Federazione Sindacati Indipendenti

Stretta su permessi e part time nel Pubblico impiego, tutte le novità in arrivo

Il «collegato lavoro» rilancia la riforma del pubblico impiego. Stretta ai permessi per assistere i familiari disabili, riordino per legge delega di tutte le tipologie di congedi, part-time più difficile, meno ostacoli ai percorsi di mobilità, aspettative non retribuite senza vincoli. Sono queste le misure in arrivo e che andranno a integrare e a completare il riordino avviato lo scorso anno dal ministro Renato Brunetta per modernizzare la Pa, riscrivere le regole sulla contrattazione e migliorare i servizi offerti ai cittadini.

Dopo oltre due anni di navigazione parlamentare, il collegato lavoro – che ha ottenuto la scorsa settimana il via libera al Senato – approderà in aula a Montecitorio lunedì prossimo per l’approvazione definitiva. Insomma, pare proprio essere arrivato il momento per dare efficacia alle novità – pronte da mesi – rivolte agli oltre 3,5 milioni di addetti del pubblico impiego. Si comincia dal part-time. In particolare, arriva al traguardo la riforma avviata nel 2008, con il decreto legge 112, che ha ristretto la possibilità di chiedere l’orario ridotto nel pubblico impiego.

Se in passato il part-time era stato un diritto del dipendente – che poteva essere al massimo posticipato per sei mesi in caso di ripercussioni negative gravi sull’organizzazione degli uffici – da due anni a questa parte le regole sono diverse e il pubblico è più vicino al settore privato: l’amministrazione può respingere la richiesta se la riduzione d’orario complica l’organizzazione del lavoro, senza dover dimostrare il grave pregiudizio.

E con l’entrata in vigore del collegato viene fatto un passo in più: sotto la lente della Pa finiranno 170mila dipendenti pubblici, che hanno ottenuto la trasformazione del proprio contratto da tempo pieno a part-time secondo le vecchie regole.

Dalle statistiche del conto annuale della Ragioneria dello Stato emerge che il 5% del totale degli assunti a tempo indeterminato è part-time, quota che arriva al 5,8% escludendo i comparti dove non esiste il tempo parziale (come polizia e forze armate). Una fetta nel complesso ancora piccola, che incide di più nel servizio sanitario nazionale (quasi 60mila part-time, il 9% del totale) e nelle regioni a statuto speciale (19 per cento). E che comunque è cresciuta nel tempo, passando dai circa 110mila dipendenti del 2001 ai 170mila del 2008, l’85% dei quali è rappresentato da donne.