Federazione Sindacati Indipendenti

Sanità, Chiodi presenta il suo piano operativo 2010

ABRUZZO. Nicoletta Verì (Pdl), presidente della Quinta Commissione Salute e Affari Sociali, interviene in merito alla seduta straordinaria del Consiglio Regionale per il nuovo Piano di riordino ospedaliero. Interviene sulla dibattuta questione della necessità del riordino della rete ospedaliera Nicoletta Verì, presidente della Quinta Commissione Salute e Affari Sociali.

Nella sua relazione specifica: «sostengo pienamente il programma operativo 2010, progetto di riconversione che porta per la prima volta la sanità abruzzese, verso un’Azienda territoriale Integrata, che si traduce nella vera presa in carico del paziente anche in materia di prevenzione. Il tema, quindi, non è spendere meno, il tema è consumare correttamente le risorse sulla base dell’appropriatezza. Certo è che, al di là di ogni possibile polemica politica, la dispendiosa gestione della sanità realizzata fin ora non può certo proseguire. Il Sistema Sanitario della nostra Regione presenta delle criticità e delle inefficienze che le Istituzioni nazionali, Ministero e Conferenza Stato Regioni, segnalano da molto tempo».

Altro punto chiave sottolineato nella relazione per l’audizione straordinaria in Consiglio regionale di Nicoletta Verì, è l’assenza di un sistema di programmazione e controllo efficace che ha portato ad una perdita economica e finanziaria con un sistema aziendale che ha funzionato a compartimenti stagni non coordinati tra loro.

«A lungo è stato trascurato il territorio – prosegue il Presidente della Commissione – e soprattutto l’assistenza alternativa alla degenza ospedaliera: è proprio il territorio che necessita di un trasferimento di risorse come previsto dai Piani Sanitari nazionali. Devo sottolineare che l’Ufficio Commissariale e la Regione hanno proceduto al riordino ospedaliero attraverso studi e approfondimenti senza trascurare le garanzie dei Livelli Essenziali di Assistenza».

Secondo Verì si tratta di una scelta non più rinviabile ed aggiunge:«un atto sanitario, per garantire un risultato di salute, deve essere prima di tutto organizzato in modo appropriato consentendo in questo contesto a medici e infermieri di esercitare la propria professione in maggiore sicurezza e quindi qualità, per il bene di tutti».

Queste considerazioni sono relative al Programma Operativo 2010, ovvero tutte le azioni che la Regione deve fare in questi mesi per raggiungere il pareggio di bilancio (il Piano Operativo che è un programma semestrale e non un Piano Sanitario triennale). Tra di esse una parte significativa è la riduzione di una spesa farmaceutica convenzionata e ospedaliera inaccettabile perché oltre gli standard previsti dal Patto della Salute.

Prosegue Verì:«Entro il 31 settembre la Regione presenta il Piano della Rete dell’Emergenza Urgenza, di cui peraltro vi sono già alcune linee precise e chiare in campo cardiologico, neurologico e traumatologico, che sono proprio state evidenziate in anticipo affinché la Rete Ospedaliera potesse essere definita e delineata con puntualità e sicurezza. Di questa Rete voglio ricordare, in particolare, l’analisi dei tempi di percorrenza di ogni cittadino di ogni comune abruzzese che dimostra come il 99% dei cittadini entro 50 minuti trovi una risposta all’emergenza in un luogo idoneo e appropriato e come i parametri di sicurezza parlino di rischio oltre i 90 minuti».

Ed ecco un altro punto chiave del riordino in materia sanitaria:«Il Programma Operativo prevede anche la definizione della Rete dei Laboratori e Centri Trasfusionali. Anch’essi, sia dal punto di vista pubblico che privato, richiedono con urgenza una razionalizzazione in pochi punti di grande qualità. Infine il Programma Operativo, entro pochi mesi, deve occuparsi dell’altra rete che per complessità e criticità, rappresenta un’altra situazione estremamente delicata, e cioè la residenzialità e la riabilitazione (ex articolo 26).

Che sia ben chiaro che i pazienti che sono impropriamente ricoverati nei piccoli ospedali devono trovare risposte corrette e tempestive nella medicina di famiglia, nel distretto, nell’assistenza domiciliare e, inoltre, nelle residenze sanitarie assistenziali e nelle residenze protette. Noi vogliamo tavoli tecnici, ma devono essere locali i cambiamenti devono avvenire sul campo, devono essere autonomi per prendere decisioni oggettive. Ben venga il confronto costruttivo con tutte le forze locali. Ma gli obiettivi finali sono sempre la qualità del servizio sanitario e soprattutto la garanzia di posti di lavoro in luoghi più sicuri ed efficienti».