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Sanità, i verbali sugli appalti: “Vendola sapeva”

Roma – Supporto elettorale in cambio di appalti. Sia per trovare un posto nella lista del Pd al Senato alle politiche del 2008 all’allora assessore pugliese alla Sanità, Alberto Tedesco, sia per assicurargli un buon risultato elettorale. Arrivando a caldeggiare il suo nome con big del Pd come Anna Finocchiaro, Dario Franceschini e Massimo D’Alema.

Nell’ordinanza che sabato scorso ha spedito ai domiciliari cinque tra manager della sanità e imprenditori pugliesi, su richiesta del pm dell’antimafia di Bari Desirée Digeronimo, si raccontano le ingerenze dell’attuale senatore del Pd per «turbare» gare poi assegnate alle imprese a lui vicine, tra cui quelle della famiglia altamurana Columella, che ricambiava col sostegno «politico».

E saltano fuori nomi eccellenti. Oltre agli esponenti del Pd «compulsati» per favorire la candidatura di Tedesco, anche l’attuale governatore pugliese, Nichi Vendola. Tirato in ballo da Lea Cosentino, la «lady Asl» barese, che racconta ai magistrati di aver riferito al presidente della Regione «le pressioni esercitate a favore della famiglia Columella da parte di Tedesco (…) soprattutto sotto il profilo del condizionamento della commissione esaminatrice». Vendola, interrogato, confermò di aver parlato con Tedesco perché «preoccupato dalle voci». Ma l’assessore restò al suo posto, fino a quando si dimise perché indagato, e volò poco dopo in Senato a occupare lo scranno liberato da Paolo De Castro, eletto all’europarlamento.

A finire ai domiciliari sono stati Michele Columella e Francesco Petronella, legale rappresentante e titolare «occulto» della Vi.Ri, e tre dirigenti della Asl di Bari: Antonio Colella, Nicola Del Re e Filippo Tragni. Respinte dal gip le richieste di arresto per il segretario particolare di Tedesco, Mario Malcangi, e per il genero del politico, Elio Rubino.

Ma è proprio Tedesco, secondo il teorema dei pm, e stando a quanto riportato nell’ordinanza, al centro di questo «spaccato» che mostra «gravi condotte lesive degli interessi pubblici». Per il senatore del Pd, indagato per corruzione, turbativa d’asta e violazione del segreto d’ufficio, però, la procura barese non ha chiesto misure cautelari, «essendo al vaglio ulteriori episodi di indebite ingerenze nella gestione della cosa pubblica».
Il provvedimento del gip di Bari è incentrato su tre gare d’appalto, per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti speciali (valore 5 milioni di euro) e per le forniture del nuovo istituto oncologico di Bari (due gare per 4,6 milioni di euro).

Aste «turbate» per i pm grazie all’interessamento dell’attuale senatore. Che, in cambio degli appalti, avrebbe ottenuto i voti controllati dai Columella. Una convinzione degli inquirenti supportata da numerose intercettazioni. La prima è tra Petronella e Mariella, moglie di Tedesco. È il 22 febbraio del 2008, la signora è preoccupata che il marito non venga messo in lista. Petronella: «Stavo parlando con il senatore Piglionica, non so se tu lo conosci (…) dove lui ha fatto una serie di chiamate, non so a chi, non farmi dire chiacchiere, di cui una sicura alla Finocchiaro… al presidente… e mi ha detto che non è deciso niente anzi per loro sta dentro, per Donato Piglionica sta in lista».

Mariella: «Ma dove? A che punto? Se è vero, non è vero? Quelli lo fanno per tenerselo buono (…) tu gli hai detto a quelli che sono 50mila voti che volano?». P: «Io ho detto di più a Donato (…) e Donato ha detto “sentite che qua si perde un patrimonio”». (…)M: «Bisogna avere un contatto su Roma!». P: «Sì ma Donato ha parlato… Finocchiaro, Mariella. La Finocchiaro non è l’ultima arrivata». Stesso tema, stessi interlocutori l’8 marzo. La signora Tedesco spiega che il marito «si è visto con D’Alema», e riassume così quanto Baffino avrebbe detto: «Potevi andare a quel posto (in lista, ndr) perché chi ha detto che non esca, e comunque tu hai un paracadute (…) tu sei un leader indiscusso in Puglia, sei il migliore, sei il più bravo, meglio di te non c’è nessuno perciò la devi prendere in quel posto». L’ironia è dovuta dal collocamento non nei primissimi posti della lista. Petronella consola la signora, e parla di una «telefonata di Franceschini che disse “non ti preoccupare”», quanto basta per «stare relativamente tranquilli». Poi le dice di voler dire a D’Alema «non ti illudere che i voti ad Altamura se non te li do io non te li dà nessuno». Tedesco, alla fine, risulterà il primo dei non eletti.

E proprio questa posizione apparentemente scomoda finirà per essere il suo paracadute. Eleggendo De Castro alle Europee, il Pd libererà il suo seggio. E così Tedesco, già colpito dalle indagini pugliesi sulla malasanità, sbarcherà in Senato.