Federazione Sindacati Indipendenti

DISOCCUPAZIONE: IN ITALIA RESTERA’ ALL’8,7% FINO ALLA FINE DEL 2011

La disoccupazione in Italia a maggio 2010 ha raggiunto l’8,7%, con un incremento di 2 punti percentuali dall’inizio della crisi (dicembre 2007), inferiore alla crescita media dei paesi Ocse sullo stesso periodo (2,8 punti percentuali).

E’ il dato contenuto nell’Employment Outlook dell’Ocse.

”Gran parte della crescita della disoccupazione e’ avvenuta in Italia nell’ultimo anno”, periodo in cui ”la disoccupazione e’ aumentata di 1,2 punti percentuali”. Per l’Ocse, inoltre, la ripresa dell’attivita’ economica ”non portera’ probabilmente a una creazione significativa di occupazione nel breve periodo”: infatti, le proiezioni suggeriscono ”che la disoccupazione rimarra’ pressoche’ costante sino alla fine del 2011”. Per l’Organismo internazione, dunque, ”l’impatto della crisi sul mercato del lavoro italiano e’ stato fino a oggi moderato rispetto a molti altri paesi” dell’Ocse. Tuttavia, il Rapporto sull’occupazione 2010 indica un peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro nell’ultimo anno in Italia.

Inoltre, la proporzione della popolazione in eta’ lavorativa occupata si e’ ridotta di 1,8 punti percentuali dall’ultimo trimestre del 2007 e si situa attualmente al 57,3%, la piu’ bassa dei paesi Ocse dopo Turchia, Ungheria e Messico. Il declino dell’occupazione e la crescita della disoccupazione, osserva pero’ l’Ocse, sarebbero stati molto peggiori se il numero di ore lavorate non fosse precipitato (-2,7%), due volte di piu’ della contrazione dell’area Ocse nel suo complesso. I posti di lavoro temporanei o con contratti atipici (inclusi i collaboratori coordinati e continuativi e occasionali) sono rimasti approssimativamente costanti dal marzo 2009. Tuttavia – si legge ancora sull’Outlook 2010 – questo risultato e’ dovuto alla soppressione di circa 70.000 posti a tempo pieno, controbilanciata da una creazione comparabile di posti a tempo parziale all’interno di questa categoria. Piu’ in generale, il lavoro a tempo parziale e’ cresciuto di circa il 10% nell’ultimo anno, in gran parte dovuto al fatto che molti lavoratori sono stati costretti ad accettare il part-time a causa della mancanza di offerte a tempo pieno. Questo aumento si viene ad aggiungere alla quota di lavoratori a tempo parziale involontari che, superiore al 4%, gia’ prima della crisi, era una delle piu’ grandi fra i paesi Ocse.

ITALIA TRA ULTIMI POSTI PER STIPENDI, MA AL TOP PER ORE LAVORATE.

L’Outlook 2010 sull’occupazione diffuso dall’Ocse pone gli stipendi italiani tra i piu’ bassi a parita’ di potere d’acquisto (purchasing power parity). I dati sugli stipendi si riferiscono al 2008. Ebbene, tra i 31 paesi aderenti all’area Ocse, gli stipendi medi annui in Italia raggiungono 30.794 dollari, stanno peggio solo Portogallo, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Slovacchia, quest’ultima in fondo alla classifica con salari annui pari a 16.021 dollari. Al top gli stipendi Usa pari a 50.888 dollari annui, poi Australia (45.464 dollari), Olanda (44.755 dollari), Irlanda (44.413 dollari). Gli stipendi italiani sono anche lontanissimi dalla media Ocse (41.435 dollari). L’aspetto paradossale del misero potere d’acquisto degli stipendi italiani rigurda le ore annue lavorate. Se in termini di stipendi l’Italia e’ al 26* posto su 31 paesi, la stessa cosa non si puo’ dire per le ore annue lavorate. I dati sulle ore lavorate si riferiscono al 2009. Nel Bel Paese la media annua per lavoratore e’ pari a 1.773 ore, nell’area Ocse si viaggia a 1.739 ore annue. Lavorano di piu’ solo in Grecia, Ungheria, Repubblica Ceca, Messico e Polonia. Le ore lavorate da un dipendente tricolore sono persino maggiori di quelle lavorate da un americano (1.768), giapponese (1.714), tedesco (1.390).

GURRIA: LAVORO SARA’ PRIORITA’ NEI PROSSIMI MESI.

”La creazione di nuovi posti di lavoro sara’ la priorita’ numero uno dei prossimi mesi”, con queste parole, Angel Gurria, segretario generale dell’Ocse, ha presentato l’Outlook 2010 sull’Occupazione. I numeri lasciano poco spazio all’ottimismo. Nei 31 paesi aderenti all’area Ocse, la disoccupazione nel mese di maggio 2010 ha raggiunto l’8,6%.

Dall’inizio della crisi (dicembre 2007) sono stati persi 17 milioni di posti di lavoro, la peggiore performance dal secondo dopoguerra. Tra i paesi piu’ colpiti gli Usa che hanno perso 10 milioni di posti di lavoro, la piccola Irlanda ben 318 mila posti di lavoro su circa 4,1 milioni di abitanti, infine la Spagna che ha preso 2,5 milioni di posti di lavoro. In totale, ”nell’area Ocse ci sono oggi 47 milioni di disoccupati” spiega il rapporto. Un quadro ancora piu’ preoccupante ”se consideriamo coloro che hanno smesso di cercare lavoro o che svolgono lavori part-time ma ne vorrebbero uno a tempo pieno. Allora il numero di disoccupati e sotto-occupati, potrebbe essere intorno a 80 milioni”. Il rapporto raccomanda di seguire politiche del mercato del lavoro adeguatamente ”finanziate” con un particolare focus verso ”quelle categorie di lavoratori piu’ svantaggiati che rischiano di perdere il contatto con il mercato del lavoro”.

Disco verde dunque agli incentivi all’occupazione, alle agevolazioni fiscali per le assunzioni e alla formazione ”che possono aiutare la creazione di posti di lavoro”.

”Ridurre allo stesso tempo disoccupazione e deficit pubblici e’ una sfida poco allettante ma va raccolta.

Nonostante segnali di ripresa in molti paesi, resta il rischio per milioni di persone di perdere contatto con il mercato del lavoro. Alti livelli di disoccupazione non possono essere accettati come la nuova normalita” ha sottolineato Gurria. Poi il capitolo delle economie emergenti, in alcuni paesi (Brasile e Messico) la crisi finanziaria puo’ rallentare il processo di uscita dalla poverta’ di molte persone e la perdita di posti di lavoro potrebbe essere peggiore che nelle precedenti crisi. Insomma, per il rapporto, le economia emergenti devono iniziare a pensare a ”una rete di protezione sociale”.