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La Città della salute: reparti addio, è la sanità del futuro

Milano – La città della salute spunterà entro cinque anni su un campo di terra ben arata che costeggia l’autostrada per Bergamo a nordest dell’ospedale Sacco. La Regione, che un anno fa ha costituito il consorzio destinato a gestire matrimonio e convivenza tra l’azienda ospedaliera, l’Istituto nazionale dei tumori e l’Istituto Besta, spinge l’acceleratore: poco più di un anno per trovare il finanziatore privato e assegnare l’incarico, via ai lavori nel 2012, trasloco prima della fine dell’Expo.

Il «campus», spiega l’ingegner Maurizio Alessandro, direttore generale della Città della salute, raddoppierà i 230 mila metri quadrati già occupati dal Sacco su un’area adiacente di 250 mila, oggi a destinazione agricola, dove si trasferiranno Irccs e Besta. Sono i campi dell’ospedale, quelli che negli anni ’30 fornivano cibo ai malati del sanatorio, e che vengono ancora coltivati per evitare che si trasformino in discariche o accampamenti abusivi, più altri terreni di proprietà dell’Inps, fino al confine con Novate milanese. Alla fine, la Città occuperà quasi mezzo milione di metri quadrati, poco meno di metà dell’area Expo.

Posti letto previsti 1.405, un centinaio più della somma delle degenze nelle tre strutture. Ma il progetto che mette insieme tre punte di diamante della sanità lombarda – due istituti di ricerca, il Besta specializzato in neuroscienze e l’Istituto dei tumori, e un’azienda ospedaliera all’avanguardia nel campo dell’infettivologia – mira a ottenere «più della somma dei suoi addendi», chiarisce Alessandro: «Un sistema che fonda tre eccellenze nella ricerca e nella cura, sfruttando le sinergie», e a far da cerniera tra la “vecchia” area Sacco e quella nuova saranno gli edifici del polo universitario della facoltà di Medicina della Statale.

Ma anche una rivoluzione nell’approccio al paziente, che pensiona il concetto di reparto e lancia quello di «vicinanza»: nelle strutture perimetrali ci saranno alloggi per i parenti dei malati (quelli del Besta e dell’Istituto tumori vengono per il 30% da fuori regione), oltre a residenze per studenti, infermieri e ricercatori e servizi che occuperanno 40 mila metri quadrati su 220 mila di superficie costruita. Altri 180 mila saranno destinati alle funzioni di ricerca e cura, 70 mila a «funzioni accessorie», come i parcheggi.

Anche il Sacco si trasformerà per integrarsi. Tre padiglioni – numero tre, due e 53 – saranno destinati a strutture ricettive. Intanto un anticipo di cantiere è partito: è in costruzione, accanto al padiglione infettivi che ospita i malati ad alto isolamento, l’edificio dove saranno centralizzati i laboratori di Sacco, Besta e Tumori. Quattro piani, 7 mila metri quadrati di superficie, pronto il prossimo aprile.

E intanto si lavora per sciogliere il nodo dei trasporti pubblici verso la futura Città della salute, oggi assai malservita. Il dg insiste sulla nuova centralità del «quadrante nord-ovest»: «Abbiamo chiesto a Comune e Regione il metrò leggero che colleghi la linea 1 della metropolitana a Molino Dorino col prolungamento della 3 ad Affori». È la «Circle line» prevista nel Pgt, che dovrebbe passare anche dal villaggio Expo.

di Giulia Bonezzi