Federazione Sindacati Indipendenti

Non bastano le continue vessazioni: per far scattare il “mobbing” serve il danno alla salute

Chi chiede il risarcimento ex articolo 2087 Cc deve provare il nesso tra condotta persecutoria e lesione dell’integrità psico-fisica. E se il datore tollera gli atti ostili contro il dipendente non può invocare la copertura assicurativa sul risarcimento Mobbing, guida al risarcimento: è fondamentale provare il nesso tra condotta persecutoria del datore e danno alla salute del dipendente. E se il titolare tollera le vessazioni inflitte al lavoratore non può poi invocare la copertura assicurativa per la responsabilità civile. Lo precisa la sentenza 7382/10, emessa dalla sezione lavoro della Cassazione (e qui leggibile come documento correlato).

Elemento soggettivo. Discriminazione, persecuzione, mortificazione ed emarginazione del lavoratore: questi i comportamenti ostili che danno luogo al mobbing. Non basta, però, che la condotta del datore o del dirigente sia reiterata e durevole nel tempo: affinché risultino violate le disposizioni ex articolo 2087 Cc è necessario l’effetto lesivo sull’equilibrio psico-fisico del dipendente.

Che dunque deve riuscire a dimostrare l’intento persecutorio sotteso a una serie di vessazioni, poste in essere in modo sistematico e prolungato, e la relazione causale fra la condotta e il pregiudizio alla sua integrità (l’apprezzamento spetta alla fase di merito ed è incensurabile in sede di legittimità se ben motivato; Cassazione 22893/08 e 22858/08, arretrato 4 ottobre 2008).

Garanzia esclusa. Illegittimo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo inflitto all’operaio, in realtà “mobbizzato” dal capo. Inutile prendersela con la crisi dell’edilizia, ormai superata (29320/08, arretrato 23 dicembre 2008 il lavoratore può svolgere altre mansioni, il mancato repêchage basta a configurare l’illiceità del recesso (cfr. 22417/09).

E a pagare il risarcimento è il datore, non l’assicurazione: la manleva della compagnia è esclusa dal fatto doloso del titolare dell’azienda, consapevole eppure indifferente alle vessazioni del dirigente a carico del lavoratore; tollerando gli atti ostili, infatti, l’amministratore accetta il rischio che dai comportamenti illeciti possano scaturire danni nei confronti dei dipendenti (2352/10, 9477/09, 12735/08, 1971/08, 16148/07, arretrati 27 febbraio 2010, 25 aprile 2009, 19 giugno e 26 febbraio 2008, 24 luglio 2007).