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Professioni: decollano gli stati generali della sanità

Decollano gli “stati generali” delle professioni sanitarie: si è insediato ieri al ministero della Salute il tavolo ad hoc, analogo a quello avviato alla Giustizia dal ministro Alfano. Otto le categorie convocate da Ferruccio Fazio: gli Ordini dei medici, odontoiatri, veterinari, farmacisti e psicologi più i Collegi di infermieri, ostetriche e tecnici sanitari di radiologia medica. Un esercito di 925mila professionisti, che si aggiungono agli oltre 2 milioni vigilati da Alfano.
L’obiettivo è chiaro: mettere a punto un documento condiviso prima di confluire nel percorso generale di riforma delle professioni.

Per far emergere le specificità dell’area sanitaria su quattro temi: formazione e certificazione, tariffe, pubblicità e società professionali. «È stato un incontro positivo», commenta il presidente della Federazione degli Ordini dei medici e degli odontoiatri, Amedeo Bianco. «Condividiamo la necessità di Ordini più moderni, che sappiano promuovere la qualità e l’eticità delle prestazioni. Ma devono restare in piedi i cantieri già aperti».

L’allusione è al Ddl 1142, all’esame del Senato, che prevede la nascita di cinque nuovi Ordini (infermieri, ostetriche, tecnici di radiologia medica, operatori della riabilitazione, tecnici sanitari e della prevenzione). Un provvedimento in cui vogliono essere inclusi, per ammodernarsi, gli Ordini più antichi: medici, farmacisti, veterinari e odontoiatri. I dentisti, in particolare, reclamano autonomia dai medici. «Si concluderebbe così il percorso avviato con la legge 409/1985», spiega Giuseppe Renzo, presidente della commissione odontoiatri.

Ddl a parte, ciò che gli “stati generali” intendono ribadire è – afferma Annalisa Silvestro, presidente dei Collegi Ipasvi, 400mila infermieri iscritti – «la specificità dell’area sanitaria, che rende imprescindibile garantirle Ordini che vigilino su formazione e deontologia ». Esplicito Andrea Mandelli, a capo della Federazione degli Ordini dei farmacisti: «La nostra attività è distinta da quella d’impresa e non può rispondere alle sole logiche di mercato».

Vanno in questa direzione, secondo i professionisti, tariffe minime (meglio, per Bianco, chiamarle «costi delle prestazioni» per evidenziare che sotto quella soglia ne va della qualità del servizio), pubblicità regolamentata e formazione ancorata al fabbisogno. Un punto caro agli psicologi, in allarme pletora: il presidente dell’Ordine,Giuseppe Palma,unico presente sia al tavolo della Giustizia che a quello della Salute, invoca il numero programmato.

di Manuela Perrone (da Il Sole-24 Ore)