Federazione Sindacati Indipendenti

Mobbing, l’Ulss dovrà pagare 190 mila euro

Verona. Sanità veronese tra buchi in bilancio e comportamenti dirigenziali rigidi che si traducono in danni da pagare. E ai 250 milioni che non quadrano nei conti dell’azienda ospedaliera si aggiungono i denari che l’Ulss 22 dovrà versare a un medico per non aver impedito che all’interno dell’ospedale di Bussolengo venisse mobbizzato, svilito nella sua professionalità e pian piano emarginato dai colleghi nel corso degli anni al punto da arrivare a pesare 42 chili.

Un comportamento, quello adottato nei suoi confronti, che era stato segnalato al direttore generale ma che non aveva prodotto alcun risultato, nel senso che non c’erano stati interventi mirati a modificare i comportamenti mortificanti nei confronti del medico. E ora il giudice della sezione Lavoro del tribunale di Verona, Cristina Angeletti, accogliendo la doglianza del professionista, ha condannato l’Ulss 22 a versare 189mila euro a titolo di risarcimento per il danno biologico patito.

Un caso di mobbing verticale che inizia in occasione dell’accorpamento, all’interno dell’ospedale di Bussolengo, di due Unità di chirurgia: quella di Villafranca e quella, appunto, di Bussolengo. Un’unificazione avvenuta nel 2003, dopo che il 23 marzo un incendio compromise la funzionalità del Magalini. Il rogo partì dalla sala gessi, distrusse il pronto soccorso e compromise buona parte della struttura, l’ospedale venne evacuato e a tutt’oggi sono stati riaperti solo alcuni reparti, ultimo in ordine di tempo, quello di Medicina trasferito da Isola della Scala.

Tornando alla causa civile promossa dal medico veronese (tutelato dall’avvocato Fabrizio Scagliotti del foro di Padova) nel 2003 l’accorpamento della Chirurgia creò qualche scompenso. Comprensibile, all’inizio, che vi fossero problemi di organizzazione ma, come viene illustrato nell’atto di citazione che ha originato la causa, in poco tempo la situazione, lungi dal migliorare e normalizzarsi, si appensantì.

Il reparto rimase attivo (e lo è tutt’ora) a Isola della Scala, alcuni medici trasferiti a Bussolengo andarono in pensione, altri invece chiesero e ottennero il trasferimento mentre il professionista, che intendeva restare al suo posto, iniziò ad essere emarginato.
A causa di una malattia contratta in giovane età presenta a tutt’oggi alcune difficoltà che non gli hanno mai impedito, però, di esercitare la professione, sia in sala operatoria che in reparto.

Le sue condizioni personali però rendono difficoltosa una permanenza eccessiva in piedi così come non può svolgere il turno di notte: prescrizioni che non hanno mai limitato lo svolgimento dell’attività ma che divennero il motivo della sua lenta e inesorabile emarginazione. «Progressivamente è stato isolato, emarginato», spiega l’avvocato Scagliotti, «e ricordo che quando si rivolse al mio studio pesava 45 chili. Vennero inviate lettere all’amministrazione dell’Ulss 22 ma questo comportò un’ulteriore riduzione dell’operatività del mio assistito al quale venne inibita la sala operatoria o veniva incaricato di reggere la lampada». Mortificante.

Per questo nel 2006 intentò la causa civile (ma nonostante l’atteggiamento sia migliorato, negli anni immeditamente successivi si erano manifestate altre «incomprensioni») non prima però di aver tentato una mediazione: «Guardi, il medico chiedeva solo di poter lavorare come aveva sempre fatto, che la dirigenza mettesse fine a quell’atteggiamento presente in reparto, che intervenisse. L’istanza risarcitoria è stata fatta solo perchè l’Ulss non ha accettato quella che era la richiesta conciliativa». Il resto sono la consulenza di parte (che decretava un danno biologico permanente del 20%), quella disposta dal giudice Angeletti (e il perito ha stabilito che il danno fosse invece del 30%), le testimonianze raccolte che hanno fornito al magistrato un quadro sufficientemente esaustivo per decidere. E cioè che l’Ulss 22, non intervenendo per evitare che il medico fosse emarginato, dovrà ora risarcire.

Fabiana Marcolini