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Professioni sanitarie agli stati generali

Stati generali anche per le professioni sanitarie. Il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha convocato per mercoledì 21 aprile Ordini e Collegi delle professioni che fanno riferimento al suo dicastero e i liberi professionisti (sanitari) della Confprofessioni. Il programma è analogo a quello del ministero della Giustizia (tariffe, pubblicità, forme societarie) e il percorso di medici, veterinari, farmacisti, infermieri, tecnici di radiologia medica, ostetriche e assistenti sanitari partirà con la definizione delle loro esigenze per poi unirsi al percorso generale della riforma delle professioni.

Circa un milione di professionisti (di cui circa 700mila solo tra medici e infermieri) che si aggiungono agli oltre due milioni già convocati dal ministro della Giustizia.

«Ci sembra che la legislazione sulla riforma degli Ordini spiega Amedeo Bianco, presidente della Federazione dei medici – proceda in modo asimmetrico. La professione forense è già in pista con una proposta in Parlamento, noi stiamo lavorando alla riorganizzazione dei nostri Ordini: circa un milione di professionisti che segue percorsi diversi ». Per quanto riguarda le tariffe minime, Bianco invita alla prudenza: «La soluzione non è tornare indietro di vent’anni. La nostra proposta è non tanto fissare soglie minime, quanto informare i cittadini sui costi delle prestazioni, perché capiscano che al di sotto di certe cifre si va a incidere sulla qualità del servizio».

«Vogliamo partecipare al processo di riforma – spiega Andrea Mandelli, presidente dei farmacisti – perché si parla anche di quelle liberalizzazioni che a suo tempo ci hanno coinvolto in prima persona». Le richieste sono di regole più agili per le pratiche ordinistiche, dalle convocazioni alle votazioni, ispirate ancora a leggi degli anni ’40 e di sanzioni ordinistiche intermedie rispetto alle attuali che vanno dal nulla alla sospensione dell’attività per tre mesi anche per le minime questioni.

«Sulla legittimità del nostro coinvolgimento non c’è alcun dubbio», sottolinea Gaetano Penocchio, presidente dei veterinari: «Siamo al paradosso di dover specificare che, dovendo vaccinare gli animali, il nostro compenso non può essere inferiore al costo di un vaccino».

«Al primo posto per noi c’è il rispetto di quanto previsto dalla legge 43/2006 con la creazione degli Ordini. Anche per le altre 17 professioni sanitarie oggi ancora senza albo.Un’esigenza per affermare il ruolo delle professioni non solo nell’assistenza, ma anche nella gestione della salute», spiega Annalisa Silvestro, presidente dei Collegi degli infermieri.

«Sulla nostra peculiarità non si è mai riflettuto abbastanza in sede legislativa- aggiunge Carlo Scotti, coordinatore area Sanità e Salute di Confprofessioni- arrivando al paradosso di inquadrare le professioni sanitarie tra i prestatori di servizi commerciali, nonostante l’Unione europea le abbia escluse dalla direttiva servizi».

di Paolo Del Bufalo (da Il Sole-24 Ore)