Federazione Sindacati Indipendenti

Mucca pazza, nessun rischio di contagio

E’ IN CONDIZIONI stabili la donna livornese di 44 anni che da una settimana è ricoverata nel reparto di Cure Palliative livornese perché colpita dalla malattia di Creutzfeldt—Jacob, il cosiddetto morbo della mucca pazza. Una malattia rara per la quale non esistono cure e che purtroppo non lascia scampo ai pazienti.

I primi sintomi della patologia, hanno spiegato i vertici della Asl 6, il direttore generale Monica Calamai (nella foto) ed il direttore sanitario Rosa La Mantia, sono comparsi nel settembre del 2008, ma la diagnosi, senza speranza, è stata fatta nell’autunno del 2009 dall’Istituto Besta di Milano e il 23 ottobre il caso è stato catalogato nel registro dell’Istituto superiore della sanità.

Il secondo in Italia, dopo quello della donna siciliana di 47 anni che risale al 2003. Il quadro clinico della donna, moglie di un vigile del fuoco e madre di una bambina di 4 anni, da allora è stato seguito dalla Asl livornese con la supervisione dell’Istituto superiore di Sanità. «Questo è un caso gestito da tempo dall’Istituto superiore di sanità e non esiste pericolo di contrarre la malattia per il personale sanitario nè per gli altri degenti dell’hospice nè per i loro familiari», ha spiegato Monica Calamai, e ha aggiunto «Quello che preme alla struttura sanitaria livornese è rassicurare la popolazione con un messaggio di serenità e tranquillità rivolto non solo ai livornesi, ma a tutta l’Italia. Non esiste alcun pericolo di contagio.

Ma mi preme anche sottolineare l’esigenza di tutelare la paziente ed i suoi familiari garentendo il diritto alla riservatezza in un momento così difficile e delicato». «E’stato l’Istituto superiore di sanità – ha aggiunto il direttore sanitario Rosa La Mantia – a chiederci il ricovero in reparto della paziente poiché non era più possibile garantire un’adeguata assistenza domiciliare. Non esiste tuttavia alcun problema per quanto riguarda il contagio. Sono gli stessi protocolli dell’Istituto superiore di sanità a prevedere che questi pazienti possano essere assistiti nella normale degenza. I protocolli non prevedono l’isolamento». Dai vertici della sanità livornese è stato divulgato un messaggio chiaro: nessun allarmismo. Solo comprensione per il dolore dei familiari.