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Dopo le elezioni. Anche la sanità nell’agenda delle riforme?

Sono passati quindici giorni dalle elezioni regionali di fine marzo e la sanità si conferma tra le grandi priorità in quasi tutte le Regioni.Non era difficile prevederlo, visto quanto pesa la partita salute in termini di risorse e di consensi. Ma ciò che più ha contato nella scelta di metterla al primo posto nell’agenda del fare del nuovi governatori è la consapevolezza che il federalismo sanitario sia ormai una realtà incontrovertibile. Nel bene e nel male.

Lo sanno infatti molto bene i presidenti di quelle regioni più in difficoltà dal punto di vista della gestione e dell’efficienza che, in alcuni casi, vedi la Polverini nel Lazio, hanno preso in mano direttamente la delega della sanità, trasformando quella competenza in una sorta di biglietto da visita ad adiuvandum del loro ruolo istituzionale.

Ma lo stesso vale per regioni con servizi sanitari avanzati, come la Lombardia e la Toscana (in quest’ultima il neo presidente Rossi viene da anni di governo regionale come assessore alla sanità) dove i rispettivi “modelli” di servizio sanitario vengono sempre più esternati come veri e propri fiori all’occhiello della politica regionale.

E infine, anche la Lega, che ha caratterizzato più di tutti il risultato elettorale con la grande affermazione nel nord e la vittoria in Veneto e Piemonte, ha scelto la sanità come primo banco di prova di un vero federalismo a tutto tondo, a partire dall’annuncio di voler subito sperimentare forme di federalismo fiscale legate proprio alla sanità.

Insomma la “piccola” legislatura triennale (senza elezioni di mezzo) che si è inaugurata il 1 aprile potrebbe vedere la sanità protagonista di alcune grandi riforme, forse meno appariscenti di quelle annunciate sul piano tributario, costituzionale e della giustizia, ma senz’altro importanti in termini di ricadute per i cittadini e per gli operatori del settore. Vedremo.