati, mentre nel caso di minacce o violenze fisiche 381mila. Le donne, con il 5,4%, mostrano una maggiore esposizione degli uomini (4,1%) a fenomeni di prepotenza e discriminazione mentre, per quanto riguarda le minacce e le violenze fisiche, entrambi i sessi si attestano intorno al valore medio. Nel secondo trimestre 2007 gli occupati e i non occupati che hanno svolto un lavoro nei precedenti dodici mesi sono risultati pari a 25.116.000: il 50,1% al Nord, il 20,6% al Centro e il 29,3% nel Mezzogiorno.

Il numero di eventi infortunistici, pari a 1.066.000 è in linea con i dati dell’Inail. Le persone che hanno dichiarato di aver subito un infortunio sul luogo di lavoro o durante il tragitto casa-lavoro nell’arco dell’ultimo anno sono 937.000 e costituiscono il 3,7% di coloro che svolgono o hanno svolto un’attività lavorativa negli ultimi dodici mesi. Il 72,4% degli infortunati è rappresentato da uomini, il 27,6% da donne. Le persone che hanno dichiarato di aver subito un infortunio sul luogo di lavoro sono 672.000, mentre il numero di coloro che hanno dichiarato di essere stati vittima di un infortunio nel tragitto tra casa e il luogo di lavoro è pari a 283.000.